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Palazzo Chigi, il gioco delle due sedie: la sovranità italiana annega tra Hormuz e Beirut

  • Postato il 9 aprile 2026
  • Attualità
  • Di Paese Italia Press
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Palazzo Chigi, il gioco delle due sedie: la sovranità italiana annega tra Hormuz e Beirut

di Domenica Puleio

Giorgia Meloni è entrata in Aula oggi con il volto di chi sa che la propaganda non basta più a coprire i buchi in bilancio. Il 9 aprile 2026 resterà il giorno in cui la narrazione della “Nazione forte” si è schiantata contro la realtà brutale del Golfo: Teheran ha richiuso lo Stretto di Hormuz, i mercati hanno risposto con un rincaro del greggio che sa di condanna a morte per la nostra industria, e il governo italiano si è ritrovato, ancora una volta, a fare il guardafili di decisioni prese altrove.

L’Italia si sta barcamenando in un equilibrismo che non incanta più nessuno. Da una parte c’è la lealtà atlantica, quella fedeltà cieca che ci costringe a ingoiare il rospo di un Libano trasformato in tiro a segno da Netanyahu. Dall’altra c’è la sicurezza energetica, ormai ridotta a un castello di carte che crolla ogni volta che un drone sorvola una petroliera. La premier parla di “Made in Italy” e di orgoglio nazionale, ma la verità è che la nostra autonomia energetica è appesa ai capricci di un accordo di Islamabad che è durato meno di un post su X.

Non è più questione di diplomazia, è questione di sopravvivenza. Mentre il governo si preoccupa di non irritare Washington, le nostre imprese vedono le bollette raddoppiare in ventiquattr’ore. Ma il punto più basso della giornata si raggiunge sulla pelle dei nostri ragazzi dell’Unifil. Ieri hanno sparato contro i mezzi Lince italiani; oggi, in Parlamento, la risposta è stata un silenzio che puzza di sottomissione. Tajani parla di “richiami”, ma un Paese che accetta il fuoco contro i propri soldati in missione di pace ha smesso di essere sovrano nel momento esatto in cui ha deciso di non reagire con i fatti.

Basta con i “ma anche” e con le proteste di velluto. Se la lealtà atlantica significa accettare che Beirut diventi un mattatoio e che i nostri militari siano bersagli mobili, allora quella lealtà è diventata una catena. La sicurezza energetica non si difende nei corridoi del Senato, ma alzando la testa nelle sedi internazionali per pretendere che la tregua valga per tutti, senza zone grigie e senza eccezioni libanesi. Oggi il governo non ha difeso l’Italia; ha solo cercato di capire come non cadere dalla sedia mentre il mondo intorno brucia.

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