Tuttiquotidiani è completamente gratuito. Ogni giorno aggreghiamo notizie da oltre 100 testate e generiamo sintesi AI originali per te. Aiutaci a mantenere il servizio attivo con una piccola donazione, oppure diventa TQ Pro da solo 1€/mese.

Non solo gas serra: il pianeta soffre anche per spreco d’acqua e degrado del suolo. E noi ci ammaliamo

  • Postato il 9 giugno 2026
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 0 Visualizzazioni
  • 4 min di lettura
Non solo gas serra: il pianeta soffre anche per spreco d’acqua e degrado del suolo. E noi ci ammaliamo

Ogni volta che usiamo lo smartphone, usiamo un congegno prodotto con sostanze estratte dalle viscere della Terra: tungsteno, stagno, tantalio e oro. Questi minerali sono essenziali per i circuiti stampati, gli schermi e le batterie. Senza di loro, la comunicazione moderna cessa di esistere.

Non solo. Titanio, tantalio e tungsteno sono elementi fondamentali per i moderni sistemi d’arma, quelli ad alte prestazioni; e capacità di combattimento uniche e letali. Ma la loro estrazione ha un costo che va ben oltre il prezzo all’ingrosso, pur in continua crescita. Lo sfruttamento minerario sta distruggendo gli ecosistemi che per secoli hanno tenuto lontani gli agenti patogeni, spesso letali, dalle popolazioni umane.

Nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo, l’estrazione del coltan —la colombite-tantalite— ha spinto i lavoratori a inoltrarsi nelle foreste che ospitano colonie di pipistrelli, sospetti serbatoi naturali del virus Ebola. L’epidemia di Ebola del 2018-2020 si è sviluppata in regioni dove i campi minerari confinano con la frontiera forestale.

Nel Borneo malese, lo sgombero dei terreni per l’estrazione mineraria e la coltivazione della palma è stato direttamente collegato a una ondata di malaria. L’estrazione illegale dell’oro nel territorio brasiliano degli Yanomami ha creato migliaia di pozze stagnanti contaminate da mercurio, perfetti siti di riproduzione delle zanzare. Tra il 2021 e il 2023, i casi di malaria tra gli indigeni sono più che raddoppiati, mentre la Dengue si è diffusa in zone prima sicure.

Negli ultimi trent’anni, tanto i media quanto la politica hanno guardato esclusivamente al cielo. Attraverso i mercati del carbonio, l’umanità si è illusa di poter contenere il riscaldamento globale scambiandosi i crediti di emissione in atmosfera. I dati osservati dimostrano come la mitigazione finanziaria del clima sia in gran parte fallita. Terre emerse e oceani soffrono in silenzio.

Sebbene ridurre i gas serra sia indispensabile, la focalizzazione sulle emissioni ha condotto l’umanità in un vicolo cieco. Abbiamo trascurato le minacce tangibili e immediate poste dall’uso sconsiderato del territorio, dal degrado del suolo e dalla gestione irresponsabile dell’acqua. I crediti finanziari di carbonio non possono ripiantare una foresta rasa al suolo da un giorno all’altro. Non possono ripristinare la barriera ecologica tra una colonia di pipistrelli portatrice di nuovi virus e una comunità mineraria che vive ai margini della foresta. I crediti del carbonio atmosferico non condizionano il bulldozer che spianerà il prossimo ettaro di giungla.

La prossima epidemia di Ebola non sarà causata solo dall’aumento delle temperature, ma sarà innescata da una ruspa che abbatte gli alberi per scavare una miniera, indispensabile a rifornire le fabbriche. E soddisfare una domanda che tutti noi alimentiamo. Riconoscere il legame tra consumi ed epidemie è il primo passo verso politiche che proteggano gli ecosistemi e la salute umana attraverso una reale cura della terra e dell’acqua. Pensare di farlo contabilizzando i crediti su un registro da partita doppia è del tutto illusorio.

Possiamo vivere senza smartphone, laptop e veicoli elettrici? Molto difficile. Siamo di fronte a uno scomodo paradosso. Le stesse tecnologie che utilizziamo per organizzare le proteste sul clima, condividere i dati sulla salute pubblica e coordinare i soccorsi in caso di calamità sono il prodotto finale di processi che distruggono gli ecosistemi e innescano le epidemie.

Possiamo vivere senza armarci fino ai denti? Molto più facile ma, apparentemente, impossibile. Abbandonare la tecnologia è del tutto utopico, ma possiamo esigere responsabilità. Pratiche minerarie sostenibili, rigorosi requisiti di riforestazione, trasparenza della catena di approvvigionamento e investimenti reali nella gestione del territorio devono tramutarsi in standard non negoziabili, non capitoli opzionali sepolti nei rapporti sulla responsabilità aziendale.

Nel terzo millennio la storia della Terra ha inaugurato una epoca di emergenza continuata. Terrore, pandemia, guerra, recessione chiudono la porta alla mitigazione climatica e ogni finestra di cura ambientale. Ciò che serve è un ritorno alla normalità. Solo con la normalità della pace possiamo gestire l’ambiente in modo consapevole. Rispettare le normative sull’uso del territorio che preservano le riserve ecologiche. Sfruttare le miniere in maniera trasparente. Disciplinare il bene comune dell’acqua pulita come una infrastruttura di prevenzione delle malattie piuttosto che come una merce o un’arma letale.

L'articolo Non solo gas serra: il pianeta soffre anche per spreco d’acqua e degrado del suolo. E noi ci ammaliamo proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti