Operazione “Pesciolino” a Cirò Marina, 6 arresti per sequestro di persona dopo la vincita alle slot
- Postato il 5 marzo 2026
- Notizie
- Di Quotidiano del Sud
- 3 Visualizzazioni
Il Quotidiano del Sud
Operazione “Pesciolino” a Cirò Marina, 6 arresti per sequestro di persona dopo la vincita alle slot

Campano sospettato di aver vinto alle slot con la tecnica del “Pesciolino” sequestrato nel bagno di un bar, 6 arresti a Cirò Marina.
CIRÒ MARINA – «Da qua oggi non vai più via». Iniziò così una giornata da incubo per un campano che, nel gennaio 2025, fu aggredito, rinchiuso in un bagno, rapinato di soldi e auto e costretto a firmare un manoscritto con cui si impegnava a pagare 5000 euro. Perché? Era sospettato di aver ottenuto vincite nelle sale slot di Cariati e Cirò Marina con la tecnica del “pesciolino”. Ovvero un arnese metallico che consente di giocare senza inserire monete. Sequestro di persona e rapina in concorso sono le accuse per cui sono finite in carcere sei persone. I carabinieri hanno arrestato Luigi Anania, di 62 anni, Leonardo Giordano (53), Giovambattista Notaro (48), Aurelio Scarnato (70), Davide Scarnato (40), Cataldo Siciliani (52).
RINVENUTI 140 MILA EURO
Nei loro confronti i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Cirò Marina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare firmata dalla gip distrettuale di Catanzaro Teresa Lidia Gennaro. Accolta la richiesta del procuratore antimafia Salvatore Curcio e dei sostituti Elio Romano e Francesca Delcogliano. Esclusa però l’aggravante mafiosa ipotizzata dalla Dda. Al momento dell’arresto, i carabinieri hanno rinvenuto 140mila euro in contanti a casa di uno degli indagati.
LA DENUNCIA
Operazione “Pesciolino”, l’hanno chiamata. L’inchiesta scaturisce dalla denuncia del campano, corroborata da testimonianze e riconoscimenti fotografici. Fatale la decisione di consumare un panino dopo aver giocato alle slot della zona. Gli indagati avrebbero bloccato nel piazzale antistante il “Trinity Bar”, sulla strada statale 106. Dopo averlo percosso, lo avrebbero costretto ad entrare nel bagno dell’esercizio commerciale pretendendo il pagamento di 5000 euro per riottenere la libertà. Inoltre, gli indagati si sarebbero impossessati del portafogli della vittima, contenente la somma di 620 euro, della sua autovettura Volkswagen “Golf” e di ulteriori 1800 euro.
IL MANDANTE
In particolare, Giordano, titolare del bar “Paradise” di Cariati, avrebbe svolto il ruolo di mandante, gli altri quello di esecutori materiali. Mentre Aurelio Scarnato vigilava l’ingresso del bar, Anania, Notaro, indicato come proprietario del Trinity bar, e Davide Scarnato avrebbero percosso la vittima, costretta con forza a entrare nel bagno del locale. Il ruolo di Siciliani sarebbe stato, insieme a Notaro, quello di aver costretto la vittima a consegnare 1800 euro per riavere l’auto.
MINACCE DI MORTE
“Non ho fatto nulla di male”, l’obiezione del campano mentre veniva avvicinato dai quattro aggressori. Quindi, l’uomo, mentre qualcuno gli rappresentava che c’erano stati “problemi” in un bar il giorno prima a Cariati, veniva colpito a pugni e schiaffi. Il campano veniva così messo in contatto telefonico col presunto proprietario del bar che, addirittura in modalità videochiamata, lo invitava a non tornare più altrimenti quello lo avrebbe “ammazzato”. Lo accusava di avergli sottratto 700 euro. La vittima era pertanto costretta a compilare il manoscritto con cui dichiarava di essere debitore di 5000 euro e di aver ceduto l’auto a tacitazione del debito. Mentre il più anziano del gruppo di aggressori fumava il sigaro, gli altri si dileguavano in auto.
LEGGI ANCHE:Ragazzo sequestrato e pestato a Crotone, 6 condannati
LA LIBERAZIONE
La vittima sarebbe stata liberata soltanto dopo essersi impegnata a pagare. Contattò la moglie da cui si fece fare una ricarica Postepay. E consegnò ai sequestratori 1800 euro. “Oggi ti è andata troppo bene”, la minaccia al momento della consegna delle chiavi. E quando la vittima chiese indicazioni su chi fosse l’anziano col sigaro, la riposta sarebbe stata: “Meglio che non lo sai”. Una minaccia evocativa di contesti criminali, tant’è che la Dda ipotizzava l’aggravante di aver agito per agevolare il “locale” di ‘ndrangheta di Cirò. “Se era per me ti scassavo sano”, l’altra minaccia ricevuta quando giunse sul posto in cui era stata nascosta la sua auto. E ancora: “Se era per me, ti mettevo in mezzo la terra, ti buttavo la benzina addosso e ti davo fuoco”. Ecco perché al malcapitato sarebbe andata “troppo bene”.
Il Quotidiano del Sud.
Operazione “Pesciolino” a Cirò Marina, 6 arresti per sequestro di persona dopo la vincita alle slot