Nel filo del tempo: solo chi si ricorda di sé può dire di vivere veramente…(Gurdjieff)
- Postato il 13 gennaio 2026
- Antropologia Filosofica
- Di Paese Italia Press
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Sono passate epoche. Passeranno cerchi e orizzonti, e la vita avrà sempre la sua grandezza. Bisogna sempre considerarla e attraversarla con maestosa profondità. Partiamo da un presupposto: io ci sono perché vivo, e vivo perché la vita c’è. Se la vita c’è, io ci sono.
È proprio vero che la vecchiaia assorbe il tempo? Il tempo si dilata negli anni, e ciò che resta è il ricordo di aver vissuto veramente. Ricordare, in fondo, è aver vissuto la profondità della vita, ancorandola alla propria esistenza. Ciò che si ricorda con il senso del terribile della fugacità è ciò che vorremmo non fosse diventato passato.
Ricordarsi di sé: questo è il filo che lega il tempo vissuto al tempo presente. C’è sempre un passato che resta come una corda tesa dall’infanzia alla giovinezza
Poi gli anni sembrano scomparire, sparire, smarrirsi. Poi ritornano, per restare fedeli a una visione di tempo che non è più raggiungibile, perché è completamente dentro un immaginario percepibile, ma che non si può più toccare.
Cercando di toccare visione e immaginario, si diventa come fantasmi o si entra nel gioco delle finzioni. Ricompare così il ricordo, perché “…solo chi si ricorda di sé può dire di vivere veramente…”, a dirla con Georges I. Gurdjieff*.
La vita è religiosità legata a ciò che si può ricordare. Ho dentro di me tutta la mia vita e sono diventato vecchio perché l’ho abitata, praticandola.
Ciò non significa conoscerla. Mi sono impossessato della mia vita come ho saputo fare, e la bellezza di tutto sta nel non rimpiangere nulla e, tanto più, nel non scheggiarla con la potenza della nostalgia. Perché verrebbe disturbato e deturpato il quotidiano. Certo, questo non significa bruciare la nostalgia. Occorre non farsi aggredire. La nostalgia c’è sempre. Bisogna avere il coraggio di possederla senza farsi possedere.
Ecco perché i ricordi sono fondamentali: fanno la memoria. Non si può vivere dentro la memoria; saremmo dei cercatori di vento. Bisogna saper vivere nel tempo e diventare viandanti dei giorni, tra il limite dell’aurora e la capacità di ascoltare l’attesa del tramonto. Senza la volontà della perfezione, non ci sarà quella vita interiore che accarezza il corpo.
Siamo anima. Siamo fisicità. Antico equilibrio che dalle caverne ci ha condotto al mondo astrale. Ho bisogno di equilibrio, ovvero di armonia. Io, noi. Se fossi o fossimo veramente antichi, non ci porremmo dilemmi. C’è da capire, comunque, che ogni tempo che viviamo è moderno.
Noi siamo un tempo moderno. Possiamo portare con noi tutta la tradizione possibile e la memoria immensa delle nostre eredità, ma restiamo abitanti della modernità perché siamo esseri contemporanei nel moderno. Non si tratta di idee, ma di contenuti che formano il pensiero. Siamo come farfalle. Qual è la durata di una farfalla? “L’uomo moderno vive nel sonno; nato nel sonno, egli muore nel sonno… un uomo, se vuole realmente conoscere, deve innanzi tutto riflettere sulla maniera di svegliarsi”, mi suggerisce ancora Gurdjieff*.
Abbiamo bisogno di svegliarci, superando il sonno che il tempo ha penetrato nella nostra coscienza. O forse dovremmo restare svegli anche nel sonno? La vita ha realtà solamente se noi ci siamo nella vita. Altrimenti, cosa saremmo e la nostra vita cosa sarebbe? Accettiamo il non esserci più?
Se ricordiamo, ci siamo. Fino a quando abbiamo la forza, la capacità e la volontà di ricordare, noi siamo viventi. Ovvero: io vivo. Dopo c’è la mancanza, non solo del ricordo, ma di tutto. Ebbene, non posso non pensare al ricordo come alla vera grandezza dell’anima. Dobbiamo creare l’equilibrio nel tempo con la consapevolezza che non è assolutamente ragione, bensì un ingresso nelle stanze del mistero, che restano il labirinto dell’anima.
Pensiamo allora di essere farfalle nel vento, che volano leggere nel giardino dei nostri occhi. Basterà? Bisogna fare in modo che tutto abbia un senso. Ma sono sempre più convinto che soltanto chi non si dimentica vive profondamente.
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George Ivanovic Gurdjieff* filosofo, musicista, scrittore, maestro di danze, miscelatore nel suo insegnamento di varie tradizioni religiose (Aleksandropol´, od. Leninakan, 1877 – Parigi 1949).
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Pierfranco Bruni è nato in Calabria. Archeologo, direttore del Ministero dei Beni Culturali e, dal 31 ottobre 2025, membro del CdA dei Musei e Parchi Archeologici di Melfi e Venosa, nominato dal Ministro della Cultura; presidente del Centro Studi “Francesco Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 è stato Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Incarichi in capo al Ministero della Cultura:
Presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;
Presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;
Segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse” e presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.
Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con studi su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e sulle linee narrative e poetiche del Novecento che richiamano le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale esplora le matrici letterarie dei cantautori italiani e il rapporto tra linguaggio poetico e musica, tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.
Studioso di civiltà mediterranee, Bruni unisce nella sua opera il rigore scientifico alla sensibilità umanistica, ponendo al centro della sua ricerca il dialogo tra le culture, la memoria storica e la bellezza come forma di identità.
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