Omicidio Vassallo, il condannato Cioffi: “Non sono stato io, fu un complotto della camorra, davo fastidio”
- Postato il 1 aprile 2025
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
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“È stato un complotto della camorra per farmi finire in carcere insieme al colonnello Cagnazzo, davamo troppo fastidio. Il giorno dell’omicidio Vassallo ero a una comunione a Roccarainola finita alle nove e mezzo di sera, e poi sono stato a un concorso di bellezza di mia figlia a Cancello Scala (luoghi distanti più di due ore di auto da Pollica, ndr)”. Si difende così davanti alle telecamere deLe Iene Lazzaro Cioffi, l’ex brigadiere dei carabinieri di Castello di Cisterna, detenuto a Santa Maria Capua Vetere con una condanna definitiva a dieci anni per corruzione, favoreggiamento al clan Fucito e concorso in traffico di droga. E dal 7 ottobre anche per una misura cautelare che lo accusa dell’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo insieme al colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, l’imprenditore Giuseppe Cipriano e il collaborante di camorra Romolo Ridosso, tutti a vario titolo coinvolti in un traffico di droga trasportata via mare nel porto di Acciaroli e poi stoccata in un deposito a Torre Caleo, che Vassallo intendeva denunciare e fu ucciso per impedirgli di farlo. Ma per questo delitto Cioffi – che secondo un paio di pentiti ne sarebbe stato l’esecutore materiale – allude a un movente battuto nelle prime fasi delle indagini e subito abbandonato: quello della vendetta di un uomo tradito da una donna.
Giulio Golia ha intervistato Cioffi nel penitenziario militare di Santa Maria Capua Vetere il 21 gennaio con l’autorizzazione del Gip di Salerno. Il video che andrà in onda stasera è la sintesi di un colloquio durato circa sei ore. “Non sono stato io a uccidere Vassallo” ribadisce Cioffi in uno dei passaggi dell’intervista che ripercorre a tutto tondo le indagini sul discusso ex carabiniere, per molti anni al lavoro in una squadra investigativa antidroga nel Parco Verde di Caivano. Fino all’incrocio con il boss Pasquale Fucito, che Cioffi – secondo la sua versione – iniziò a frequentare anche privatamente perché voleva farlo diventare suo confidente, e dal quale invece fu corrotto, secondo le ipotesi inquirenti inchiodate in una sentenza definitiva. “Ho fatto troppo il carabiniere, per questo mi hanno condannato”, uno dei passaggi dell’intervista. “Io con il fatto di Acciaroli non c’entro proprio niente, i pentiti hanno fatto un film”. Ed allora perché i pm hanno creduto ai collaboratori di giustizia fino a ricostruire intorno alle collusioni tra carabinieri e trafficanti di droga il movente del delitto, avvenuto alle ore 21.12 del 5 settembre 2010? “Chiedetelo ai pm, la verità è che i pentiti non vogliono stare in carcere e si venderebbero pure la mamma… “Ridosso? Un cretino”. E’ il collaborante che sviscera i passaggi di denaro tra Cipriano e Cioffi per organizzare l’omicidio. Racconti inverosimili, secondo l’ex carabiniere. “Ridosso sta dicendo solo un sacco di fesserie”.
Quindi la descrizione dell’alibi: le foto mattutine della comunione insieme alla moglie, poi quelle serali del concorso di bellezza ‘Miss Suessola’. Ma di sera si vede solo la figlia, Cioffi non c’è. “Stava vicino al camioncino dei panini”, sostiene la moglie mentre Golia sfoglia l’album. “E’ stato tutto un complotto della camorra perché io e Cagnazzo coi nostri arresti e sequestri davamo loro troppo fastidio”, la sintesi del Cioffi pensiero. Ma allora chi è stato ad ammazzare Vassallo? “Non te lo so dire, secondo me non è stato un omicidio di camorra”. E qui apre una finestra su Luca Cillo, l’agente immobiliare che nell’estate 2010 fu una delle persone più vicine a Vassallo e che fu il primo a parlare con gli investigatori del coinvolgimento dei carabinieri nei traffici di droga sul porto. In un passaggio dell’informativa dei carabinieri del Ros, non confluito nell’ordinanza di custodia cautelare, c’è un rifermento agli appartamentini che Cillo avrebbe prestato a Vassallo per presunti incontri con le sue amanti. “Io ho la mia idea – allude Cioffi – ma me la tengo per me… ”. E poi invece la svela, dopo aver confutato la tesi del killer professionista, per l’imprecisione dei nove colpi esplosi da vicino “che sembrano sparati con rabbia” sottolinea Golia, mentre per Cioffi “un professionista spara solo due colpi”. L’ex brigadiere ipotizza la storia di un uomo che voleva una licenza da un sindaco, poi l’uomo scopre che quella licenza non la ottiene, la ottiene il suo vicino, e poi scopre pure che la moglie va a letto col sindaco, “ed allora nella rabbia gli schiatta nove colpi in corpo…”.
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