Parigi celebra Matera

Il Quotidiano del Sud
Parigi celebra Matera

Grande successo per Matera a Parigi con la mostra “Mater[a] Materia”. Il direttore lucano Antonio Calbi racconta il legame tra Basilicata e Francia, tra arte e assenze istituzionali. Successo di critica e pubblico francese, ma la Regione e il Comune scelgono l’assenza


PARIGI – Un anno che ha consegnato un effetto positivo: l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi è il più attivo, in termini di iniziative, tra i circa 150 di tutto il mondo presenti nella Capitale francese, punta di diamante della rete degli Istituti Italiani all’estero che sono 90.
Un risultato che si deve al concetto di cultura intesa non come vetrina, ma scoperta reciproca; da una parte artisti, attori, esponenti delle arti in tutte le loro espressioni, dall’altro il pubblico che affolla le sale dell’Hotel de Gallifet che ospitarono anche Talleyrand e nelle quali oggi i parigini (sono quasi l’80% delle presenze alle iniziative in calendario) vanno a scoprire ciò che gli italiani sono in grado di fare.

MATERA A PARIGI, IL SUCCESSO DI UNA MOSTRA


Il direttore Antonio Calbi, lucano trapiantato in Francia dal 2023, progetta, approfondisce e valorizza il nostro Paese con la passione di chi è perennemente colpito da una voglia irrefrenabile di capire. Questo in sintesi vuol dire mettere a punto appuntamenti con lo sguardo ai 12 mesi successivi e a un mondo che corre in modo inarrestabile ma che non può dimenticare il suo passato.

IL RACCONTO DI QUATTRO ARTISTI A “MATER[A] MATERIA”

Per i prossimi due mesi la creatività lucana avrà casa nelle sale del palazzo a pochi passi dalla residenza del Primo ministro francese. Il 6 febbraio scorso infatti è stata inaugurata la mostra “Mater[a] Materia” che riunisce le opere di Franco Di Pede (tufo), Giuseppe Mitarotonda (maioliche), Nicola Toce (cartapesta) e Roberta Orio (fotografia). Un filo rosso ideale unisce mani che danno vita all’arte in una delle città più antiche del mondo; quattro espressioni artistiche hanno reso quelle opere eterne, consegnandole alla cultura del mondo. Nelle sale gremite di ospiti in occasione del vernissage (tra cui il fotografo Fabrizio Ferri), l’Istituto ha pensato di esporle per raccontare non solo una città e un territorio ma anche storie, leggende, tradizioni che si tramandano da secoli e che hanno costruito il mito vivente di Matera.

PARIGI A MATERA, MA MANCANO LE ISTITUZIONI LUCANE

Il successo è stato incredibile, pur con assenze che hanno fatto rumore. Nessuna delle istituzioni lucane, regionali o comunali nè l’Azienda di promozione hanno presenziato a quello che è stato uno degli eventi più importanti di promozione della città e del territorio. Una occasione persa in un contesto di straordinario valore, segnato da un omaggio a Matera che l’Ambasciatore Unesco, Liborio Stellino ha reso alla città con parole orgogliose e appassionate, che sarebbe stato bello ascoltare dal sindaco o da altri esponenti delle istituzioni che, invece, hanno scelto l’assenza.
Al direttore Calbi il compito di spiegare lo spirito che muove le attività dell’Istituto.

L’istituto italiano di Cultura punta sulle potenzialità dei territori , allontanando la retorica che soprattutto sul Sud è ormai stantìa, e raccontando l’Italia di oggi. È così?


«Ci muoviamo fra tradizione e innovazione. Cerchiamo di capire cosa interessa ai francesi. Il successo che otteniamo dipende anche dal fatto che le persone partecipano alle nostre iniziative senza sapere cosa vedranno, perché si fidano della programmazione e perché li convince il livello di qualità e l’originalità della proposta».

Perché i francesi si fidano? Non è un compito semplice


«Perché io ci metto la faccia, ogni sera accolgo il pubblico, conduco come se fossimo in un teatro, cerco di creare un ambiente. La passione è il motore che mi spinge, insieme all’entusiasmo con cui ho cercato di contagiare la mia equipe che dopo due anni e mezzo condivide pienamente le fatiche di quello che facciamo. Qui si respira un bell’ambiente».

Secondo lei qual è la chiave di lettura esatta per fare in modo che la cultura non sia solo vetrina?

«Condividere, trovare nelle cose che innanzitutto senti tu con una bella iniziativa. Un bell’incontro, un bel libro, nulla di scontato. Non dobbiamo competere con quello che accade fuori ma compensare ciò che il sistema della città non fa. Abbiamo cercato di costruire una fiducia nello sconosciuto che per nostra fortuna è bello. L’Italia vista dalla Francia è straordinaria e la riconferma che abbiamo noi, viene mostrata dal pubblico che arriva ogni sera, circa 250 persone. Abbiamo sperimentato anche incontri alle 4 del pomeriggio e registrato il tutto esaurito anche in quel caso. Il ? È composto all’80% da francesi; noi lavoriamo per loro».

Cos’è che li attrae di più?

«La creatività. Il nostro Paese è concepito come una fucìna di genio, come conferma il successo del nostro palinsesto».

Anche il racconto della Basilicata che, nel tempo, è passato dall’Istituto italiano di cultura, supera l’idea del Sud piagnone, col cappello in mano e povero, tirando fuori invece la vera cultura di questa terra.


«Ho una cartina dell’Italia e ho chiesto alla mia squadra di indicare il numero di eventi su ciascuna regione perché sento che lo spazio debba essere uguale per tutti. Per quanto riguarda gli incontri che organizziamo, ci sono regioni che, nel segno della pluralità e della democrazia, vanno ancora valorizzate. I ‘Focus del Sud’ hanno un grande seguito: quello sulla Campania, sulla Sicilia e sulla Basilicata hanno avuto grande successo».

«Penso ad esempio alle iniziative sulla Sardegna o a quelle con il chitarrista di Mango, Graziano Accinni, all’omaggio a Scotellaro, a Egidia Bruno e Cosimo Frascella con i loro spettacoli in occasione dei Giochi Olimpici del 2024 o a Ulderico Pesce che hanno riscontrato un successo incredibile, così come la bellissima mostra di Domenico Notarangelo. La Basilicata non è una regione così fertile dal punto di vista della creatività, non perché sia ingenerosa ma perché non ha il sistema che la aiuta»

IL CASO MATERA 2019

.Matera 2019 non ha contribuito, ad esempio, a migliorare le condizioni dei giovani. La forza della città per me, è che è plasmata dagli uomini con un grande rispetto della materia; è un luogo di luce acqua, terra, buio, una casa degli elementi. Per la mostra è stato naturale scegliere Di Pede, cresciuto in una cava di tufo e il ritrattista della città, Mitarotonda, una sorta di straordinario fumettista della maiolica dipinta con immagini tipiche della città»

LA CARTAPESTA DI TOCE A PARIGI

«Ho voluto poi aggiungere un’altra materia, la cartapesta di Toce che è di Aliano ma che come elemento è legato al Carro della Bruna. C’è poi un aspetto singolare: un giorno è venuta a trovarmi Roberta Orio, che Mario Cresci mi aveva chiesto di incontrare. Ho colto quel segnale anche se la mostra era già avviata; le sue sono foto insolite, non abbellite, senza monumenti. È come se riportasse tutto all’epoca in cui proprio Cresci ha fatto la sua prima mostra. In tutto questo c’è l’artista-artigiano che parte dalla materia e da lì sviluppa un linguaggio espressivo».

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