Petilia, dopo due anni il Governo risponde sul caso dei manifesti funebri per il killer di Lea Garofalo
- Postato il 12 febbraio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Petilia, dopo due anni il Governo risponde sul caso dei manifesti funebri per il killer di Lea Garofalo

La sottosegretaria Wanda Ferro sui manifesti di cordoglio del Comune di Petilia Policastro per uno dei killer di Lea Garofalo.
PETILIA POLICASTRO – Sono passati oltre due anni dalla vicenda dei manifesti di cordoglio dell’Amministrazione comunale di Petilia Policastro per la morte di Rosario Curcio, condannato all’ergastolo per l’omicidio della testimone di giustizia Lea Garofalo. Soltanto oggi il Governo ha risposto ad un’interrogazione presentata nell’agosto del 2023 dalla deputata M5S Stefania Ascari. La risposta è della sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, che non ha usato mezzi termini per stigmatizzare l’episodio del luglio 2023. L’amministrazione guidata dal sindaco Simone Saporito affisse necrologi pubblici per la morte di Curcio, suicidatosi in carcere di Opera (Milano). «Io stessa, all’epoca – ha scritto la sottosegretaria – commentai duramente l’episodio, ritenendo inaccettabile l’iniziativa dell’Amministrazione comunale, perché le mafie si alimentano di queste manifestazioni simboliche e definendola un “inchino delle istituzioni” alla memoria di Curcio».
I FUNERALI
Circa il mancato divieto dei funerali pubblici, Ferro ha spiegato che la Questura di Crotone non ha mai ricevuto alcuna comunicazione che «segnalasse l’evento luttuoso o indicasse nel Comune di origine del defunto il luogo di celebrazione del rito funebre». La Questura ne venne a conoscenza soltanto nei giorni successivi in seguito al clamore mediatico suscitato dalla vicenda. Neanche i carabinieri erano stati informata del decesso, del trasporto, della consegna della salma e della funzione religiosa, chiarisce la sottosegretaria. Questa mancanza di informazioni ha determinato «l’impossibilità di adottare preventivamente ogni valutazione dettata da esigenze di sicurezza e ordine pubblico per un eventuale divieto delle esequie in forma pubblica».
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LA “PRASSI”
La sottosegretaria ha poi ripercorso le giustificazioni fornite dal sindaco durante le audizioni in Prefettura. Saporito aveva parlato di una “prassi” consolidata dal 2021 di affiggere manifesti per tutti i defunti, negando ogni intento di vicinanza alla criminalità organizzata. Prassi poi interrotta. «Nella ricostruzione – spiega Ferro – l’affissione non sarebbe indice di una posizione di vicinanza dell’Amministrazione comunale rispetto al deceduto». Il caso portò alle dimissioni un’assessora che partecipò ai funerali a titolo personale, dopo che il sindaco ne aveva preso le distanze in sede prefettizia.
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