Ospedale Polistena, proroga di un mese per i medici pensionati

  • Postato il 6 gennaio 2026
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Ospedale Polistena, proroga di un mese per i medici pensionati

Piccola tregua all’ospedale di Polistena e proroga di un mese per i medici pensionati è il risultato dell’incontro a porte chiuse in Comune


POLISTENA – Un mese di tempo. È la finestra individuata al termine dell’incontro a porte chiuse che si è svolto ieri al Comune di Polistena, convocato dopo l’occupazione ad oltranza e la crescente preoccupazione dei territori per il futuro dell’ospedale spoke di Polistena, in particolare del reparto di Anestesia e Rianimazione.

L’INCONTRO A PORTE CHIUSE IN COMUNE

La sala del sindaco, illuminata dalla luce del primo pomeriggio, ha visto sedersi fianco a fianco, su invito del sindaco Michele Tripodi, la dottoressa Lucia Di Furia, accompagnata dal direttore di presidio Demetrio Marino e dal direttore della Chirurgia Anastasio Palmanova. Presenti otto sindaci della Piana di Gioia Tauro: Michele Conia di Cinquefrondi e portavoce dei sindaci, Domenico Antico di Cittanova, Giuseppe Morizzi di Oppido Mamertina, Salvatore Valerioti di San Giorgio Morgeto, Antonio Albanese di Giffone, Giuseppe Zampogna di Scido e Alessandro Giovinazzo di Rizziconi.

A completare il tavolo i rappresentanti del Comitato spontaneo a tutela della salute e don Pino De Masi, parroco di Polistena e responsabile dell’osservatorio pastorale socio-religioso della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Prima del tavolo, grazie a un accordo tra Asp e operatori sanitari del presidio ospedaliero, è stato possibile scongiurare nell’immediato la chiusura del reparto di Anestesia-Rianimazione. Sarà infatti garantita per circa 30 giorni la copertura delle emergenze-urgenze del comparto operatorio, con il supporto di medici provenienti da altri presidi. Una soluzione definita dagli stessi sindaci come tampone, che evita il peggio ma non risolve le criticità strutturali di un ospedale che rappresenta l’unico e indispensabile spoke della Piana di Gioia Tauro.

REPARTO RIANIMAZIONE: ESCLUSO IL RISCHIO IMMEDIATO DI CHIUSURA

In un’intervista rilasciata a margine dell’incontro la dottoressa Di Furia ha escluso un rischio immediato di chiusura del reparto di Rianimazione, pur senza minimizzare la gravità della situazione. «Abbiamo discusso apertamente delle criticità – ha spiegato – e stiamo garantendo un mese di copertura grazie alla disponibilità dei colleghi. È evidente però che dobbiamo trovare ulteriori soluzioni». Il nodo, ha ammesso la stessa direttrice generale, resta politico e normativo.

«La criticità nasce dal decreto Milleproroghe – ha sottolineato – che non ha consentito di utilizzare pensionati e liberi professionisti, determinando le difficoltà attuali. Speriamo che il Milleproroghe venga implementato». Sulla possibilità che il decreto venga modificato in tempi brevi, Di Furia mantiene prudenza: «Se si procede con la conversione in legge, difficilmente i tempi saranno inferiori a un mese e mezzo o due. Potrebbero però intervenire con leggi ad hoc».

POSSIBILE COLLABORAZIONE CON L’ASP DI CATANZARO

Di Furia ha inoltre confermato che l’Asp sta lavorando «anche su una possibile collaborazione con l’Asp di Catanzaro», nel tentativo di individuare soluzioni alternative, per garantire continuità ai servizi essenziali e ridurre al minimo le emergenze. La posizione dei sindaci resta ferma e unitaria: il risultato ottenuto è frutto della mobilitazione spontanea delle comunità e non di interventi dell’ultima ora.

Da qui la richiesta di una revisione urgente del Milleproroghe per consentire il rinnovo dei contratti ai medici in quiescenza, l’attivazione di soluzioni strutturate basate su assunzioni a tempo indeterminato – unica strada per garantire sicurezza, stabilità e continuità, con il ripristino degli interventi chirurgici programmati in condizioni di normalità – e il rilancio complessivo dell’ospedale, scongiurando riduzioni di reparti, posti letto e funzioni. «Un mese non può diventare la normalità», è il messaggio che arriva compatto dai sindaci della Piana, decisi a mantenere alta la pressione su Regione e Governo. L’occupazione prosegue, così come la mobilitazione del Comitato e del territorio, con comunità e cittadini pronti a far sentire la propria voce, in attesa che la politica dia risposte concrete e durature, perché altrimenti il rischio chiusura tornerà drammaticamente attuale.

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