Paragon, la denuncia della ong Mediterranea: “Anche don Mattia Ferrari è stato spiato come Casarini”

  • Postato il 24 febbraio 2025
  • Politica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Anche il cappellano di bordo della ong Mediterranea Saving Humans, don Mattia Ferrari, è stato oggetto di spionaggio da parte del programma Graphite, progettato dall’agenzia israeliana Paragon Solution. Non solo il fondatore e capomissione Luca Casarini e il direttore di Fanpage Francesco Cancellato, anche il prete è stato “avvisato da Meta di essere l’obbiettivo di un sofisticato attacco sostenuto da entità governative non meglio identificate nel febbraio 2024”, ha rivelato la stessa ong. La notifica di minaccia ricevuta “è simile a quella pervenuta a Casarini” ed è stata comunicata dalla società Meta “lo stesso giorno in cui è stata riferita a Casarini”.

Le intercettazioni sono soggette ad uno studio che sta conducendo il laboratorio di The Citizen Lab dell’Università di Toronto. “Essere avvisati di essere presi di mira da un attacco sostenuto da un qualche governo”, ha dichiarato John Scott Railton, ricercatore senior di The Citizen Lab dell’Università di Toronto, “indica che la persona è stata probabilmente selezionata per il monitoraggio utilizzando capacità avanzate. In base alla nostra esperienza, ciò solleva la possibilità che anche altri individui della sua rete di contatti possano essere stati presi di mira a loro volta. Questo avviso di Meta è molto utile per suggerire che potrebbe esserci un problema più grande, più tecnologie in gioco e più casi che ora devono essere indagati”.

Stando a quanto riferito da Mediterranea, “Meta ha riferito di varie tecnologie tra cui un malware in grado di effettuare operazioni per raccogliere e accedere alle informazioni del dispositivo, alla posizione, alle foto e ai contenuti multimediali, ai contatti, al calendario, alle e-mail, agli sms, a Telegram, Skype, Viber, Facebook, Instagram, LinkedIn, Signal, WhatsApp, e operazioni per attivare le funzionalità di microfono, fotocamera e screenshot”. E la ong ha concluso: “Ricordiamo che don Mattia non lavora a titolo puramente individuale, ma svolge un servizio in piena comunione e sintonia con le autorità ecclesiastiche che hanno giurisdizione su queste questioni, come i pastori della Chiesa hanno ripetutamente affermato”.

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Il Fatto Quotidiano

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