Pisa, manifestanti bloccano convoglio con mezzi militari: “Non pagheremo il prezzo del riarmo”. Treno costretto a tornare a Livorno

  • Postato il 13 marzo 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Fermare i transiti di morte significa lottare per la pace e per le proprie condizioni di lavoro”. Con queste intenzioni, nel tardo pomeriggio di ieri, un centinaio di attivisti contro la guerra si è seduto sulle rotaie del binario 3 della stazione di Pisa per fermare il passaggio di un convoglio di 32 vagoni carichi di mezzi militari e container di armamenti diretto a Palmanova in provincia di Udine.
“Non saranno i lavoratori e le lavoratrici a pagare il prezzo del riarmo e della guerra”, così i manifestanti, in gran parte aderenti al movimento contro la base militare di Coltano nel Parco di San Rossore, hanno bloccato la linea per oltre quattro ore. Dopo una lunga trattativa, alle 23 il treno ha fatto dietrofront verso Livorno e gli attivisti, fino a quel momento circondati dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa, hanno sciolto il blocco.
“Fermiamo il treno della morte”: l’appello era stato lanciato nel pomeriggio di ieri dall’Unione sindacale di base (Usb) a Livorno e, dopo un primo presidio alla stazione di Calambrone, altri iscritti al sindacato e attivisti contro la guerra hanno raggiunto la stazione di Pisa, rendendo possibile il blocco del materiale bellico. In parallelo, l’Usb ha proclamato uno sciopero specifico per le operazioni di carico, scarico e trasporto degli armamenti, rivolto ai lavoratori coinvolti della Jsw Steel Italy Piombino, il gruppo siderurgico dove, secondo il sindacato, una parte del materiale è transitata prima di essere caricata sul treno, e ai macchinisti di Mercitalia Rail, società cargo del gruppo FS, per consentire loro di rifiutarsi di movimentare il convoglio.
“Il carico è destinato al porto di Monfalcone, dove sarà probabilmente imbarcato verso qualche teatro di guerra”, aveva spiegato l’Usb, che ne ha ricostruito la provenienza: “Questi mezzi militari e i container contenenti armamenti, e ipotizziamo anche materiale esplosivo, sono arrivati mercoledì 11 marzo al porto di Piombino a bordo di una nave del ministero della Difesa”. Secondo il sindacato, una parte del materiale sarebbe stata trasferita all’interno dello stabilimento siderurgico di Piombino prima di essere caricata su rotaia. A movimentare gli armamenti sul convoglio, ricostruisce ancora l’Usb, sono stati lavoratori della Jsw Steel Italy Piombino e della società Piombino Logistics, malgrado lo “sciopero immediato” proclamato dalla stessa sigla sindacale di base “per permettere ai macchinisti di rifiutarsi di movimentare il carico di morte”.

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Il Fatto Quotidiano

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