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Pirelli cresce ancora nell’utile e blinda il mercato Usa (con l’aiuto del governo)

  • Postato il 16 aprile 2026
  • Economia
  • Di Formiche
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Pirelli cresce ancora nell’utile e blinda il mercato Usa (con l’aiuto del governo)

Volendo guardare la luna e non il dito, Pirelli ha salvato se stessa, anche con l’aiuto del governo italiano. Il mercato americano, che vale un quinto dei ricavi della Bicocca, è salvo. Ma non perché i cinesi di Sinochem, oggi ancora azionisti di Pirelli al 34% seppur neutralizzati in termini di potere decisionale su board e assemblea, sono scesi al di sotto della fatidica soglia del 10%, condizione imposta dagli Stati Uniti per continuare a vendere oltre l’Atlantico gli pneumatici intelligenti di ultima generazione. Semplicemente, Palazzo Chigi è intervenuto a colpi di golden power, mettendo di fatto l’azionista cinese all’angolo.

La vicenda è nota, da quando negli Stati Uniti è entrata in vigore la nuova normativa che impone alle aziende partecipate da soci cinesi e che vendono tecnologia applicata all’industria dell’auto di ridurre sotto una certa soglia la presenza del Dragone, per Pirelli si è imposta una scelta. Falliti i negoziati con Sinochem (dallo spin off delle attività cyber tyre, la prima tecnologia proprietaria che trasforma lo pneumatico in sensore per monitorare stato gomme, abitudini guida, condizioni stradali e altro, fino allo spostamento della quota cinese in un trust), la Bicocca rischiava di perdere un mercato essenziale per il suo business.

Il prezzo era troppo alto per un’azienda simbolo del made in Italy. Per questo il governo Meloni ha attivato i poteri speciali del golden power per limitare l’influenza di Sinochem. Il decreto, approvato dal Consiglio dei ministri il 9 aprile e comunicato l’11 aprile, ha di fatto sterilizzato il socio cinese, già ai ferri corti con gli azionisti italiani guidati da Marco Tronchetti Provera attraverso Camfin. Che cosa è cambiato? Grazie all’intervento del governo, Sinochem potrà proporre nella prossima assemblea solo una lista con massimo tre candidati per il consiglio (su 15 membri), di cui due indipendenti (contro gli attuali 8 su 15). Se eletti, i rappresentanti cinesi non potranno comunque ricoprire ruoli chiave come presidente, vicepresidente o ceo, né presiedere comitati, né ottenere deleghe gestionali o poteri su strategie industriali e finanziarie.

Prescrizioni che cadranno nel momento in cui Sinochem scenderà sotto il 10%. Bisogna ricordare che l’ingresso cinese nella società risale al 2015, quando ChemChina acquistò Pirelli in un’operazione da circa 7,1 miliardi di euro. La logica industriale era doppia: per i cinesi significava accedere a tecnologie avanzate, soprattutto nel segmento premium, mentre Pirelli otteneva un partner forte per crescere in Cina e in Asia. Certo, l’intervento dell’esecutivo è risultato decisamente indigesto a Sinochem che, nel valutare azioni legali, ha definito come “discriminatorie” le prescrizioni del decreto su Pirelli. Ma il ministro per le Imprese Adolfo Urso ha ricordato la vera posta in gioco, motivando il blitz. “Quello che è importante per tutti gli azionisti di Pirelli, per i lavoratori e per l’azienda è che hanno potuto preservare la loro azione nel mercato più promettente, quello degli Stati Uniti, e quindi competere al meglio con una tecnologia assolutamente all’avanguardia nella competizione globale”.

Anche perché ci sono i numeri a ricordare quanto Pirelli sia oggi strategica per l’Italia. Numeri che mostrano una società che ha tenuto bene: nel 2021 i ricavi sono stati sopra i 5,3 miliardi di euro, nel 2022 sono saliti a 6,6 miliardi, nel 2023 a 6,65 miliardi e nel 2024 a 6,7 miliardi, con utile netto 2024 pari a 501,1 milioni di euro. Il 2025, stando ai risultati preliminari comunicati dalla Bicocca, è stato impostato su una crescita della redditività: a febbraio 2026 Pirelli ha comunicato ricavi 2025 pari a 6,77 miliardi, crescita organica del 4,2% e utile netto a 530,7 milioni. Questo segnala una continuità di performance, nonostante il contesto di dazi, cambi e pressioni sui costi. Adesso occhio all’assemblea del 25 giugno prossimo, chiamata a rinnovare il board. Con i cinesi all’angolo.

Autore
Formiche

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