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Omicidi, faide e vendette contro gli Emanuele nelle parole dei pentiti Loielo e Figliuzzi

  • Postato il 8 aprile 2026
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Omicidi, faide e vendette contro gli Emanuele nelle parole dei pentiti Loielo e Figliuzzi

Il Quotidiano del Sud
Omicidi, faide e vendette contro gli Emanuele nelle parole dei pentiti Loielo e Figliuzzi

I due collaboratori di giustizia Walter Loielo e Nicola Figliuzzi raccontano alla Dda i rapporti di forza dei clan nella zona delle preserre vibonesi: uccisioni, progetti omicidiari, faide e presunti componenti delle fazioni opposte Emanuele e Loielo.


VIBO VALENTIA – Una persona che aveva un occhio privilegiato sulla propria consorteria di appartenenza è il giovane collaboratore di giustizia Walter Loielo, che ha potuto così soffermarsi non solo sul sodalizio ma anche su quello rivale degli Emanuele, accanto a lui un altro pentito, Nicola Figliuzzi, Nel verbale del 2020, il primo, in particolare snocciolava i nomi dei presunti appartenenti a quest’ultima cosca individuandoli nei fratelli Bruno e Gaetano Emanuele, nei fratelli Domenico e Salvatore Zannino, nei fratelli Giovanni e Salvatore Emmanuele, in Domenico e Simone Tassone, Alessio Sabatino e Franco Idà, detto Linuccio, cognato di Bruno Emanuele, oltre a ulteriori soggetti minori, molti dei quali finiti nella rete della Dda di Catanzaro e della Polizia nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Jerakarni” scattata stamani all’alba.

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IL PENTITO LOIELO E GLI OMICIDI DA PROGRAMMARE CONTRO GLI EMANUELE

Tra le numerose dichiarazioni rese dal collaboratore particolarmente pregnanti, secondo gli investigatori della Dda di Catanzaro e della Polizia, risultano quelle in cui lo stesso riferisce delle numerose riunioni tenute dal clan Loielo al fine di pianificare attenti ai danni della cosca avversaria: “In queste riunioni noi parlavamo o della pianificazione degli omicidi o ci aggiornavamo sugli spostamenti dei membri degli Emanuele, i quali erano da noi controllati atteso che erano tra i nostri obiettivi da uccidere”. Nel gruppo ci sarebbe stato anche un soggetto di Soriano il cui compito sarebbe stato quello di informare sugli spostamenti.

Walter Loielo

In un altro verbale reso nel 2021, il collaboratore riferiva su soggetti riconosciuti con ruoli verticistici nel contesto criminale delle Preserre vibonesi, rendendo dichiarazioni involgenti il controllo del racket delle estorsioni afferenti al taglio dei boschi e la tentata estorsione “posta in essere da Francesco Idà, cl. ’79, detto “Lulù” per fatti-reato riconducibili storicamente nel 2014.

LE AFFILIAZIONI IN CARCERE PER GLI ESPONENTI DEI LOIELO

Circa, poi, il proprio clan di appartenenza, Loielo dichiarava che il cugino Rinaldo “era stato “battezzato” (come anche altri) presso il carcere di Siano” e tale circostanza è riscontrata dalle dichiarazioni di un altro collaboratore di  giustizia, Nicola Figliuzzi, indicando la sua appartenenza alla ‘ndrangheta con il grado di “Sgrarrista”, durante la propria permanenza nel carcere di Siano, dove l’affiliazione riguardò anche il fratello Cristian.

LE RIVELAZIONI DEL PENTITO NICOLA FIGLIUZZI

Figliuzzi era in precedenza un affiliato ai Patania di Stefanaconi, partecipe alla faida contro i piscopisani, ma successivamente era entrato nella cosca Loielo apprendendo le dinamiche criminali delle Preserre per poi riferirle, una volta pentitosi, agli investigatori.

L’OMICIDIO DI ANTONINO ZUPO

E al riguardo raccontava, in ordine ai vertici degli Emanuele, che a seguito della detenzione, i due fratelli Bruno e Gateano  e Linuccio Idà, avevano lasciato il comando del territorio e la direzione delle attività illecite a Antonino Zupo e per questo “Rinaldo Loielo aveva deciso di assassinare il loro referente sul territorio”. Effettivamente l’uccisione di Zupo avvenne il 22 settembre 2012 davanti casa, a Gerocarne.

Figliuzzi raccontava poi dei contatti con Rinaldo Loielo ad inizio agosto del 2012, e dei suoi propositi omicidiari ai danni di Zupo “in quanto era lui quello che comandava e dettava gli ordini in quel momento, perché i fratelli Emanuele e Idà erano in carcere.  Tutti questi soggetti, secondo il disegno di Rinaldo, dovevano essere uccisi, poiché lui li riteneva responsabili della morte del padre Giuseppe Loielo, nonché della morte dello zio Vincenzo Loielo”.

Nicola Figliuzzi

GLI ALTRI SOGGETTI DEGLI EMANUELE DA ELIMINARE

E proprio in ordine alla cosca avversaria, Figliuzzi raccontava che di essa “facevano parte anche Giovanni Emmanuele, perché sia Rinaldo che Francesco Alessandria mi avevano detto che questi e suo cugino Domenico Tassone dovevano essere uccisi, in quanto entrambi erano anche utilizzati dal loro gruppo per sparare. Anche Guarino doveva essere, ma per quest’ultimo io personalmente non ho mai fatto appostamenti”, mentre quello al quale avrebbe preso parte “insieme a Cristian Loielo e Giovanni Nesci riguardava tale Zannino, che non ho mai visto”.

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