Processo “Portosalvo”, il giudice: “Salvatore Tripodi a capo del clan”
- Postato il 23 febbraio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Processo “Portosalvo”, il giudice: “Salvatore Tripodi a capo del clan”

Depositate le motivazioni della sentenza del processo “Portosalvo”, contro i clan di Vibo; Salvatore Tripodi condannato a 12 anni per associazione mafiosa ma assolto per gli omicidi
VIBO VALENTIA – Sono poco più di 300 le pagine delle motivazioni della sentenza del processo “Portosalvo” contro i clan di Vibo, pronunciata il 21 novembre dello scorso anno da gup di Catanzaro nel filone abbreviato che contestava omicidi – molti dei quali non avevano retto al vaglio del giudice – e associazione mafiosa; e di quest’ultima contestazione doveva rispondere Salvatore Tripodi, ritenuto a capo dell’omonimo clan di Portosalvo. Contestazioni che hanno trovato riscontro al termine del dibattimento che lo ha visto essere condannato a 12 anni di reclusione ma venire assolto per l’omicidio in concorso con altri di Michele Palumbo.
SALVATORE TRIPODI A CAPO DEL CLAN DI PORTOSALVO
Su di lui hanno pesato le dichiarazioni intrecciate dei vari collaboratori di giustizia (Andrea Mantella e Raffaele Moscato in primis) che hanno delineato come l’imputato fosse appunto al vertice della consorteria criminale. E infatti il gup Gilda Romano scrive che nel complessivo dichiarato di tutti i collaboratori trova reciproco riscontro in maniera del tutto autonomo e scevro da condizionamenti e circolarità sulla descrizione e la profilazione della persona/personalità criminale di Salvatore Tripodi. Le determinazioni assunte in riferimento alle specifiche varie vicende estorsive a lui imputate “non inficia invero quello che a ben vedere è oggettiva e in maniera individualizzante emerso su tale figura”.
I PENTITI SULLA FIGURA DI SALVATORE TRIPODI
In particolare, il pentito Mantella ha riferito di una sua diretta conoscenza, di momenti di incontro e accordo con Tripodi, e sebbene “abbia colorito il suo racconto sulla figura quasi all’avanguardia dello storico capo della famiglia Tripodi, ovvero Nicola Tripodi fratello dell’imputato, non v’è dubbio che nelle narrazione relative alla sua interlocuzione ed al suo rapportarsi con la ndrina lo stesso collaboratore ponga Salvatore come colui che, proprio dopo la partenza dello storico boss Nicola, ha di fatto assunto il ruolo egemone sia nella famiglia che nella cosca”.
Ancora Mantella, in maniera “chiara ed univoca”, pone Salvatore Tripodi come colui che “ha avviato, in accordo con i Piscopisani, e avvalendosi anche dello stesso gruppo di Mantella, la sua lotta alla storica cosca del Mancuso, per assicurarsi il controllo sulla zona “delle marinate”, ovvero sulla area costiera della città di Vibo Valentia”. Tripodi che per il collaboratore Mantella, fortemente legato al gruppo dei Piscopisani e alle figure di Rosario Battaglia e di Rosario Fiorillo, condivideva l’idea di scontro con i Mancuso voluta da questi ultimi. Il gup evidenzia inoltre che la figura di Salvatore Tripodi era individuata come quella attorno alla quale l’intera azione criminale spiegata su quelle zone era in qualche modo riconoscibile”.
Mantella e Moscato, in primis, avevano posizioni privilegiate in quanto il primo era uno dei soggetti protagonisti della realtà criminale di quel periodo che quindi si rapportava con i vari maggiorenti che a volte, per azioni specifiche che riguardavano poi la città di Vibo Valentia proprio lui si rivolgevano, oltre che per la sua pari sconfessione dello storico potere dei Mancuso, e il secondo era addentrato nel gruppo dei Piscopisani, alleato, in alterne vicende, con i Tripodi, anche in relazione alle vicende omicidiarie.
ASSOLTO PER L’OMICIDIO PALUMBO
Pur non addivenendo al riscontro individualizzante sul concreto apporto dato da Tripodi negli omicidi di Michele Palumbo e di Mario Longo, il giudice spiega che tuttavia, “si ha sempre la presenza nelle varie occasioni o comunque il riferimento a Tripodi per essere legatissimo a Battaglia Rosario e a Fiorillo Rosario, nonostante poi questi abbia deciso di reagire allo “sgarro” dei Tripodi che avevano partecipato al matrimonio di uno dei Mancuso, così venendo meno a quella alleanza contro la cosca di Limbadi aveva fatto vivere moneto di raffreddamento in questo legame”.
“PUNTO DI RIFERIMENTO PER FAMILIARI E SODALI”
Pertanto, andando alle conclusioni, a parere del magistrato, la valutazione unitaria ed onnicomprensiva e non parcellizzata sulla persona di Salvatore Tripodi, per come emerso nel processo, “porta a ritenere comprovata l’accusa formulata dei suoi confronti di essere un soggetto a capo della famiglia e della ‘ndrina, colui che era appunto di riferimento dei familiari e dei sodali nell’azione criminale – compendiata da estorsioni ed usura sugli imprenditori della zona in particolare – perpetrata sulla zona di Portosalvo, sulle coste vibonesi. Una posizione di egemonia e di vertice che troverà poi debita considerazione nella sua gravità nella individuazione della pena da applicare”.
Il Quotidiano del Sud.
Processo “Portosalvo”, il giudice: “Salvatore Tripodi a capo del clan”