Perché i treni non hanno le cinture di sicurezza: la risposta della fisica

  • Postato il 26 gennaio 2026
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  • Di SiViaggia.it
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Ogni volta che le cronache riportano notizie di incidenti ferroviari, la domanda sorge spontanea e quasi istintiva: perché su un aereo o in automobile siamo obbligati a usare le cinture di sicurezza, mentre in carrozza ci sentiamo liberi di muoverci senza alcuna protezione? In un’epoca in cui la sicurezza è al centro di ogni innovazione tecnologica, l’assenza di cinture sui binari potrebbe sembrare una grave negligenza o, peggio, un tentativo di risparmio da parte delle compagnie ferroviarie.

In realtà, la risposta risiede in una logica rigorosamente scientifica. Non si tratta di una svista, bensì di una precisa scelta ingegneristica supportata da studi internazionali, come quelli condotti dal British Rail Safety and Standards Board. La fisica di un incidente ferroviario è radicalmente diversa da quella di uno scontro stradale o di una turbolenza aerea e le simulazioni dimostrano che, su un treno, restare ancorati al sedile potrebbe paradossalmente trasformarsi in una trappola mortale.

È tutta una questione di fisica

Il motivo principale per cui non troviamo le cinture a bordo di un treno è legato alla cinematica degli impatti. Un’automobile ha una massa contenuta e, in caso di scontro, si ferma quasi istantaneamente, proiettando i passeggeri in avanti con una forza elevata: in questo caso, quindi, la cintura è vitale per evitare l’espulsione dall’abitacolo. Un treno, al contrario, possiede una massa enorme e, in caso di collisione, la decelerazione è molto più graduale. La “zona di accartocciamento” di un treno è distribuita su una lunghezza tale che l’energia viene dissipata prima di raggiungere il cuore della carrozza.

Inoltre, la sicurezza ferroviaria si basa sul concetto di “spazio di sopravvivenza”. Mentre in auto la struttura è pensata per restare rigida attorno al passeggero, le carrozze dei treni sono progettate per subire deformazioni controllate in punti specifici. Se un passeggero fosse saldamente allacciato a un sedile e quel sedile venisse coinvolto in una deformazione strutturale della fiancata o del pavimento, la persona verrebbe schiacciata insieme al supporto.

Senza cinture, il corpo ha invece una maggiore probabilità di essere “spostato” inerzialmente verso aree della carrozza rimaste integre, aumentando le chance di uscirne indenni. Esiste poi il fattore evacuazione: in caso di deragliamento, incendio o ribaltamento, la necessità di liberare centinaia di persone in pochi secondi è prioritaria.

Come il treno ci protegge “passivamente”

Se non ci sono le cinture, cosa impedisce ai passeggeri di volare via in caso di frenata d’emergenza? La risposta risiede nella compartimentazione, una strategia di protezione passiva che trasforma l’intero interno del vagone in un guscio protettivo. Gli interni dei treni moderni sono progettati seguendo standard rigorosi: i sedili hanno schienali alti e sono posizionati a distanze calcolate millimetricamente per assorbire l’energia.

Invece di essere trattenuto da una cinghia che potrebbe causare lesioni interne o traumi alla colonna vertebrale (specialmente con le cinture a due punti, simili a quelle degli aerei, che i test hanno bocciato), il passeggero viene proiettato contro lo schienale del sedile davanti. Quest’ultimo, però, non è un blocco rigido: è costruito con materiali deformabili progettati per collassare in modo controllato, assorbendo l’urto e distribuendo la pressione su una superficie più ampia del corpo.

In breve: la sicurezza del treno non sta nel fermare il passeggero, ruolo svolto dalla cintura di sicurezza, ma nell’accompagnarne il movimento riducendo la violenza dell’urto.

Autore
SiViaggia.it

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