OpenAI pronta a collaborare con la NATO per reti non classificate
- Postato il 4 marzo 2026
- Innovation
- Di Forbes Italia
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Dopo l’accordo appena siglato con il Pentagono, OpenAI sarebbe ora vicina a un accordo per integrare la sua tecnologia di intelligenza artificiale sulle reti “non classificate” della Nato, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e ripreso da Reuters.
Il ceo di OpenAI, Sam Altman, durante una riunione di chiarimento con i dipendenti in seguito agli accordi della scorsa settimana con il Pentagono, aveva inizialmente parlato della possibilità di estendere la tecnologia a tutte le reti Nato, comprese quelle classificate, ma in seguito una portavoce dell’azienda ha precisato l’errore dichiarando che si tratterebbe solo delle reti non classificate.
Anthropic nella lista nera dell’amministrazione Trump
L’annuncio dell’accordo con il Pentagono da parte di OpenAI è arrivato poche ore dopo l’esclusione di Anthropic a seguito di uno stallo nei negoziati contrattuali con il Dipartimento della Difesa statunitense sull’utilizzo dell’AI. Il ceo di Anthropic, Dario Amodei, aveva ribadito l’opposizione dell’azienda all’uso dei propri modelli per la sorveglianza domestica di massa o per alimentare armi completamente autonome, tecnologie che “metterebbero potenzialmente a rischio l’umanità”. Trump, dal canto suo, ha criticato Anthropic definendola “un’organizzazione di estrema sinistra che mette in pericolo la sicurezza nazionale”.
Sorveglianza di massa e limiti all’uso dell’AI
Il Pentagono ha più volte dichiarato di non essere interessato né alla sorveglianza di massa dei cittadini americani né allo sviluppo di sistemi d’arma senza supervisione umana, pur chiedendo che qualsiasi uso legale dell’AI resti consentito. In una dichiarazione aggiornata diffusa lunedì 2 marzo, dopo l’accordo di venerdì, OpenAI ha affermato che i propri sistemi “non dovranno essere intenzionalmente utilizzati per la sorveglianza domestica di persone e cittadini statunitensi”.
La società ha aggiunto che il Pentagono ha confermato che i servizi di AI non saranno impiegati da agenzie di intelligence come la National Security Agency (Nsa). Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, Altman avrebbe definito l’intesa con il Pentagono “una decisione complessa ma giusta, con conseguenze di brand estremamente difficili e un impatto di pubbliche relazioni negativo nel breve termine”.
OpenAI vola a 730 miliardi
La scorsa settimana OpenAI ha annunciato di aver raccolto 110 miliardi di dollari in un nuovo e imponente round di finanziamento, che porta la valutazione della società a 730 miliardi, in forte crescita rispetto ai 500 miliardi stimati lo scorso ottobre. Al finanziamento hanno partecipato tre grandi gruppi: Amazon con 50 miliardi, SoftBank con 30 miliardi e Nvidia con altri 30 miliardi, mentre OpenAI ha già fatto sapere di attendere l’ingresso di ulteriori investitori.
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Il round è accompagnato da due partnership strategiche: con Amazon, che diventa l’unico fornitore cloud di terze parti tramite Amazon Web Services per la distribuzione della piattaforma Frontier, e con Nvidia, che metterà a disposizione una gigantesca capacità energetica per addestramento e inferenza dei modelli. Secondo l’azienda, queste collaborazioni serviranno a rafforzare infrastruttura, solidità finanziaria e presenza globale. Intervistato da Cnbc, l’amministratore delegato Sam Altman ha sottolineato come l’intelligenza artificiale stia trasformando l’intera economia e richieda enormi risorse di calcolo. Guardando al futuro, la società prevede investimenti in capacità di calcolo fino a 600 miliardi di dollari entro il 2030, con la prospettiva di ulteriori maxi-round nei prossimi anni.
I progetti di Sam Altman
Oltre a OpenAI, Sam Altman sta portando avanti una serie di progetti che riflettono la sua visione di un mondo completamente integrato con l’intelligenza artificiale. La priorità non è solo sviluppare software, ma costruire l’infrastruttura tecnologica, energetica e sociale necessaria per sostenere un futuro dominato dall’IA. Sul fronte energetico, Altman investe in Helion, che punta a sfruttare la fusione nucleare simile a quella del sole, e in Oklo, che sviluppa reattori a fissione modulari e più piccoli. L’obiettivo è creare energia quasi illimitata per supportare i data center e i chip che alimentano l’IA. Come dice lui stesso a Forbes, “Fai una grande scoperta in fisica e… sblocchi sostanzialmente energia illimitata”.
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Altman esplora anche le conseguenze sociali della tecnologia. Con World sviluppa strumenti per verificare l’“umanità” degli utenti, contrastando deepfake e contenuti falsi generati dall’IA. Attraverso OpenResearch, finanzia esperimenti sul reddito universale di base, per mitigare gli effetti dell’automazione sul lavoro e fornire una rete di sicurezza sociale.
Parallelamente, Altman guida iniziative hardware e software che vanno oltre l’IA testuale: sta sviluppando chip IA personalizzati, robot umanoidi per fabbriche, applicazioni sanitarie avanzate e persino un social network per competere con X. Con l’acquisizione dell’azienda hardware di Jony Ive, mira a creare dispositivi intelligenti capaci di comprendere il contesto e assistere le persone nella vita quotidiana, ridefinendo l’interazione uomo–macchina. “Ci stiamo dirigendo verso un sistema che sarà in grado di fare innovazione da solo”.
Il patrimonio di Sam Altman secondo Forbes
Sam Altman, 40 anni, imprenditore e investitore statunitense, ha un patrimonio stimato, secondo Forbes, di 3,4 miliardi di dollari, principalmente derivante da investimenti nel settore finanziario e tecnologico. Negli ultimi periodi il suo patrimonio ha registrato una lieve diminuzione di 11 milioni di dollari (-0,3%).
L’articolo OpenAI pronta a collaborare con la NATO per reti non classificate è tratto da Forbes Italia.