Non solo Ilva. Ora Michael Flacks vuole acquisire anche British Steel

  • Postato il 2 febbraio 2026
  • Di Il Foglio
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Non solo Ilva. Ora Michael Flacks vuole acquisire anche British Steel

Non solo Ilva, ora Michael Flacks, il finanziere britannico unico partecipante alla gara per la vendita Ilva, vuole acquisire anche British Steel. L’acciaieria inglese con 3 milioni di tonnellate di produzione e 3000 dipendenti, sta nella stessa situazione di Ilva dopo che il governo inglese l’ha messa in amministrazione straordinaria per toglierla ai proprietari cinesi che la stavano chiudendo sommersi dalle perdite. Il gruppo di private equity Greybull Capital ha acquistato British Steel nel 2016 da Tata, ma l'azienda è fallita tre anni dopo. La cinese Jingye Steel l'ha poi acquisita all'inizio del 2020, ma a marzo scorso ne ha annunciato la chiusura mentre perdeva 700.000 sterline al giorno. Il governo a quel punto è intervenuto con una legge d'emergenza per rilevarne la gestione, come pochi mesi dopo ha fatto anche con Liberty Steel, colosso mondiale finito in liquidazione.

 

Tutti colpiti da un eccesso di offerta globale di acciaio dalla Cina, insieme alle regole europee imposte dal Green Deal. Ma mentre per il salvataggio di British Steel il governo inglese ha messo 235 milioni l’anno, l’ultimo aiuto di stato per Ilva di 267 milioni basta solo per sei mesi, e si va ad aggiungere agli oltre 3,6 miliardi che il governo ha stanziato per il siderurgico di Taranto negli ultimi dieci anni. Risorse tolte dalle tasche degli italiani per portare Ilva comunque al fallimento: oggi non produce neppure 2 milioni di tonnellate d’acciaio, ha un solo afo acceso, ha spento tutte le cokerie chiudendo di fatto il ciclo integrale, e tiene 6 mila dipendenti in cassa integrazione straordinaria. Ma anche il tentativo di venderla è risultato un fallimento.

 

A causa delle stringenti clausole imposte dal ministro Urso nel bando, nessun industriale ha partecipato. Per giunta ieri è partito l’iter autorizzato per un rigassificatore a Taranto, mentre lo stesso ministro aveva detto che Baku steel (vincitore della prima gara) aveva abbandonato per il no del comune di Taranto al rigassificatore. Per questo il premier Meloni la scorsa settimana bypassando Urso, dopo aver detto in conferenza stampa che non avrebbe accettato offerte predatorie, ha chiesto direttamente a Federacciai di trovare tra i propri iscritti qualche acciaiere per Ilva. Chiamata alle armi fallita. Mentre dal ministero dell’Economia filtra che neanche lo stato è disposto a entrare in società per un fallimento annunciato. Resta solo Michal Flacks. Chissà se in Inghilterra ci cascheranno come in Italia. 

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Autore
Il Foglio

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