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Non è l’Anticristo: è la società della sicurezza che ci sta dominando

  • Postato il 6 aprile 2026
  • Di Panorama
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Non è l’Anticristo: è la società della sicurezza che ci sta dominando

Ma per che squadra gioca Peter Thiel? Al fondatore di Palantir va senz’altro riconosciuto almeno un merito: ha riportato sulla scena, e di prepotenza, temi profondi e metapolitici. Ha imposto una nuova chiave di lettura per l’attualità e i conflitti globali, riportandoli sul piano in cui dovrebbero trovarsi e cioè quello teologico di scontro fra forze distruttive e forze benefiche. A Roma ha tenuto, come ormai noto a tutti, quattro conferenze sull’Anticristo direttamente ispirate ai sermoni del santo John Henry Newman, dedicati al medesimo argomento. E, improvvisamente, dell’Anticristo si sono messi a parlare giornali e televisioni, podcast e social media. Apparentemente, un trionfo per i cristiani, le cui questioni metafisiche sono per lo più bandite dal dibattito pubblico. Allo stesso tempo, però, c’era qualcosa di inquietante in tutto questo disquisire di fine dei tempi e bestie bibliche. Di Anticristo si è ragionato più in queste settimane che in tutti i decenni precedenti, forse non era stato al centro dell’attenzione così tanto nemmeno quando uscì Rosemary’s Baby, il film maledetto di Roman Polanski tratto dal romanzo di Ira Levin (uscito nel 1967). La pellicola horror ebbe grande successo raccontando di una normale coppia americana che si trasferisce in quella che dovrebbe essere la casa dei propri sogni e invece si ritrova invischiata in una diabolica trama per mettere al mondo il figlio del peccato.

Da qui la domanda: per che squadra gioca Thiel? Per il bene o per il male? Il dilemma è probabilmente destinato a rimanere senza risposta, e in fondo è giusto così: è pericoloso mettersi a giocare con le supposizioni e cercare di individuare quale sia la figura che meglio corrisponde al profilo dell’Anticristo.

Quel che possiamo fare, però, è seguire Thiel almeno su un pezzo di strada, comprendendo che il suo Anticristo è anche e prima di tutto una suggestione culturale e letteraria, che però ci fornisce preziosissimi strumenti per l’analisi e la comprensione dell’attualità anche politica e sociale. Uno dei primi riferimenti del tecnocrate americano è senza dubbio Il racconto dell’Anticristo di Vladimir Solov’ëv, un capolavoro di profetica potenza composto dal filoso e letterato russo proprio al limitare del 1900. Quella di Solov’ev non è affatto una bestia spaventosa. Anzi, è un uomo capace di sedurre le masse, che ha l’apparenza di un santo. È profondamente spirituale, rivelandosi anche sotto questo aspetto una caricatura di Cristo. Egli è amato dai molti, sembra unire l’umanità, la conquista promettendo pace e serenità. Viene messo a capo di una grande Europa unificata, e da lì prende le redini del mondo intero. Ed è questo il nodo centrale di tutto il discorso politico che si può condurre attorno a questa figura. Come ha notato Marco Dotti commentando le sue lezioni romane, «Thiel individua in Solov’ëv quello che definisce un buco nella trama, ma è un buco rivelatore. Come riesce, questo Anticristo, a prendere il potere mondiale? Pronuncia discorsi ipnotici e la gente cade nella trappola? Un demonium ex machina poco plausibile. Ed è qui che Thiel innesta parte della sua tesi. Nel 1900 Solov’ëv non poteva immaginare le armi atomiche, le pandemie ingegnerizzate, l’intelligenza artificiale fuori controllo. Gli mancava, cioè, la possibilità di immaginare un mondo in cui la paura della fine fosse oltre che concreta, così tecnologicamente fondata, da rendere accettabile – anzi desiderabile – la cessione di ogni libertà con un patto post-faustiano a un potere centralizzato che promette e garantisce sicurezza. Ciò che mancava nella meccanica di Solov’ëv, sostiene Thiel, lo ha fornito la storia del Novecento: l’Anticristo non prende il potere nonostante la paura dell’Armageddon, ma grazie ad essa. Il suo slogan, mutuato dalla Prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi (5,3), è pace e sicurezza». In effetti, questi due concetti sono al centro della discussione politica contemporanea, che è per lo più apocalittica. Che si trattasse della battaglia contro il riscaldamento globale capace di condurci alla fine del mondo, della pandemia che avrebbe distrutto l’umanità o di potenze straniere pronte a privarci di ogni diritto, una larga parte delle argomentazioni dei movimenti liberal-progressisti si sono concentrate su questa prospettiva di conflitto finale di sopravvivenza. Ci sono stati imposti radicali cambiamenti dello stile di vita e persino del linguaggio come fossero questioni di vita o di morte.

Come spiega Vincenzo Gubitosi, filosofo e saggista, questa insistenza sulla quale si aggancia Peter Thiel a proposito del suo Anticristo, «è sempre stato così nel corso della storia. In realtà il male, il male vero, quello più pericoloso, si presenta sempre come in maniera insidiosa, non in maniera brutale, ma come una forza capace di liberare, una forza salvifica, che poi ovviamente non rinuncia a mettere in campo gli strumenti più terrificanti nei confronti di chi rifiuta questa liberazione. Ma c’è sempre alla base una narrazione di tipo assolutamente affascinante nei confronti delle masse». Le forze oppressive capaci di esercitare coercizione si presentano dunque come forze del bene: ecco l’Anticristo. Controllano le parole e i comportamenti, promettono di sconfiggere il Male eliminando il pensiero e le opinioni dissenzienti, pretendono sottomissione totale e, in questo modo, di fatto tolgono all’uomo la capacità di vivere una vita piena. Questa ossessione securitaria ci spinge all’isolamento e alla reclusione, e il potere non assume più la forma di un padre crudele ma di una madre apparentemente buona che si rivela alla fine soffocante e mortifera. A tale riguardo, Vincenzo Gubitosi cita il pensiero di Alexis de Tocqueville, il quale nella Democrazia in America aveva già previsto tale deriva.

«In una delle ultime pagine di questo capolavoro, di quest’opera fondamentale», dice Gubitosi, «Tocqueville dice che vi è un potere immenso, assoluto e tutelare, che si preoccupa costantemente del benessere dei cittadini, facilita i loro piaceri, soddisfa i loro bisogni e sembrerebbe assomigliare all’autorità paterna. L’autorità paterna dovrebbe avere lo scopo di chiamare gli uomini alla virilità, all’età matura, invece l’autorità di cui parla Tocqueville ha l’obiettivo di fissare irrevocabilmente gli uomini nell’infanzia».

Questa autorità perversamente materna leva a uomini e donne «il disturbo di pensare e la pena di vivere», dunque li priva della loro umanità. E lo fa con armi subdole, fingendo di operare per il bene. Come Tocqueville prevedeva e come Thiel in parte suggerisce, siamo in una epoca di Grandi Madri che dietro un’apparenza accogliente e benefica si rivelano terribili e divoranti. Curiosamente, attorno a questo aspetto distruttivo del femminile si era mosso Lars Von Trier in un film del 2009 intitolato – guarda un po’ – Antichrist. Breve ripasso: nella pellicola due coniugi, chiamati semplicemente Lui e Lei, cercano di sopravvivere alla morte del figlioletto, caduto da una finestra mentre la coppia era impegnata in un rapporto sessuale. Si ritirano in una casa persa nel bosco di Eden (pensa un po’). Si tratta però di un paradiso mostruoso, in cui maschio e femmina verranno presto a confliggere selvaggiamente. Il film inscena la lotta fra Apollo e Dioniso, istinto e ragione, natura e artificio. La natura (femminile) appare in effetti mostruosa, umida, lasciva e terribile. E di fronte ad essa il maschio soccombe. Il film si conclude con l’evirazione di lui: ciò che sembra protettivo e curativo si rivela assasino e assetato di sangue. E a ben vedere esattamente così ha funzionato il meccanismo stritolante della “società terapeutica” a cui ci siamo consegnati negli ultimi decenni.

«Stiamo vivendo all’interno di una rivoluzione che è cominciata molto tempo fa», dice Vincenzo Gubitosi, «i cui prodromi si trovano addirittura nella Rivoluzione industriale: oggi siamo solamente a un livello ulteriore di avanzamento. Questa è una rivoluzione tecnica che porta gli uomini a vivere una vita immatura, appunto non virile, incapace di giungere veramente a piena maturazione. Viviamo in una società, la società quella tecnico-borghese, che fa di tutto pur di eliminare ogni forma di responsabilità per l’uomo. E appunto l’autorità che vige in queste società, è un’autorità carezzevole, dolce, che sembrerebbe paterna, ma è forse più materna. Tutto è basato sulla soddisfazione immediata del bisogno, che è un elemento tipico dell’età infantile. Ecco il meccanismo che regge la società borghese e che consente la vera oppressione, che è quella di una forma di totalitarismo democratico». Tale totalitarismo è quello contro cui si sono battuti in questi anni i movimenti conservatori, e in parte è l’Anticristo contro cui dice di volersi battere Thiel. Ma qui sorge la domanda: con il controllo tecnologico esercitato in nome della sicurezza dai guru tecnologici non siamo ancora, di nuovo, nella dimora dell’Anticristo? Thiel, dunque, per che squadra gioca?

Autore
Panorama

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