Per una legge contro l’antisemitismo
- Postato il 13 gennaio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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In questi giorni vengono discussi in diverse Commissioni parlamentari alcuni disegni di legge, presentati rispettivamente da Del Rio, Gasparri, Romeo, Scalfarotto sul contrasto all’antisemitismo. Tutti intendono, fra le altre cose, finalmente implementare con norma di legge la definzione operativa di antisemitismo dell’IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance).
Regione Liguria ha portato avanti con vigore e senso di responsabilità da molti anni importanti iniziative di contrasto ad un fenomeno che, all’evidenza di tutti, è purtroppo divenuto uno tsunami di odio e intolleranza, ormai difficilmente controllabile e gestibile. Negli ultimi due anni, dopo il massacro del 7 ottobre 2023 in Israele, il cancro dell’antisemitismo è nuovamente dilagato, dal discorso politico a quello sui media e sul social media. Un odio che attraversa i millenni e che esplode nei momenti di crisi culturale ed economica. Se l’antisemitismo è la cartina di tornasole dello stato di civiltà di una società, questa società è oggi drammaticamente abbruttita.
Leggere o sentir dire, non solo dal quisque de populo, affermazioni come “se il baffetto avesse finito il lavoro” oppure “gli Ebrei da vittime sono diventati carnefici” “gli Ebrei sono i nazisti di oggi” “ci sarà un motivo se tutto il mondo li odia” così come la banalizzazione della Shoah (come se non si ricordasse davvero dell’enormità che è stata) o la negazione del diritto di esistere dell’unico stato ebraico al mondo di cui in troppi invocano la cancellazione (con tutto il suo popolo) è ormai una triste, gravissima e ingiustificabile quotidianità. Non solo è stato sdoganato quell’odio millenario, anche nelle forme più becere che ricordano il Medio Evo, con immagini o frasi che ricalcano il Der Stuermer, e chi osa opporsi rischia il linciaggio, e non solo verbale.
Gli Ebrei nel mondo sono soltanto circa 20 milioni, pochissimi, se si considera che la popolazione musulmana è di circa 2 miliardi; eppure, a questa minoranza mondiale vengono senza remore ascritte le peggiori responsabilità, demonizzandola senza sosta. I conflitti armati nel mondo sono centinaia, anche di enormi proporzioni, basti pensare alla guerra in Sudan con oltre 160.000 morti e 5 milioni di sfollati, una guerra che porta ancora fame malattie devastazioni, oppure Iraq, Afghanistan, Yemen, Mali. La Cina da decenni discrimina e detiene in campi di “rieducazione” e concentramento milioni di Uiguri, sottoposti a indicibili vessazioni. Eppure, non si è mai visto qualcuno definire la Cina stato ‘nazista’, o abbinare alla bandiera della Cina una svastica o scendere nelle piazze d’Occidente per denunciare l’apartheid cinese o il genocidio di milioni di Uiguri. Invece, sotto la lente d’ingrandimento c’è sempre solo il piccolo stato ebraico (grande quanto la Regione Piemonte e la cui popolazione è ebraica per circa 7 milioni di abitanti e musulmana per altri 2 milioni e mezzo con piena cittadinanza e pari diritti ). Questa ossessione, questa fanatica demonizzazione del solo stato ebraico al mondo non ha altra plausibile motivazione se non l’odio antiebraico, l’antisemitismo. Un antisemitismo su cui ha soffiato il pericoloso antioccidentalismo cavalcato da regimi totalitari e teocrazie sanguinarie, di cui dobbiamo tutti aver contezza preparando la difesa. Antioccidentalismo che ha avuto sfogo in correnti wokiste, post colonialiste e post imperialiste vaghe e ideologizzate che hanno scavato e minato le fondamenta delle democrazie liberali. E non dimentichiamo l’antisemitismo classico islamista portato in Europa e non solo attraverso le grandi migrazioni degli ultimi decenni.
Ora, per fronteggiare lo tsnumani di odio, è chiaro che servono misure serie che richiamano tutti alla responsabilità e alla responsabile valutazione di un pericolo che non riguarda soltanto gli Ebrei ma tutti coloro che ancora hanno a cuore la difesa dei valori per i quali abbiamo lottato nei secoli, valori di libertà, cultura, civilità, eguaglianza, laicità dello stato.
La sussunzione in legge della definizione IHRA di antisemitismo (International Holocaust Remembrance Alliance, di cui fa parte, insieme ad altri 32 governi del mondo, anche quello italiano), l’implementazione di strategie (già delineate, seppur come raccomandazione e ammonimento nella Strategia nazionale contro antisemitismo), la responsabilizzazione di scuole, università, istituzioni e media non è ulteriormente rimandabile. E non si dica che già ci sono gli strumenti per contrastare il fenomeno: la dimostrazione del contrario sta proprio nel pericoloso strariparamento cui assistiamo oggi, ovunque senza alcun limite. La civiltà di un mondo passa necessariamente attraverso la responsabilità e la responsabilizzazione: politica, istituzioni, forze dell’ordine, università, scuole di ogni ordine e grado sono chiamate ad un atto di responsabilità, per il bene di tutti. Ringraziamo quelle forze della politica che, nonostante le critiche che spesso sfiorano il linciaggio, hanno coraggio di portare avanti questa battaglia. Questa iniziativa di civiltà non deve avere colore politico, deve essere trasversale, condivisa da tutti e per questo confidiamo che si arrivi a un forte testo condiviso: è una battaglia di costituzionalità, prima di tutto.
Sosteniamo con forza, come Associazione Italia Israele di Savona, l’iniziativa portata avanti dai diversi Parlamentari, dai rappresentanti della nostra Regione, dalla Unione delle Associazioni Italia israele, da Amity and Peace International Jurists association unitamente ad altre formazioni della società civile.
Cristina Franco
Associazione Italia Israele di Savona