Piero Sansonetti, chiesti 3 anni e 6 mesi di prigione: per il pm diffamò Scarpinato
- Postato il 25 marzo 2026
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- Di Libero Quotidiano
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Piero Sansonetti, chiesti 3 anni e 6 mesi di prigione: per il pm diffamò Scarpinato
Per il giornalista Piero Sansonetti, coinvolto in un processo per presunta diffamazione ai danni dell'ex pm e oggi parlamentare M5s Roberto Scarpinato, sarebbe stata chiesta una pena di tre anni e sei mesi di prigione. Una notizia che in pochi hanno commentato. Uno di questi è il collega Nicola Porro, che ha sottolineato: "L’aggravante per Sansonetti? Che continua a scrivere".
A ricostruire la vicenda ci ha pensato invece il direttore del Riformista Claudio Velardi in un video su Facebook: "Buongiorno, proprio ieri, amici, io vi dicevo il referendum è finito, apriamo una nuova fase, cerchiamo di capirci come muoverci in maniera nuova, come fare le nostre battaglie garantiste per costruire un vero stato di diritto ma senza fare una pura resistenza o in un eterno braccio di ferro con certi settori della magistratura, cercavo di dire guardiamo avanti. Poi, due giorni dopo il voto, ieri, succede qualcosa che ci riporta bruscamente alla realtà e che davvero deve farci riflettere tutti, indipendentemente da come la si pensi, da come ognuno di noi ha votato. In un’aula di tribunale a Lodi è successa una cosa agghiacciante, l’accusa ha chiesto tre anni e mezzo di carcere per un giornalista che è il Piero Sansonetti, qual è la sua colpa? Sansonetti ha posto delle domande all’ex magistrato, oggi senatore dei Cinque Stelle, Roberto Scarpinato, domande legittime su un buco nero della nostra storia nazionale, e cioè perché il dossier mafia Appalti fu archiviato in fretta e furia proprio pochi giorni prima che uccidessero Paolo Borsellino. Sappiamo tutti che Borsellino voleva indagare proprio su quel dossier, bene, invece di ricevere risposte storiche o politiche, Sansonetti ha ricevuto una pioggia di querele e la motivazione usata ieri per chiedere tre anni e mezzo di galera è stata che continua a scrivere".
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"Ma è una richiesta mostruosa, vi rendete conto", ha aggiunto Velardi. Che ha proseguito: "Per fortuna il giudice non ha accolto questa richiesta folle e si è limitato ad una pesante multa, ma il segnale resta ed è molto molto grave, chiedere la galera per un giornalista perché fa domande scomode e continua a scrivere proprio all’indomani del referendum ha il sapore orribile della intimidazione, sembra quasi una vendetta a freddo per fare capire chi comanda veramente. Ora, se passa il principio che chi fa domande al potere rischia la libertà personale, beh, lo stato di diritto è finito e dunque teniamo la guardia altissima, amici, perché la battaglia per le garanzie è ancora molto molto lunga".
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