‘Ndrangheta, chat criptate svelano l’arsenale dei Molé

  • Postato il 28 marzo 2026
  • 'Ndrangheta
  • Di Quotidiano del Sud
  • 2 Visualizzazioni

Il Quotidiano del Sud
‘Ndrangheta, chat criptate svelano l’arsenale dei Molé

Scoperto arsenale di armi clandestine. La DDA di Reggio Calabria e la Guardia di Finanza hanno arrestato tre uomini legati alla cosca Molé di Gioia Tauro. Nell’inchiesta: kalashnikov, tritolo e una pistola mitragliatrice della Seconda guerra mondiale


GIOIA TAURO – Kalashnikov fotografati e scambiati via chat criptate, 600 grammi di tritolo proveniente dall’ex Jugoslavia e una pistola mitragliatrice tedesca della Seconda guerra mondiale. Non è il catalogo di un museo bellico. È quello che la Guardia di Finanza ha ricostruito nell’indagine che ha portato all’arresto di tre uomini a Gioia Tauro, accusati di detenzione e vendita illegale di armi da guerra, armi clandestine e ricettazione.

ARSENALE ARMI CLANDESTINE DELLA COSCA MOLÈ


L’operazione è stata eseguita dal Comando provinciale della GdF con il supporto dello Scico e della componente aerea delle Fiamme Gialle, su ordinanza del gip Andrea Iacovelli. Due degli indagati sono finiti in carcere: Vincenzo Condello, 35 anni, e Salvatore Infantino, detto “Testazza”, 39 anni. Per Vincenzo Severino, 43 anni, il giudice ha disposto gli arresti domiciliari. L’indagine è coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, su richiesta del procuratore Giuseppe Borrelli, dell’aggiunto Stefano Musolino e del sostituto Lucia Spirito.

LE CHAT CRIPTATE


Il Nucleo di Polizia economica finanziaria e il Gico hanno aperto il caso analizzando conversazioni cifrate riconducibili agli indagati. Nelle chat giravano foto di kalashnikov: le stesse armi che i Carabinieri, nel gennaio 2025, avevano trovato interrate nelle campagne di Gioia Tauro. Sulle armi erano presenti le impronte digitali degli arrestati.
Il quadro che emerge è quello di un vero e proprio mercato clandestino: le armi venivano fotografate, offerte e scambiate con acquirenti in parte ancora non identificati.

ARSENALE ARMI, IL RUOLO DI INFANTINO E LA COSCA MOLÈ


Su Infantino la DDA contesta anche l’aggravante del metodo mafioso. Secondo gli inquirenti, avrebbe favorito la cosca Molé di Gioia Tauro. A sostenerlo non ci sono solo le intercettazioni: diversi collaboratori di giustizia lo descrivono come figura vicina agli ambienti della ‘ndrangheta locale.
Nelle carte, i magistrati scrivono che Infantino «era assolutamente funzionale al rafforzamento militare e alla conservazione del potere politico criminale della cosca Molé».

LA FAIDA CON I PIROMALLI

L’inchiesta va letta anche sullo sfondo della tensione irrisolta tra i Molé e i Piromalli, le due cosche storicamente in lotta per il controllo di Gioia Tauro. Nel 2008, quella faida aveva portato all’omicidio del boss Rocco Molé.
Secondo i magistrati, l’arsenale accumulato non era casuale: la cosca «si stava riorganizzando militarmente, dotandosi di armi al fine di tutelarsi e reagire rispetto a eventuali ulteriori azioni da parte dei Piromalli». Un’escalation preparata nel silenzio delle chat criptate, interrotta prima che potesse tradursi in altro.

LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta, armi da guerra trovate a Gioia Tauro

Il Quotidiano del Sud.
‘Ndrangheta, chat criptate svelano l’arsenale dei Molé

Autore
Quotidiano del Sud

Potrebbero anche piacerti