Petrolio sopra i 100 dollari al barile, il G7 ricorre alle “riserve strategiche”. Perché gli Usa sono irritati con Israele per gli attacchi ai depositi di greggio iraniani

  • Postato il 9 marzo 2026
  • Economia
  • Di Blitz
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A causa della guerra in Iran il prezzo del petrolio ha sfiorato i 120 dollari al barile per poi scendere ed attestarsi a circa 100 dollari. Il tutto avviene in un contesto in cui le borse sono in forte difficoltà per i timori dell’allargamento del conflitto con la borsa di Tokyo che è affondata sprofondando in un -5,20%.

G7 rilascerà le riserve strategiche per abbassare i prezzi

Per fermare la corsa del petrolio il G7 oggi discuterà il rilascio comune e coordinato delle riserve strategiche di petrolio. A scriverlo è il Financial Times secondo cui una riunione online è prevista oggi alle 8.30 di New York (le 14.30 italiane ndr). La decisione, già presa in passato dopo l’invasione dell’Ucraina, coinvolgerebbe anche l’agenzia internazionale per l’energia. Diversi paesi si sono detti d’accordo: tra loro anche gli Stati Uniti.

Trump: “Prezzi scenderanno, rialzo un piccolo prezzo da pagare”

Trump intanto ha provato a correre ai ripari davanti alla sua opinione pubblica. Un aumento del prezzo di petrolio si traduce infatti in un aumento dei prezzi che verrà scaricato, come sempre accade, sui consumatori. In Europa ad esempio, la Bce stima ben due rialzi dei tassi con un’inflazione che crescerà di circa 1 punto percentuale nei paesi della Ue. Il tycoon è quindi stato costretto a scrivere su Truth che i prezzi del petrolio “caleranno rapidamente con la fine della distruzione della minaccia nucleare dell’Iran”. Il rialzo, per Trump, è “un piccolo prezzo da pagare per la pace e la sicurezza degli Usa e il mondo. Solo i pazzi la pensano diversamente”.
Esplosioni in Iran
Petrolio sopra i 100 dollari al barile, il G7 ricorre alle “riserve strategiche”. Perché gli Usa sono irritati con Israele per gli attacchi ai depositi di greggio iraniani (nella foto Ansa esplosioni in Iran) – Blitz Quotidiano

Usa “basiti” dagli attacchi agli impianti petroliferi iraniani da parte di Israele

C’è poi una questione legata ai bombardamenti effettuati da Israele (l’unico Paese che, almeno per il momento, esce rafforzato nel conflitto in corso). L’esercito di Tel Aviv, sabato ha attaccato 30 depositi di carburante iraniani, numero che si colloca ben oltre le attese degli Stati Uniti e che ha provocato gravi danni ambientali con un’inaspettata pioggia mischiata con il greggio che è caduta su Teheran.
Washington è preoccupata che gli attacchi israeliani alle infrastrutture che servono la popolazione dell’Iran possano ora ritorcersi contro spingendola a sostenere il regime e facendo salire i prezzi del petrolio. A riportarlo è Axios che ha citato alcune fonti, secondo le quali i raid hanno lasciato “sgomenti” gli Stati Uniti, colti di sorpresa dagli attacchi.
Chi ci siano state tensioni tra l’esercito americano e Israele in merito all’attacco agli impianti petroliferi in Iran lo ha scritto su X anche il media israeliano Channel 12, che ha citato il giornalista Barak Ravid. Si legge nel post: “Un alto funzionario della sicurezza americana ha detto: ‘Gli israeliani ci avevano informato in anticipo degli attacchi contro gli impianti petroliferi, ma non avevano detto che sarebbero stati così estesi. Non crediamo che sia stata una buona idea’”.

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