Nessuna notizia di Ahmadreza Djalali: cresce l’allarme per il ricercatore dell’Università del Piemonte Orientale detenuto in Iran
- Postato il 4 marzo 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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NOVARA – Non ci sono più notizie di Ahmadreza Djalali, il medico e ricercatore dell’Università del Piemonte Orientale arrestato in Iran nel 2016 e detenuto da dieci anni a Teheran, nel carcere di Evin. Condannato a morte nel 2017 con l’accusa di spionaggio, Djalali si trova oggi in una situazione che, dopo l’attacco USA e Israeliano all’Iran, è sempre più drammatica e fuori controllo.
Il silenzio e il timore per la sua salute
Secondo quanto emerge nelle ultime ore, nel carcere di Evin le guardie avrebbero abbandonato la struttura, lasciando i detenuti in condizioni di estrema precarietà. Le consegne di cibo si sarebbero fermate e i prigionieri rischierebbero di restare rinchiusi senza rifornimenti. Una situazione definita “critica” dalle organizzazioni che seguono il caso.
La moglie, Vida Mehrannia, non ha più avuto contatti con lui. Il silenzio si aggiunge a una condizione sanitaria già fragile: negli ultimi anni le condizioni di salute di Djalali si erano progressivamente aggravate, anche a causa della lunga detenzione e delle cure mediche ritenute insufficienti. Ora il rischio è quello di un ulteriore e rapido peggioramento.
L’allarme delle organizzazioni per i diritti umani
A rilanciare l’allarme è la Iran Human Rights Society, che parla apertamente di stato di emergenza all’interno del carcere di Evin. Le testimonianze e le immagini diffuse nelle ultime ore mostrerebbero detenuti trasferiti in catene e bendati, in un clima di caos e tensione crescente.
Secondo l’organizzazione, vi sarebbe anche il timore che i prigionieri possano essere utilizzati come scudi umani in caso di possibili bombardamenti o attacchi mirati. Un’ipotesi che, se confermata, aggraverebbe ulteriormente un quadro già segnato da gravi violazioni dei diritti umani.
Novara mobilitata: “Non lasciamolo solo”
Novara, città dove Djalali ha lavorato come ricercatore, continua a restare al suo fianco. Le mobilitazioni non si fermano e si susseguono appelli per la sua liberazione, rivolti alle autorità italiane ed europee affinché intensifichino ogni sforzo diplomatico possibile.
Il caso di Ahmadreza Djalali è da anni al centro dell’attenzione internazionale, ma oggi l’assenza di notizie e il vuoto di comunicazioni rendono la situazione ancora più angosciante. Il timore condiviso è che, in un contesto di instabilità e tensioni crescenti, la sua vita possa essere in pericolo imminente.
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