“Perché sto giocando ancora? Perché sono in campo?”: Audero racconta gli attimi dopo lo scoppio del petardo

  • Postato il 3 febbraio 2026
  • Calcio
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Innanzitutto sto abbastanza bene. Almeno di testa perché ripensando a quello che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più gravi”. Emil Audero torna a parlare a distanza di due giorni dall’episodio del petardo che gli è scoppiato a pochissimi metri di distanza durante CremoneseInter, match terminato 0-2 per i nerazzurri. Al 48esimo del secondo tempo infatti dal settore ospiti è arrivato un petardo, lanciato da un tifoso dell’Inter poi individuato ed espulso dal club di appartenenza. Audero è subito caduto a terra, stordito e con problemi all’orecchio e al ginocchio.

“Domenica ho avuto una botta molto forte all’orecchio e sul ginocchio destro: tra calzettone e pantaloncino mi bruciava la pelle, mentre sull’orecchio ho sentito una botta forte. E andrò a fare esami per controllare che non ci sia niente di danneggiato”, ha spiegato il portiere grigiorosso a La Gazzetta dello Sport. “È una roba che fatichi a digerire, perché pensi che per la dinamica che c’è stata poteva andare peggio“, ha spiegato Audero. Il portiere ammette di aver provato “una sensazione di vuoto morale che non avevo mai provato in vita mia. Mi sono sentito scarico e mi sono chiesto perché sto giocando ancora, perché sono in campo?”.

Secondo Audero l’esplosione del petardo avrebbe potuto avere conseguenze molto più gravi: In genere sono bengala che non esplodono. Sembrava tutto sotto controllo. Durante la partita ero concentrato, poi giro la testa e vedo quella roba per terra vicino a me. Io non sono un esperto e solo per caso mi sposto seguendo lo svolgimento dell’azione con lo sguardo. Stavo comunque richiamando l’attenzione dell’arbitro, ho fatto pochi passi e poi quel botto tremendo”.

E poi “Un boato, come si mi avessero tirato una martellata all’orecchio, facevo fatica a sentire. Nella gamba destra vedo un taglio, il calzoncino stracciato, e sento un bruciore fortissimo. Non mi fossi spostato, poteva veramente finire molto male”. Nonostante ciò, ha deciso di rimanere in campo, rialzarsi e continuare a giocare. Segno di grande sportività: “L’ho fatto per l’adrenalina innanzitutto. Ma lo fai anche perché sei in campo, capisci la situazione e non vuoi che finisca in quel modo. Dentro di me non sentivo la volontà di abbandonare. Sospendere la partita per un episodio del genere non mi andava giù. Sapevo di potercela fare. Anche se poi è successo qualcosa”.

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Il Fatto Quotidiano

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