Piloti militari Usa: “Se incinta niente attività di volo”
- Postato il 3 aprile 2025
- Di Panorama
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Niente più attività di volo per le militari statunitensi incinta. Se fino a ieri potevano comunque salire su un velivolo entro la 28° settimana di gravidanza, ora ai piloti e l’equipaggio dell’Usaf in stato interessante non sarà più consentito volare dalla notizia di essere in stato interessante. Si tratta di uno dei numerosi aggiornamenti delle regole per le donne incinte che limitano il servizio, ma sono regole che allineano le linee guida dell’aeronautica con le politiche di altre Forze Armate sullo stesso argomento, poiché è stato ritenuto che i primi tre mesi sono il periodo nel quale è più frequente il pericolo di aborto. Rimane comunque la possibilità, una volta superato il primo trimestre, di richiedere una deroga per continuare a volare fino alla 32° settimana di gravidanza, quattro settimane in più rispetto a quanto consentito in precedenza. Tuttavia, le nuove regole pongono comunque un veto totale alle operazioni delle puerpere su tutti i voli sui quali ci sono seggiolini eiettabili, indipendentemente che gli aeroplani siano aerei caccia, bombardieri e addestratori.
Secondo una ricerca condotta dai militari stessi, i rischi per la salute delle donne incinte aumentano drasticamente se queste sono esposte a più di tre volte la forza di gravità (3G), un limite decisamente inferiore ai 18G che sono il limite massimo dell’accelerazione provocata dai seggiolini eiettabili. Le aviatrici che volano su aerei senza seggiolini eiettabili, come aerei cargo, elicotteri e aerocisterne, possono comunque richiedere esenzioni per volare tra la dodicesima e la trentaduesima settimana di gravidanza. Bisogna ricordare che i periodi di fermo delle attività di volo comportano una ripresa subordinata all’addestramento e alla dimostrazione del possesso delle abilità previste, dunque la tendenza degli equipaggi femminili era quello di ridurre al minimo le sospensioni.
A essere responsabili dell’approvazione dei fermi, delle esenzioni e delle riprese saranno principali comandi dell’Usaf, arma che ha nove livelli di quartier generale superiori con diverse competenze e responsabili di differenti aree geografiche: Air Combat Command, Air Education and Training Command, Air Force Global Strike Command, Air Force Materiel Command, Air Force Reserve Command, Air Force Special Operations Command, Air Mobility Command, Pacific Air Forces e United States Air Forces in Europe e Air Forces Africa. Secondo l’Usaf, il fatto che le esenzioni siano deliberate dal responsabile sanitario di ogni comando consentirà ai professionisti della medicina aeronautica con maggiore esperienza di determinare se le aviatrici incinte corrono rischi per la salute volando oppure no, anche in base ai servizi da svolgere e alle aree geografiche nelle quali lo svolgono. Dunque facendo una distinzione tra un volo di trasferimento tra due località non esposte a pericolo oppure se in zone ritenute “calde”. Diverso il meccanismo per le soldatesse imbarcate sulle portaerei della Marina, che devono certificare lo stato di gravidanza tramite un medico presso una struttura di cura militare (MTF) o, se non è disponibile, tramite un operatore sanitario civile e devono poi contattare il loro Comando.
Dopo la conferma della gravidanza, che assegnerà loro un compito alternativo non più su un’unità navale ma a terra entro la ventesima settimana e non possono essere assegnate a unità in missione fino a circa 18 mesi dopo il parto, a meno di un consenso rilasciato dai loro operatori sanitari. In nessun caso un militare incinta può rimanere a bordo di una nave oltre la 20a settimana di gravidanza senza una deroga, se la nave resta in porto o durante brevi periodi di navigazione, a condizione che la donna mantenga la capacità fisica per riuscire nelle operazioni di evacuazione. Secondo i dati disponibili online, dei circa 11.000 piloti militari statunitensi, soltanto il 6,5% (poco più di 700 unità), sono donne. Di queste soltanto il 3% è pilota di caccia.