Nel savonese una impresa su sette è di cittadini stranieri: l’edilizia primeggia tra i settori economici
- Postato il 24 marzo 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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La Liguria si conferma una delle regioni italiane con la più alta incidenza di imprese a guida straniera. Alla fine del 2024 si contano 26.377 imprese condotte da immigrati, pari al 16,7% del totale regionale, un valore nettamente superiore alla media nazionale (11,3%) e il più elevato tra le regioni del Nord-Ovest. Il dinamismo del settore è testimoniato da una crescita straordinaria: negli ultimi dieci anni (2014-2024), mentre le imprese guidate da nati in Italia sono calate del 9,2%, quelle immigrate sono cresciute del 44,3% (ben oltre il +27,1% della media nazionale). Anche nell’ultimo anno il trend resta positivo (+4,1%), segnalando una forte capacità di resilienza.
Negli ultimi anni, l’imprenditoria immigrata ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel tessuto economico ligure, contribuendo in modo significativo alla vitalità del territorio. I dati mostrano una presenza particolarmente forte in alcune province: a Genova si contano oltre 14.700 imprese guidate da cittadini stranieri, pari al 17,5% del totale, mentre a Imperia si superano le 4.800 unità, arrivando a sfiorare il 20%. Si tratta di valori nettamente superiori alla media nazionale, segno di un radicamento solido e in continua evoluzione.
Questo dinamismo riflette una realtà imprenditoriale sempre più diversificata, sia per provenienza geografica sia per ambiti di attività. La maggioranza delle imprese è gestita da persone provenienti da Paesi extraeuropei (84,4%), una quota superiore a quella registrata a livello nazionale. Le imprese femminili rappresentano quasi un quinto del totale, con una presenza particolarmente significativa nella provincia di La Spezia, mentre la componente giovanile si attesta al 14,7%, indicando un ricambio generazionale vivace.
Dal punto di vista settoriale, emerge una forte concentrazione nel comparto delle costruzioni, che raccoglie quasi il 40% delle attività. Seguono il commercio e il settore dell’alloggio e della ristorazione, ambiti strettamente legati anche allo sviluppo turistico della regione. Le altre attività di servizi e la manifattura, pur con quote più contenute, completano un quadro economico variegato.
Le differenze tra le province sono evidenti: Savona e Imperia mostrano una maggiore vocazione per le attività industriali e artigianali, mentre Genova e La Spezia si distinguono per una presenza più marcata nel terziario e nei servizi. Questa distribuzione riflette sia le caratteristiche economiche locali sia le opportunità offerte dai diversi contesti territoriali.
Per quanto riguarda le nazionalità, gli imprenditori di origine albanese rappresentano il gruppo più numeroso, seguiti da marocchini, rumeni, ecuadoriani e tunisini. Anche in questo caso, non mancano le specificità locali: a Savona prevale nettamente la componente albanese, mentre a Genova si registra una forte presenza di comunità ecuadoriane e senegalesi, legata a una lunga tradizione migratoria e commerciale.
Nel complesso, l’imprenditoria immigrata in Liguria conferma un modello già diffuso in Italia: una forte presenza nei settori a maggiore intensità di lavoro manuale, ma anche una crescente capacità di inserirsi in ambiti strategici come il turismo e i servizi. Un contributo fondamentale non solo per colmare carenze del mercato del lavoro, ma anche per rendere l’economia locale più dinamica, inclusiva e aperta al cambiamento.
“I numeri del Rapporto IDOS confermano che il fenomeno migratorio non può più essere interpretato come un’emergenza, ma come una dimensione strutturale dell’economia anche nella nostra regione – commenta il Presidente di CNA Liguria Gianluca Gattini -. In un contesto caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione e da un calo della natalità, l’immigrazione rappresenta la principale leva per il ricambio generazionale e per la tenuta del nostro sistema produttivo”.
“In Liguria, settori chiave come l’edilizia e il manifatturiero registrano crescenti difficoltà nel reperimento di manodopera qualificata: l’inserimento regolare di lavoratori stranieri è oggi un’opportunità economica e un elemento di equilibrio sociale necessario. Come CNA, sosteniamo un modello fondato sulla legalità e sulla qualificazione professionale, superando la logica emergenziale attraverso iniziative come i “corridoi professionali” e la formazione nei Paesi d’origine, sul modello del progetto che stiamo portando avanti con l’Egitto. Le nostre piccole imprese non sono solo luoghi di produzione, ma spazi di integrazione che garantiscono continuità a filiere storiche del Made in Italy” conclude.
I DATI SAVONESI
Sono 3.887 le imprese di immigrati, il 14,7 per cento a livello ligure, 13,6 per cento a livello di aziende complessive presenti sul territorio, l’83,4 per cento da Paesi extra UE, il 19,7 per cento di imprese femminili, e il 16,4 per cento giovanili.
Analizzando i settori: 3,1 per cento nell’Agricoltura, 51,2 per cento nelle Costruzioni e il 42 per cento nei Servizi.
Percentuali sui comparti: Costruzioni 47,6, Commercio 18,5, Alberghi e Ristoranti 11,3, altre attività di Servizi 4,6.
I titolari di imprese nati all’estero ammonta a 3.026: il 14,7 per cento a livello ligure, il 20,6 per cento sono donne.
Per quanto riguarda la mappa geografica: Albania 38,4 per cento, Marocco 11 per cento, Romania 9,3 per cento, Bangladesh 6 per cento e Egitto 4,6 per cento.