Prezzi benzina e diesel in aumento: cosa sono le accise mobili e come il governo può usarle per frenare il rincaro

  • Postato il 9 marzo 2026
  • Economia
  • Di Blitz
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Il conflitto internazionale continua a pesare sull’economia globale e tra gli effetti più immediati c’è l’aumento dei prezzi del carburante. Quando le tensioni geopolitiche colpiscono i mercati energetici, la conseguenza più evidente per cittadini e imprese è il rincaro di benzina e gasolio.

Molti temono che dietro ai nuovi aumenti possano esserci anche fenomeni di speculazione, ma prima ancora che la guerra si concluda è realistico aspettarsi prezzi più alti soprattutto a causa dei problemi di esportazione del petrolio.

Il governo italiano sta seguendo con attenzione la situazione. In un videomessaggio pubblicato sui social, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spiegato che l’esecutivo ha attivato diverse task force per monitorare l’andamento dei prezzi dell’energia, dei carburanti e dei generi alimentari.

L’obiettivo è duplice:

  • controllare eventuali speculazioni;
  • ridurre l’impatto economico sui cittadini.

Tra le misure allo studio c’è anche il possibile utilizzo delle cosiddette accise mobili, uno strumento fiscale pensato proprio per limitare gli aumenti improvvisi del prezzo dei carburanti.

Cosa sono le accise mobili e perché esistono

Le accise mobili, chiamate tecnicamente “clausola di sterilizzazione dell’incremento del valore dell’IVA”, sono un meccanismo fiscale creato per evitare che il prezzo della benzina aumenti troppo quando sale il costo del petrolio.

In pratica funzionano come un sistema di compensazione che permette di mantenere il prezzo alla pompa più stabile.

Il prezzo finale di benzina e gasolio è formato da tre componenti principali:

  • costo della materia prima (petrolio);
  • accisa, cioè una tassa fissa per litro;
  • IVA, una tassa percentuale applicata sul totale.

Quando il prezzo del petrolio aumenta, cresce anche la base su cui viene calcolata l’IVA. Questo significa che lo Stato incassa automaticamente più entrate fiscali.

Le accise mobili servono proprio a riequilibrare questo meccanismo.

Come funzionano davvero e quando possono essere attivate

Il principio delle accise mobili è semplice: se lo Stato incassa più IVA a causa dell’aumento del petrolio, può utilizzare quel maggior gettito per ridurre temporaneamente le accise.

Il meccanismo teorico funziona così:

  • Il prezzo del petrolio aumenta;
    L’IVA pagata sui carburanti cresce;
    Lo Stato incassa più entrate fiscali del previsto;
    Parte di quel surplus viene usato per abbassare l’accisa.

Il risultato dovrebbe essere un prezzo alla pompa meno soggetto a rincari improvvisi, perché l’aumento della materia prima viene compensato dal taglio della tassa fissa.

Questo sistema è previsto dalla legge italiana dal 2007, ma non si attiva automaticamente. Per applicarlo devono verificarsi alcune condizioni:

  • il prezzo del petrolio deve superare la media del quadrimestre precedente;
  • serve spesso un decreto ministeriale per renderlo operativo.

Proprio per questo motivo i governi tendono a utilizzare le accise mobili solo in situazioni di forte emergenza energetica. Ridurre le accise, infatti, significa rinunciare a una parte importante delle entrate fiscali dello Stato.

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Autore
Blitz

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