Orban in visita da Putin: focus su sull’energia. Mentre l’Anti-Corruzione ucraina indaga sul braccio destro di Zelensky

  • Postato il 28 novembre 2025
  • Di Panorama
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Nella tarda mattinata di venerdì il Primo ministro ungherese Viktor Orban ha incontrato presso il Cremlino il Presidente russo Vladimir Putin. Con quasi certa ira delle varie von der Leyen e Kaja Kallas.

Uno dei motivi principali per la visita del leader ungherese è di dare seguito all’esenzione dalle sanzioni petrolifere ottenuta da Donald Trump lo scorso 7 novembre. L’obiettivo «è assicurarmi che l’approvvigionamento energetico dell’Ungheria sia sicuro per l’inverno e per il prossimo anno a un prezzo accessibile», come detto dallo stesso Orban.

Nei saluti iniziali il Presidente russo ha ringraziato l’Ungheria per la sua «posizione equilibrata sul dossier ucraino», aggiungendo in seguito di avere «ottime prospettive di cooperazione» nel settore energetico.

Una prospettiva altamente auspicata da Orban che ha ricordato come l’Ungheria «non abbia ceduto alle pressioni esterne e non ha smesso di cooperare in nessuno dei nostri settori vitali», auspicando anzi che questa cooperazione venga approfondita.

Non è difficile capirne il motivo. Dopo l’impennata dei prezzi dell’energia in seguito alle sanzioni occidentali contro la Russia, l’Ungheria di Orban è diventato il Paese europeo con le bollette più basse all’interno dell’Ue, sia per quanto riguarda l’elettricità che per quanto concerne il gas (dati Eurostat).

Orban in visita da Putin: focus su  sull’energia. Mentre l’Anti-Corruzione ucraina indaga sul braccio destro di Zelensky
United States President Donald J Trump (R) hosts a bilateral lunch with Prime Minister Viktor Orban (L) of Hungary, ANSA

Indagini sul braccio destro di Zelensky

Mentre il premier ungherese iniziava la sua visita al Cremlino, a Kiev l’Ufficio Anti-Corruzione Ucraino (noto con l’acronimo Nabu) perquisiva l’ufficio e la casa di Andrij Yermak, il Capo dell’Ufficio presidenziale nonché leader del team negoziale ai colloqui di pace, da molti considerato eminenza grigia del governo ucraino.

A dare l’annuncio delle perquisizioni è stata la stessa Nabu sui suoi profili social, dove ha annunciato l’inizio di «perquisizioni investigative nell’ambito di un’indagine». Poco dopo Yermak, nel confermare le perquisizioni, ha dichiarato «piena collaborazione» con gli investigatori.

Sebbene i dettagli dell’indagine del capo negoziatore ed eminenza grigia del governo di Kiev, nonché aiutante di Zelensky nella sua campagna presidenziale del 2019, debbano ancora essere annunciati, è probabile che siano collegati all’operazione Mida.

Quest’operazione, annunciata all’inizio di novembre, ha portato al disvelamento di uno schema di tangenti multimilionario nel settore energetico capeggiato da Timur Mindich, ex socio del Presidente Zelensky, nonché alle dimissioni di due ministri del governo ucraino.

Continuano le trattative di pace

Mentre diversi membri del governo Zelensky vengono inquisiti e quindi rimpiazzati (resta da vedere se questo sarà il fato anche di Yermak), i contatti tra russi e americani procedono serrati e segreti, anche ai diplomatici europei (secondo quanto riportato oggi da Politico), in particolare dopo la fuga di notizie della telefonata tra gli inviati Steve Witkoff e Yuri Ushakov.

Dopo il summit di Ginevra tra la delegazione ucraina (guidata proprio da Yermak) e quella americana, la base dell’accordo è stata infatti emendata. Proprio per questo, all’inizio della prossima settimana l’inviato speciale americano Steve Witkoff si recherà a Mosca per continuare le trattative, come confermato oggi dal portavoce del Cremlino Dmitri Peskov: «Questi dettagli ci sono stati comunicati, sì, e la prossima settimana ci sarà una discussione a Mosca.

I punti di vista tra Russia e Ucraina restano per il momento molto lontani. Non più tardi giovedì, in un’intervista rilasciata alla rivista The Atlantic, Yermak ha affermato che «nessuno dovrebbe aspettarsi che rinunciamo al nostro territorio».

Le pace non è ancora vicina

Tale richiesta è stata invece espressamente posta da Vladimir Putin come precondizione per la cessazione delle ostilità.

Parlando giovedì dopo il summit dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva, il Presidente russo ha ribadito che la guerra terminerà «solo quando le truppe ucraine si ritireranno dai territori occupati, altrimenti, otterremo lo stesso risultato con mezzi militari».

Molti media hanno riferito che lo Zar avesse richiesto il ritiro dal Donbass, ma Putin ha fatto invece riferimento genericamente ai “territori occupati”, che, stando alla costituzione russa, sono anche le parti delle regioni di Kherson e Zhaporozhzhia controllate dall’Ucraina.

Insomma, le trattative continuano, ma la pace è ancora molto lontana.

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Panorama

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