Prato, misure cautelari per quattro caporali cinesi del lavoro tessile. Tra i loro committenti c’era Piazza Italia

  • Postato il 19 marzo 2026
  • Lavoro
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Quattro misure cautelari per i caporali cinesi fornitori di capi di abbigliamento per Piazza Italia, in amministrazione giudiziaria dal febbraio scorso proprio per essersi rivolti a loro. È la seconda puntata delle indagini della Procura di Prato sullo sfruttamento del lavoro e l’intermediazione illecita compiuti da imprenditori cinesi che si sono arricchiti – secondo le accuse – costringendo i loro dipendenti a produrre a ritmi abnormi, sette giorni su sette, dalle 13 alle 16 ore al giorno, ammassati in un dormitorio a pochi metri dalla fabbrica.

I quattro indagati appartengono allo stesso nucleo familiare. Per il 53enne titolare occulto di due società – Infinity Design di Tang Xiyan e Chic Girl s.r.l. – il Gip ha disposto gli arresti domiciliari col braccialetto elettronico. Per moglie, figlio e nuora, è scattato il divieto di dimora nella provincia di Prato e l’interdizione all’esercizio di impresa per un anno.

Le indagini, che si sono avvalse del contributo del nucleo Pef della Finanza, dei vigili urbani e del gruppo antisfruttamento dell’Asl Toscana Centro (di recente rafforzato dal governatore Eugenio Giani), hanno ribadito che le ditte degli indagati hanno gestito un notevole flusso di rapporti commerciali con diversi committenti. Tra i quali Piazza Italia, brand con punti vendita in franchising diffusi su tutto il territorio nazionale “che dal 2022 ad oggi e dunque per più di un triennio ha esternalizzato una parte significativa della propria produzione di capi di abbigliamento avvalendosi dell’attività svolta proprio da dette imprese”, si legge in una nota diffusa dal procuratore Luca Tescaroli.

E’ questa la ragione per la quale la Procura a febbraio ha ottenuto dal Tribunale di Firenze la misura dell’amministrazione giudiziaria di Piazza Italia. I magistrati toscani si stanno muovendo con una “strategia multilivello”: perseguire sia chi sfrutta i lavoratori, sia chi si avvale del vantaggio di approvvigionarsi a prezzi ultrascontati grazie alla filiera dello sfruttamento. Fino a realizzare un guadagno di circa il 300 per cento rispetto ai costi di produzione.

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Il Fatto Quotidiano

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