Nicaso: «Il libro di Anastasi su Cortese un atto civile»
- Postato il 8 febbraio 2026
- Notizie
- Di Quotidiano del Sud
- 2 Visualizzazioni
Il Quotidiano del Sud
Nicaso: «Il libro di Anastasi su Cortese un atto civile»

La prefazione di Nicaso al libro di Anastasi sull’ex killer della ‘ndrangheta Cortese che ha spezzato la catena dell’omertà
Capire le mafie dall’esterno è molto difficile. Le loro logiche non sono scritte, non si mostrano apertamente, si imparano vivendo dentro il loro perverso sistema. Per questo i collaboratori di giustizia sono strumenti fondamentali per conoscere e contrastare le organizzazioni criminali: aprono finestre dove prima c’erano solo muri. Senza le loro testimonianze, le mafie resterebbero un’ombra compatta, un potere che cresce nel silenzio.
SEGNI DI APPARTENENZA
Questo libro ricostruisce la storia di Salvatore Cortese, un ex killer della ’ndrangheta, un uomo cresciuto dentro una struttura che imponeva obbedienza e violenza come regole non negoziabili.
Era un tassello di una macchina criminale che controllava traffici, territori e persone tra Calabria, Emilia e Lombardia. I tatuaggi che porta ancora sulle spalle (dal carcere di Favignana a San Michele Arcangelo) non erano simboli estetici, ma segni di appartenenza, di giuramenti e di colpe condivise. La sua vita era avvolta in una trama di violenza che non lasciava margini di fuga.
FASCINAZIONE DEL MALE
Cortese racconta che, negli anni in cui commetteva omicidi, non provava alcun rimorso: tutto gli sembrava normale, quasi un dovere. Non pensava alle conseguenze sulle famiglie delle vittime, nonostante avesse figli. Ricorda perfino di aver bevuto con il figlio di un uomo che aveva ucciso. Pur avendo l’opportunità di una vita stabile lavorando in fabbrica con suo padre, rifiutò quella normalità: voleva vivere “a modo suo”. Negli anni Ottanta, il richiamo dei soldi facili e della vita lussuosa lo spinse sempre più nel traffico di droga e nella ’ndrangheta, da cui si sentiva irresistibilmente attratto, nonostante le sue origini familiari fossero del tutto normali.
PAROLE ANTIDOTO AL TERRORE
«Quando ho deciso di collaborare con la giustizia», racconta Cortese ad Anastasi, «non ho fatto calcoli opportunistici. Avevo una condanna a due anni e dieci mesi, non l’ergastolo da scontare. E mi sono accusato di dieci omicidi. L’ho fatto per uscire da questa porcheria».
La decisione di collaborare con la giustizia ha rappresentato un passaggio decisivo nella vita di Cortese. Chi, come lui, infrange il silenzio in contesti fondati sulla lealtà assoluta sovverte la logica stessa del potere criminale. La parola diventa un antidoto al terrore, la testimonianza uno strumento di conoscenza e di contrasto.
EVOLUZIONE DELLA ‘NDRANGHETA
Attraverso la storia di Cortese, Antonio Anastasi ricostruisce la struttura quotidiana e concreta di un clan influente della ’ndrangheta: una realtà che si regge su rapporti familiari, alleanze economiche e controllo sociale. Non si tratta di un mondo lontano o arcaico: è un sistema moderno, capace di adattarsi, investire, infiltrarsi. Ed è proprio grazie alle parole di chi faceva parte di quel sistema che oggi possiamo comprenderne logiche e vulnerabilità.
Questo libro dialoga idealmente con l’opera che Anastasi ha dedicato al boss Nicolino Grande Aracri, offrendo una lettura coerente e completa del potere della ’ndrangheta cutrese. Guardate nel loro intreccio, le due storie mostrano una verità essenziale: la ‘ndrangheta è un sistema complesso che mette radici, si trasforma e cresce.
LEGGI ANCHE: Metamorfosi di un killer, il libro di Anastasi sul pentito di ‘ndrangheta Cortese – Il Quotidiano del Sud
IL VALORE DELLA TESTIMONIANZA
Leggere queste pagine significa riconoscere il valore civile della testimonianza. Significa capire che le mafie non sono invincibili: il loro punto debole coincide con la voce di chi rompe il silenzio e rifiuta la paura. Senza queste voci, le mafie resterebbero leggenda. Con esse, diventano realtà documentata, smontabile, affrontabile.
Il lavoro di Anastasi è prezioso. Cronista di razza, non sa solo raccontare vicende giudiziarie, ma anche leggere ciò che si muove sotto la superficie, collegare i fatti, riconoscere le continuità, i silenzi, le zone d’ombra. Non indulge nel mito, non cerca eroi né demoni: restituisce la realtà per quello che è, con precisione e responsabilità. In un tempo in cui la narrazione delle mafie rischia spesso di ridursi a stereotipo, spettacolo o folklore, questo libro riporta l’attenzione su ciò che conta: il potere concreto della violenza e la possibilità reale di spezzarlo.
LA SCELTA GIUSTA
La storia di Cortese dimostra che i sistemi criminali non sono blocchi monolitici. Sono reti fatte di persone. E quando una persona decide di rompere la rete, la rete si incrina. Questo libro è, dunque, più di un racconto. È un atto civile. Ricorda che la mafia non è invincibile. Ricorda che il silenzio non è destino. Ricorda che la parola può essere una lama capace di aprire spiragli di verità dove per anni c’è stato solo buio. Perché la ‘ndrangheta vive finché non la si guarda in faccia.
E viene messa in discussione quando qualcuno trova il coraggio di dire: “Io non ci sto più.” E non importa se nella vita ha fatto il killer o il faccendiere. Conta solo che adesso abbia deciso da che parte stare.
Il Quotidiano del Sud.
Nicaso: «Il libro di Anastasi su Cortese un atto civile»