Peter Thiel, il Vaticano non demonizza il re dell'Intelligenza artificiale
- Postato il 19 marzo 2026
- Italia
- Di Libero Quotidiano
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Peter Thiel, il Vaticano non demonizza il re dell'Intelligenza artificiale
A tirar fuori l’Anticristo dai libri di teologia, con una serie di conferenze romane, è stato il miliardario americano Peter Thiel, fondatore di Palantir Technologies, specializzata in analisi di big data e Intelligenza artificiale. Il nome Palantir viene dal “Signore degli anelli”: i palantiri sono le “Pietre Veggenti”, oggetti potenti e rischiosi. I giornali italiani hanno trattato Thiel come il marziano a Roma di Flaiano e hanno ripetuto banalità sull’Apocalisse. L’Osservatore romano ha fatto intervenire Eugenio Mazzarella, già parlamentare del Pd (è la solita subalternità clericale alla sinistra), che ha esternato la propria avversione commentando non le conferenze romane di Thiel, ma un suo libro del 2014 sulle startup (che non c’entra nulla).
Invece una riflessione profonda sulle conferenze è quella (su Substack) di padre Antonio Spadaro che, evidentemente, ha presenziato o ha conosciuto lui e i suoi testi. Va ricordato che il gesuita, ex direttore della Civiltà Cattolica, è attualmente Sottosegretario del Dicastero vaticano per la cultura e l’educazione. È un ruolo istituzionale significativo. L’analisi acuta e rispettosa di Spadaro sorprende e fa pensare che – diversamente da quanto scrivono i giornali – ci sia un dialogo indiretto fra la Santa Sede e Thiel che rappresenta le potenze tecnologiche e finanziarie dell’IA e l’ambiente dell’attuale amministrazione americana (è stato lui a suggerire Vance per la vicepresidenza Usa).
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L'ELEZIONE
L’antefatto è l’elezione, un anno fa, del primo Papa statunitense, che ha scelto il nome di Leone in ricordo del Papa della Rerum novarum, l’enciclica con cui la Chiesa, nel 1891, affrontò il mondo nuovo della seconda rivoluzione industriale. Robert Prevost spiegò subito tale scelta affermando che oggi la Chiesa deve «rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale, che comportano nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro». All’IA il Pontefice ha deciso di dedicare addirittura la sua prima enciclica che uscirà dopo Pasqua. Sull’IA si stanno convogliando grandi flussi finanziari. Aziende e investitori del settore già, negli Stati Uniti, premono per avere mano libera nello sviluppo di queste tecnologie sostenendo che c’è il rischio di consegnare il primato alla Cina (cosa ritenuta catastrofica).
La grande attenzione critica del Papa sull’IA, a quanto pare, ha innervosito il mondo della Silicon Valley. Qualche testata ha notato che, a novembre, un semplice tweet di Leone XIV che invitava «tutti i costruttori di AI a coltivare il discernimento morale come parte fondamentale del loro lavoro», ha suscitato la reazione sarcastica di Marc Andreessen, cofondatore di un potente fondo di investimenti legato alla Silicon Valley (il suo tweet è stato poi cancellato per le polemiche suscitate). Andreessen è un sostenitore dell’idea secondo cui regolamentare o rallentare l’IA provocherebbe disastri umani. E questa è anche la vera preoccupazione di Thiel che traspare dietro al suo corteo di suggestioni filosofiche e teologiche.
L’analisi di Spadaro non è affatto sprezzante e demonizzante come sono stati i commenti di altri cattoprogressisti. Egli dà, alla fine, un giudizio critico sulle idee di Thiel, ma da buon gesuita è dialogante e vuole comprendere le tesi dell’interlocutore. Cosa che riflette l’atteggiamento di ascolto e di rispetto di Leone XIV. Forse non è un caso che il viaggio di Thiel a Roma sia avvenuto proprio mentre in Vaticano si stanno facendo le ultime correzioni all’enciclica. Ci sono grandi interessi in gioco. Gli investitori temono che una posizione dura e allarmata della Chiesa Cattolica sull’IA possa influenzare l’opinione pubblica e indurre gli stati a imporre regolamenti che, a loro parere, penalizzerebbero molto l’Occidente in questo settore di vitale importanza.
ASPETTI POSITIVI
Spadaro nota che il nucleo del discorso di Thiel non è propriamente cristiano (è vero). Tuttavia coglie aspetti su cui la Chiesa vuole riflettere. Per esempio scrive: «Thiel sostiene che il progresso scientifico e tecnologico si è arrestato, a partire dagli anni Settanta. Gli esempi sono suggestivi: il Concorde, l’aereo supersonico, è stato dismesso; l’esplorazione spaziale è ferma; la guerra al cancro dichiarata dal presidente Nixon nel 1971 è ancora lontana dalla vittoria; la promessa di una settimana lavorativa di quattro giorni entro il Duemila non si è mai avverata. “Volevamo le auto volanti, ci hanno dato 140 caratteri”, è la battuta più famosa di Thiel, un modo per dire che al posto di innovazioni capaci di trasformare la vita materiale abbiamo avuto solo social media.
Questa analisi ha una sua forza».
Ma, osserva Spadaro, «il salto che Thiel compie da questa diagnosi alla sua proposta è vertiginoso e problematico. La stagnazione tecnologica diventa, nel suo schema, la prova che le forze del katechon — la regolamentazione, la burocrazia, il principio di precauzione, i movimenti contrari allo sviluppo incontrollato dell’intelligenza artificiale — stanno preparando il terreno all’Anticristo. Chi non accelera, in sostanza, prepara la schiavitù. È un’equazione che trasforma una questione di economia e politica della scienza in una lotta cosmica tra bene e male. E in questa lotta cosmica, Thiel si colloca naturalmente dalla parte del bene: è l’investitore che spinge l’accelerazione, il custode che tiene a bada il disastro».
Infine Thiel, scrive Spadaro, «affronta la situazione geopolitica contemporanea con un’acutezza che sarebbe disonesto non riconoscere. Secondo lui, il rischio maggiore del nostro tempo non è né la guerra totale né il governo mondiale, ma quella che chiama la “pace ingiusta”: una sistemazione dei conflitti che compra la stabilità al prezzo della libertà, che scambia la sovranità nazionale con la dominanza economica cinese, che produce uno stato di fatto privo della giustizia necessaria per sostenerlo». Sono alcuni dei problemi reali posti da Thiel. Forse si è aperto un dialogo con la Chiesa. Sarebbe bene proseguirlo.
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