Presunti fondi ad Hamas, il Riesame esclude gli atti israeliani “ma su Hannoun solido quadro indiziario”

  • Postato il 30 gennaio 2026
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Mohammad hannoun

Genova. “Appare evidente che la grande messe di dati probatori, ora in atti, permette di fare emergere un quadro indiziario del tutto solido per corroborare sia la partecipazione dell’indagato alla associazione terroristica sia il suo stabile contributo al suo finanziamento”. Lo scrive il tribunale del Riesame di Genova che ha depositato le motivazioni con cui ha rigettato il ricorso dei difensori contro l’ordinanza di custodia cautelare che ha portato all’arresto del 63enne architetto e attivista palestinese Mohammad Hannoun per presunti fonti ad Hamas. Con lui lo scorso 27 dicembre erano finite in carcere altre 6 persone, di cui tre sono poi state scarcerate proprio dal Riesame.

La presidente Marina Orsini e le colleghe Luisa Camposaragna e Paola Calderan hanno escluso l’utilizzabilità della documentazione proveniente da Israele in quanto anonima. “Poiché il vettore che ha raccolto e trasmesso gli atti è un vettore anonimo – scrivono – al di là della natura documentale o meno di quanto trasmesso, quanto contenuto in tali atti non verrà oggi utilizzato per vagliare la tenuta dell’impianto accusatorio”.  E, proseguono le giudici: “la natura anonima dell’atto di trasmissione non viene superata dalle produzioni effettuate in udienza dal pm allegando atti di trasmissione, in allora pervenuti alla Polizia Italiana, anch’essi non firmati”.

Per il tribunale però,  Hannoun deve restare in carcere perché, anche senza l’utilizzo dei cosiddetti file di “Avi” (l’anonimo funzionario del ministero della Difesa israeliano che analizzato una gran mole di documenti raccolti sul campo di battaglia), le giudici ritengono che ci siano elementi sufficienti per confermare la misura cautelare. “Senza comunque addentrarci nell’articolata analisi che vi è in ordinanza sulle organizzazioni finanziate da Hannoun e ritenute vicine ad Hamas, desunta spesso in forza di documenti ‘Avi’ a cui questo Tribunale non ritiene di potere far riferimento – scrivono – appare però ugualmente pacifico che il finanziamento effettuato, dopo avere raccolto la zakat versata dai fedeli nei luoghi di preghiera, nelle moschee e anche durante tutti gli eventi che vedono la partecipazione di un grande numero di soggetti di regola di religione islamica, persegua innanzitutto la finalità di rafforzare Hamas; infatti, denaro contante non tracciato viene convogliato su Osama Alisawi e su associazioni da lui indicate”.

Per il Riesame sono decisive le intercettazioni e l’adesione ideologica dell’indagato ad Hamas. Nei confronti di Hannoun sussistono anche le esigenze cautelari, sia per quanto riguarda il pericolo di fuga visto che Hannoun ha un passaporto turco, un’abitazione in Turchia e lì voleva trasferire l’attività dell’associazione, sia il rischio di inquinamento probatorio in quando “emerge in atti che Hannoun assieme ai suoi più fidati sodali, consapevoli dell’indagine in corso, hanno posto in essere comportamenti volti a eliminare documenti e dati che potevano costituire prove a loro carico”. Sia infine il rischio di reiterazione del reato.

Sull’esclusione degli atti israeliani c’è soddisfazione da parte del collegio difensivo. “Questa decisione dice una cosa semplice ma decisiva: la guerra non entra nei tribunali italiani” dichiara l’avvocato Nicola Canestrini, che si è occupato nello specifico proprio di esaminare gli atti prodotti da Israele. “Non si può costruire un processo penale su materiali anonimi, raccolti su campi di battaglia, trasmessi da apparati di intelligence e sottratti a ogni verifica. Si tratta di prove avvelenate, e come tali vanno espulse dal processo. Il contrasto al terrorismo non può mai giustificare la demolizione delle regole del giusto processo, perché quando si rinuncia ai diritti in nome dell’emergenza, non vince la giustizia: vince la sopraffazione. Con questa decisione è stato così rintuzzato il tentativo di portare la guerra dentro l’aula di giustizia italiana, sostituendo la logica della tutela dei diritti con quella dell’emergenza permanente”.

Alla luce delle motivazioni odierne, i difensori (oltre a Canestrini del collegio fanno parte gli avvocati Fausto Gianelli, Elisa Marino, Gilberto Pagani, Pier Poli, Marina Prosperi, Nabil Ryah, Dario Rossi, Flavio Rossi Albertini, Giuseppe Sambataro, Fabio Sommovigo, Emanuele Tambuscio, Gianluca Vitale e Samuele Zucchini) valuteranno ora “le iniziative conseguenti, chiedendo che anche l’autorità giudiziaria inquirente prenda definitivamente atto della natura inutilizzabile e avvelenata di tali materiali, affinché il procedimento possa proseguire nel rispetto delle regole”.

Autore
Genova24

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