Oncologia e diseguaglianze: pochi specialisti, carico burocratico e gender gap nei ruoli dirigenziali
- Postato il 6 aprile 2026
- Diritti
- Di Il Fatto Quotidiano
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L'Italia affronta una grave carenza di oncologi nel sistema sanitario nazionale, con soli 5 specialisti ogni 100mila abitanti, significativamente inferiore rispetto ai principali paesi europei. A questa emergenza si aggiungono il sovraccarico amministrativo che penalizza medici e pazienti, e un persistente divario di genere nei vertici ospedalieri, dove le donne rimangono sottorappresentate nelle posizioni direttive. Un problema strutturale che richiede interventi urgenti per garantire equità nell'accesso alle cure oncologiche.
Cinque oncologi ogni 100mila abitanti, contro gli otto della Germania, i 7,5 della Francia e i sette del Regno Unito. La scarsità di medici specialisti è un’emergenza del Servizio sanitario nazionale che coinvolge anche l’oncologia. Senza dimenticare che resta aperta anche la questione della disuguaglianza di genere sul posto di lavoro: se negli ultimi dieci anni quasi l’80% delle oncologhe ha registrato un miglioramento della propria posizione professionale, in circa il 70% delle strutture il ruolo di direttore è ancora ricoperto da un uomo. Ma a mettere sotto pressione i professionisti italiani non è solo l’insufficienza degli organici. I nostri specialisti, infatti, devono fare i conti anche con un carico burocratico superiore del 40% rispetto a quello dei colleghi europei. Oltre la metà del tempo di una visita ambulatoriale oncologica è dedicata a documenti, procedure e controlli amministrativi. È il cosiddetto tempo burocratico, che sottrae spazio all’assistenza e peggiora le sindromi di burnout dei medici, soprattutto tra i più giovani.
È da questi dati che vuole ripartire la Carta di Montecitorio, presentata il 30 marzo a Roma, durante l’evento “Donne che curano 2026”, dall’associazione Women for Oncology Italy – la rete delle oncologhe italiane che promuove leadership femminile e migliori condizioni di lavoro nel settore. Il documento raccoglie le richieste da presentare alle istituzioni per far sì che il lavoro dei professionisti venga tutelato e, con esso, la qualità dell’assistenza. “La carenza di specialisti e l’eccessivo carico burocratico stanno progressivamente riducendo il tempo dedicato alla cura”, ha spiegato Rossana Berardi, presidente uscente dell’associazione e direttrice della Clinica oncologica dell’Aou delle Marche.
Il problema, sottolineano le oncologhe, non riguarda solo l’organizzazione del lavoro, ma incide direttamente sul rapporto con il paziente. Si tratta di un momento chiave dell’attività clinica, ma sempre più compresso dalle procedure amministrative. Se da un lato è fondamentale garantire un dialogo empatico e continuo – spiega la Carta – dall’altro emerge la necessità di definire modalità sostenibili che rispettino anche il tempo dei professionisti, a fronte di un crescente volume di richieste e comunicazioni. “Parlare con i pazienti, informarli e accompagnarli nella comprensione della malattia sono aspetti decisivi nel lavoro del medico, ma occorre equilibrio, sempre nell’ottica di fare più e meglio con essi e per essi”, commenta Berardi.
Tra le priorità indicate nella Carta c’è dunque la necessità di una decisa sburocratizzazione delle attività sanitarie, anche alla luce dei processi di digitalizzazione legati al Pnrr, che secondo l’associazione non sempre hanno prodotto i risultati attesi. Sistemi non integrati, interfacce poco efficienti e duplicazioni di dati finiscono spesso per sottrarre tempo prezioso alla pratica clinica e al rapporto con le persone.
Tra gli oncologi under 40, otto su dieci soffrono di burnout: una condizione che si manifesta con ansia, irritabilità, senso di frustrazione e di fallimento, con conseguente perdita di motivazione e autostima. Un danno sia per il lavoratore sia per i pazienti di cui deve occuparsi. La domanda di cure è in crescita per via del fatto che, grazie ai progressi scientifici, il numero di pazienti che vivono a lungo dopo una diagnosi di tumore è in costante aumento. Ma questo fenomeno positivo non è accompagnato di pari passo da una crescita strutturale del Ssn, in termini di posti letto e personale dedicato alle cure. A queste condizioni il rischio è duplice. Da una parte si mette sotto pressione chi già lavora nel sistema, con il pericolo di perdere professionisti lungo la strada. Dall’altra si rende l’oncologia meno attrattiva per i giovani medici, che possono scegliere percorsi percepiti come meno gravosi.
Accanto al tema del lavoro medico, il documento richiama anche il riconoscimento del ruolo dei caregiver, in gran parte ricoperto da donne tra i 40 e i 65 anni, in piena età lavorativa, che ancora sono prive di un adeguato sostegno economico e normativo. La proposta di legge attuale rappresenta un primo passo, ma – commenta l’associazione – necessita di un rafforzamento sul piano economico, per garantire un riconoscimento adeguato all’impegno di queste persone.
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