Processo Maestrale: iniziata la requisitoria della Dda con 40 anni di ‘ndrangheta a Mileto

  • Postato il 4 marzo 2026
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Processo Maestrale: iniziata la requisitoria della Dda con 40 anni di ‘ndrangheta a Mileto

Tribunale Nuovo di Vibo Valentia

Alle fasi conclusive il processo “Maestrale” con l’inizio, ieri, della requisitoria del pm della Dda di Catanzaro, Andrea Buzzelli, che ha ripercorso, seppur al momento in modo non approfondito, 40 anni di ‘ndrangheta a Mileto. Oggi si replica con l’intervento del pm Frustaci.


VIBO VALENTIA – Dopo svariate decine di udienze dibattimentali, ecco che il processo “Maestrale-Olimpo-Imperium”, contro i clan del Vibonese, entra nella sua fase conclusiva. Ieri pomeriggio è infatti iniziata la requisitoria del pm della Dda, Andrea Buzzelli che si alternerà con i colleghi nelle prossime udienze. La prima delle quali già oggi.

LA CITAZIONE DELLE PAROLE DI GIOVANNI FALCONE

Rivolgendosi al presidente del Collegio, Rossella Maiorana e ai difensori, il rappresentate dell’accusa si è focalizzato – seppur in modo non approfondito, in quanto lo farà nei giorni a venire – in particolare sulla locale di ’ndrangheta di Mileto. Ha iniziato però con un “dèjà-vu”, citando la frase del giudice Giovanni Falcone già utilizzata dal collega De Bernardo alla requisitoria di “Rinascita-Scott”: «Non si può parlare di mafia delle estorsioni come non si può parlare di mafia dei triplici appalti, della droga, degli omicidi e così via. Il fenomeno mafioso è lungo e unitario e solo in una visione complessiva, globale, unitaria si possono poi studiare e approfondire adeguatamente le singole strategie e le varie sfaccettature del fenomeno mafioso stesso».

“MAESTRALE” E L’UNITARIETà DELLA ‘NDRANGHETA VIBONESE

Una decisione, questa di riprendere le parole del magistrato ucciso nel 1992 dalla mafia, dettata da una necessità: come in Rinascita-Scott e in altri processi, con “Maestrale” si è fotografato lo stesso fenomeno mafioso che si mostra nella sua “natura unitaria, che si basa su una piattaforma condivisa di regole a cui si sceglie di aderire in cambio di una proiezione e credibilità criminale, in cu ci si mette al servizio di un sistema per assicurare ad esso una serie di utilità”.

E chiedendo al Collegio giudicante di “soppesare ogni singola condotta”, Buzzelli si è soffermato proprio sull’unitarietà della ’ndrangheta vibonese affermando che questo “è un fatto notorio, confermato in sentenze pregresse, prima tra tutti quella del processo “Il Crimine” che ha portato all’esistenza di una comune condivisione di regole tra locali di ’ndrangheta. Un fenomeno che per poter funzionare ha bisogno di esclusività: uno solo deve comandare in un determinato territorio e deve essere riconosciuto e riconoscibile dagli vertici di altri clan”.

CON “MAESTRALE” RIPERCORSI 40 ANNI DI ‘NDRANGHETA A MILETO

L’intervento ha poi virato sulla locale di ‘ndrangheta di Mileto con le sue 4 entità, tra centro città e frazioni evidenziando come l’indagine “Maestrale” sia partita dall’omicidio di Giuseppe Mesiano (luglio 2013) cui fece seguito la risposta dei rivali con il delitto di Angelo Corigliano (agosto 2013): “Questa indagine, confluita poi in Maestrale – ha affermato il pm -, ci ha consentito di ripercorrere gli ultimi 40 anni della Locale di Mileto sotto l’attenta regia dei Mancuso”.

Focus quindi sulle dinamiche criminali nel territorio della città normanna, a partire dagli anni ’80 con la guerra tra i Galati, guidati da Salvatore e appoggiati dai Piromalli Molè di Gioia Tauro da un lato, e i Pititto-Prostamo-Iannello sostenuti dai Mancuso, in particolare l’ala facente capo a Peppe ’Mbrogghjia (che per più volte ha cercato, senza riuscirvi, di uccidere Salvatore), con una lunga scia di sangue (tra le vittime Domenico Galati, Giuseppe Prostamo, Giuseppe Iannello, fino a Mesiano e Corigliano) che ha di fatto sterminato la famiglia Evolo, alleata dei Galati, fino all’ascesa di Michele Galati, figlio di Salvatore.

LE DICHIARAZIONI SPONTANEE DI STILLITANI

In precedenza c’erano state le dichiarazioni spontanee dell’imprenditore Franco Stillitani. Oltre 30 minuti di intervento per chiarire le circostanze di alcuni dialoghi contenuti nelle intercettazioni che lo chiamano in causa, specialmente quella del 25 settembre del 2018 avente ad oggetto l’avviamento del bilancio della struttura ricettiva, sita in località Colamaio, a Pizzo, gestita dall’imprenditore insieme al fratello Emanuele (entrambi imputati al processo Maestrale). Un intervento abbastanza articolato e lungo – tanto che anche la presidente del Collegio ha evidenziato la propria contrarietà – nel quale Stillitani si è soffermato sul rapporto con il direttore della società che avrebbe poi acquisito il complesso turistico, Manzoni, vittima di una presunta estorsione da parte del primo.

Per la prima volta l’imputato napitino interviene nel corso del dibattimento per specificare al Tribunale la sua posizione e per ricordare quella che è la sua storia imprenditoriale (“Sono 25 anni che lavoriamo e non abbiamo mai avuto alcun problema, alcun intervento nei villaggi che abbiamo gestito”) e le conseguenze fisiche sorte dal momento dell’arresto in poi: “È la prima volta che parlo e non ho fatto fino ad oggi alcuna dichiarazione spontanea perché la sera in cui sono andato in carcere, ho avuto un infarto, sono stato ricoverato prima a Vibo e poi a Catanzaro. Ho avuto un’operazione a cuore aperto della quale ancora oggi subisco le conseguenze. Quindi, le chiedo scusa se ho esagerato nei tempi, ma la prego di capire che dopo tutto il calvario che sto subendo per delle cose che ritengo veramente assurde, non potevo non intervenire”.

La requisitoria riprenderà nella giornata odierna col pm Anna Maria Frustaci.

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