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Primavera di Bellezza a Torino, al Comala il festival che tiene viva la Resistenza

  • Postato il 16 aprile 2026
  • Cittadini
  • Di Quotidiano Piemontese
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Primavera di Bellezza a Torino, al Comala il festival che tiene viva la Resistenza

TORINO – Dal 9 aprile al 9 maggio 2026, negli spazi di Comala, torna Primavera di Bellezza – Piccolo Festival Resistente, una rassegna che negli anni si è trasformata in uno degli appuntamenti più significativi della primavera culturale torinese. Non un semplice festival, ma un laboratorio civico diffuso, dove memoria storica e attualità si intrecciano attraverso linguaggi diversi: cinema, musica, incontri, arte e partecipazione.

Giunto alla sua quinta edizione, il festival si svolge nell’ex Caserma La Marmora, nel cuore della Circoscrizione 3: un luogo non casuale, ma profondamente legato alla storia della Resistenza torinese, dove operavano alcune delle basi più attive dei GAP. È proprio da qui che prende forma un progetto culturale che guarda al passato senza nostalgia, ma come strumento per leggere il presente.

Un festival di comunità

Organizzato da Comala insieme a una rete di realtà territoriali, Primavera di Bellezza si distingue per la sua natura inclusiva e partecipativa. Tutti gli eventi sono gratuiti e aperti alla cittadinanza, a sottolineare una vocazione chiara: rendere la cultura accessibile e condivisa.

Nel corso delle edizioni precedenti, il festival ha ospitato alcune tra le voci più autorevoli del panorama culturale italiano — storici, giornalisti, attivisti e artisti — costruendo un dialogo continuo tra generazioni e linguaggi. Anche nel 2026 la proposta si conferma ampia e trasversale.

Donne, Costituzione e nuove Resistenze

Il filo rosso di questa edizione è rappresentato da tre grandi temi: Resistenza, antifascismo e partecipazione democratica, con un’attenzione particolare al ruolo delle donne e alla Costituzione.

Non è un caso che la chiusura, il 9 maggio, sia affidata a Cathy La Torre con un intervento dedicato alle donne della Resistenza e alle madri costituenti. Un momento simbolico che celebra anche l’80° anniversario del voto alle donne e dell’ingresso delle prime 21 deputate nella storia italiana.

All’interno del programma trovano spazio incontri come quello con il divulgatore Matteo Saudino, che riflette sull’attualità della Costituzione, e la presentazione del libro Non per bellezza di Margherita Becchetti, dedicato alla partecipazione femminile nella lotta partigiana.

Accanto alla memoria storica, il festival apre lo sguardo sulle resistenze contemporanee: dalla questione palestinese alle politiche securitarie, fino alle lotte ambientali e sociali raccontate nel documentario The cost of Growth.

Cinema, musica e partecipazione

Il programma è ricco e articolato. Si parte con l’anteprima del 9 aprile, con la proiezione del documentario Dove bisogna stare alla presenza del regista Daniele Gaglianone, e si prosegue per un mese con proiezioni, talk e laboratori.

Tra gli appuntamenti più significativi:

  • i laboratori partecipativi, come il coro sociale e il workshop di collage dedicato alla Resistenza;
  • le proiezioni cinematografiche, tra cui Tina – Una vita ribelle e La Liberazione, un film di famiglia;
  • gli incontri con testimoni e studiosi, come Adelmo Cervi, che porterà la memoria della sua famiglia simbolo dell’antifascismo italiano; o la Performance artistica letteraria di teatro partecipato a partire dal libro Liberi e ribelli di Antonella Tarpino con Compagnia Fugò a cura di Compagne di banco e Libreria Gulliver.

Ampio spazio anche alla musica, con concerti che attraversano generi e sensibilità diverse: dalle sonorità dell’Arab’n’B di TÄRA al cantautorato di Giorgieness, fino al grande evento del 25 aprile con i Modena City Ramblers.

Il 25 aprile come cuore del festival

Il momento centrale resta la Festa della Liberazione, celebrata con una giornata densa di eventi: dal torneo dedicato alla memoria di Luciano Domenico alla posa di targhe commemorative, fino alla tradizionale pastasciutta antifascista, offerta gratuitamente al quartiere, in continuità con l’esperienza della famiglia Cervi.

Una giornata che unisce memoria, socialità e festa, culminando nel concerto serale e in una partecipazione collettiva che è il vero cuore del festival.

Memoria viva, sguardo al futuro

Primavera di Bellezza si conferma così un’esperienza culturale capace di andare oltre la commemorazione. Non solo ricordo, ma pratica quotidiana di cittadinanza attiva.

In un tempo in cui i valori democratici vengono messi alla prova, il festival torinese rilancia una domanda semplice e urgente: cosa significa oggi resistere?

La risposta, forse, sta proprio nella sua formula: creare comunità, generare confronto, tenere viva la memoria e trasformarla in azione condivisa.

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Autore
Quotidiano Piemontese

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