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Nell’aeroporto di Milano Linate è caos con il nuovo sistema di controllo passaporti

  • Postato il 14 aprile 2026
  • Notizie
  • Di SiViaggia.it
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Nell’aeroporto di Milano Linate è caos con il nuovo sistema di controllo passaporti

Il passaggio ai controlli digitali nell’aeroporto di Linate sta dando qualche problema: nonostante l’iniziale entusiasmo per la rimozione dei timbri con un sistema EES per adeguarsi al resto dell’Unione Europea, lo scalo lombardo sta attraversando un periodo complicato.

La misura EES operativa dal 10 aprile sta creando caos, la tecnologia di controllo passaporti è già andato in tilt. Ecco cosa è successo.

Il caos nell’aeroporto di Milano Linate

Il nuovo sistema di controllo passaporti EES è partito ufficialmente dal 10 aprile e già il 12 aprile Milano Linate ha dovuto affrontare i primi problemi con un volo partito quasi vuoto. L’airbus A319 di easyJet che doveva portare 148 passeggeri a Manchester è decollato con solo 27 persone a bordo mentre gli altri sono rimasti a terra bloccati ai controlli per code infinite che non si smaltivano.

Il volo era previsto per le 11:00. Il comandante ha aspettato quasi un’ora, poi ha dovuto scegliere: con l’equipaggio vicino ai limiti legali del turno di lavoro, non c’era altra opzione. Ha staccato i freni con poco più di un quinto dei passeggeri previsti a bordo. Una scena che in pochi si aspettavano di vedere in uno degli scali più trafficati d’Italia. La compagnia ha fatto sapere che ai passeggeri rimasti a terra è stata offerta una riprotezione gratuita su altri voli e ha puntato il dito contro le autorità di frontiera.

Il messaggio è chiaro: la compagnia non si considera responsabile. E tecnicamente ha ragione perché i controlli doganali dipendono dai ministeri degli Interni, non dalle compagnie né dagli aeroporti ma questo non ha calmato chi domenica mattina si è trovato sul marciapiede di Linate con un biglietto in mano e nessun volo da prendere.

I problemi del nuovo sistema

Alla radice del problema c’è l’EES, l’Entry/Exit System, il nuovo sistema europeo entrato in vigore il 10 aprile. L’idea era modernizzare i controlli alle frontiere: niente più timbri sul passaporto, ma scansione del volto e delle impronte digitali. Più veloce, più sicuro, più al passo coi tempi.

Il punto critico è il cosiddetto “primo ingresso“: la prima volta che un viaggiatore passa la frontiera dopo l’attivazione del sistema, la procedura richiede la raccolta completa dei dati biometrici. Foto, impronte, dati anagrafici dal documento, data e luogo di ingresso. Un processo che può richiedere dai 3 ai 5 minuti a persona. Moltiplicato per centinaia di passeggeri tutti nella stessa condizione, perché il sistema era appena partito, il risultato è un imbuto da cui non si usciva.

A Milano Linate, stando a quanto emerso, le attrezzature disponibili non erano sufficienti per i volumi di traffico, e il personale ha faticato a gestire le code. Non un guasto tecnico, almeno non nel senso classico del termine. Più una combinazione di impreparazione logistica e di una curva d’apprendimento che qualcuno avrebbe dovuto anticipare. Attualmente a Linate si è tornati a un controllo manuale, in attesa di capire come superare il problema e velocizzare le procedure.

Non è un caso isolato. In tutta Europa, in questi giorni, diversi aeroporti hanno dovuto tornare ai controlli manuali proprio perché il sistema non reggeva. Mesi fa, l’associazione Aci Europe che riunisce le società di gestione aeroportuale europee aveva chiesto di posticipare il lancio, avvertendo che il rischio caos era concreto ma non è stata ascoltata.

Autore
SiViaggia.it

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