Praga divisa fra le politiche parallele del presidente e del premier

  • Postato il 3 febbraio 2026
  • Di Il Foglio
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Praga divisa fra le politiche parallele del presidente e del premier

Roma. Circa 90 mila persone sono scese in piazza nel centro di Praga a sostegno del presidente della Repubblica ceca Petr Pavel. La manifestazione è stata convocata dall’associazione Milion chvilek, come reazione ai presunti messaggi che Petr Macinka, il doppio ministro (degli esteri e dell’ambiente), avrebbe mandato al presidente – è stato proprio Pavel a pubblicarli – e che sono stati definiti “tentativi di estorsione”. Macinka vuole ottenere la nomina di Filip Turek, membro del suo stesso partito Automobilisti per loro stessi, a ministro dell’Ambiente. “In caso contrario – avrebbe scritto Macinka al presidente – taglierò i ponti in modo tale che il suo mandato entrerà nei libri di Scienze politiche come caso estremo di convivenza”.

E’ stata solo l’ultimo degli episodi di tensione tra il governo e il presidente. Pavel e il premier Andrej Babiš sono noti avversari politici. Nel 2023, Pavel ha vinto contro Babiš nelle elezioni presidenziali e recentemente il presidente ha ribadito la sua volontà di candidarsi di nuovo nel 2028. “Quando ho immaginato che l’intera leadership del paese sarebbe messa nelle mani di Ano (il partito di Babiš), ho deciso di cercare di impedirlo. In modo che ci fosse un contrappeso nello stato”. Babiš ha poi vinto le elezioni parlamentari nell’autunno del 2025.

Anche la posizione sull’Ucraina crea dissidi fra presidente e premier: il nuovo governo ceco aveva deciso di non vendere all’Ucraina quattro aerei da combattimento L-159 per motivi di sicurezza nazionale. Pavel aveva commentato: “Con questa decisione ci avviciniamo più all’egoismo che alla solidarietà. I quattro aerei sui 24 totali di cui dispone l’esercito ceco rappresenterebbero un rischio accettabile per aiutare un paese” che si difende. “Sono sorpreso”, ha risposto Babiš, che il presidente “parli di egoismo”. Il recente ritorno politico di Babiš, ha suscitato timori per la posizione del paese e all’estero per la sua minore disponibilità a sostenere l’Ucraina e a finanziare i grandi progetti dell’Ue. Il nuovo orientamento della politica estera del paese è bilanciato proprio da quello del presidente Pavel e il contrasto fra le due cariche non è una novità sulla scena politica ceca. Il governo ha un potere considerevole, mentre i poteri del presidente sono limitati. Allo stesso tempo, però, dopo il crollo del comunismo, i presidenti sono sempre stati personalità note e forti, spesso rappresentanti di una politica estera un po’ autonoma e parallela.

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Autore
Il Foglio

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