NBA Freestyle | La triste parabola di Trae Young, finito nella “Siberia” della Lega
- Postato il 9 gennaio 2026
- Sport
- Di Il Fatto Quotidiano
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La triste parabola di Trae Young
Era questione di tempo la sua cessione. È finito ai Washington Wizards, la “Siberia” della NBA. Scelto da Dallas nel Draft del 2018. Scambiato però subito con gli Hawks per Luka Doncic e una prima scelta. Grande idea, allora, cara Atlanta. Non c’è che dire. Al netto della scelta fatta poi di recente dai Mavericks, che hanno spedito ai Lakers la stella slovena. Trae Young non ha mai sfondato. Entrato nella NBA come una sorta di “nuovo” Steph Curry, anno dopo anno è emerso per quello che probabilmente è sempre stato. Un giocatore dal grande talento, ma inconsistente, troppo debole fisicamente, incapace di guidare una squadra in un contesto vincente. Grandi numeri, poche vittorie. Eternamente in bilico tra due status. Troppo forte per essere messo da parte. Troppo debole per affidargli una squadra come stella di prima grandezza. Non una bella situazione. Quest’anno, aveva toccato il fondo in quanto a cifre. Nemmeno 20 punti di media, conditi con la peggior percentuale da tre della carriera (30,5%) nelle dieci partite giocate. Non è mai stato uno scienziato nella selezione dei tiri. In più, Young è uno che paghi veramente caro in difesa per tante ragioni, tra cui la stazza (1.88). Cosa rimane? Uno che sa come “trattare” la palla. Potenzialmente, uno dei migliori e più versatili passatori attualmente nella NBA, nonché detentore di uno dei tiri a parabola alta più efficaci dopo aver superato il proprio difensore dal palleggio. Ma per condurre una squadra con ambizioni, guardate pure da un’altra parte.
Deni Avdija di Portland è un All Star
Signore e Signori, questo qui è spuntato (quasi) dal nulla e Portland, così come la NBA, deve solo ringraziare. Attenzione, non è che nel frattempo stia guidando i Blazers verso le vette della lega, in stile Clyde “The Glide” Drexler. Sono solo noni a Ovest. Tuttavia, l’ex Maccabi è giocatore su cui poter costruire qualcosa di importante. Avdija segna definitivamente il ritorno dei grandi penetratori. Alla JR Rider di Minnesota (gran talento, piccola testa…), alla Sean Elliot di San Antonio, alla Kevin Johnson di Phoenix. Gente che sfrutta il pick and roll centrale per puntare l’avversario dal palleggio e andare fino in fondo. Una gioia per gli occhi. La stella dei Blazers è efficacissima (e molto creativa) nelle decisioni in palleggio, con un notevole cambio di direzione tra le gambe. Sfrutta il blocco, finta l’entrata verso destra, poi cross over verso il lato opposto, e via verso il ferro. Fortissimo fisicamente, è in grado di reggere i contatti in area e concludere in appoggio anche contro i centri molto più alti. Grande feeling per il gioco, grande senso del canestro, grande sensibilità di tocco in avvicinamento, maestro del penetra e scarica. Ha pure un movimento di tiro molto bello da vedere. Sull’efficacia da tre, 36% per adesso, ci si può ancora lavorare. Non è malaccio, ma non è che se ti distrai per un attimo lo scambi per Mark Price o Dale Ellis. Sta segnando 26,3 di media, con 7 assist e 7,2 rimbalzi. Praticamente, un All Star.
LaMelo Ball, solita storia?
Wow, che spettacolo quel passaggio. Hai visto il palleggio dietro schiena in traffico contro due difensori? Ti rendi conto del tiro fuori equilibrio che ha messo dentro? Se non hai talento, queste cose non le puoi nemmeno pensare. È vero. Verissimo. E LaMelo Ball di talento ne ha a carrettate. Lui fa grandi numeri e grandi giocate. Probabilmente, può essere considerato uno dei giocatori più spettacolari della NBA. Palla in mano, fa e disfa a piacimento. Tratta la sfera come uno yo-yo, cambia direzione tra le gambe in stile Tim Hardaway (padre del giocatore in maglia Denver), serve i passaggi in no-look con la stessa verve imprevedibile di Jason Williams. Gioca con tanta fiducia, sembra divertirsi, non ha paura di osare. Ma la vera domanda è: sa anche vincere? Tutto ciò serve a qualcosa? Gli Hornets sono dodicesimi a Est anche quest’anno. Nessuna novità ormai da diverse stagioni. Forse dovrebbe cambiare aria. Il dubbio che si aggira nella lega da qualche tempo è: gli importa veramente vincere? Ha quella scintilla che serve? Perché Kobe Bryant era Kobe Bryant non solo per quello che sapeva fare in campo tecnicamente. Kobe era un vincente nell’anima. Rischia di diventare un talento sprecato.
That’s all Folks!
Alla prossima settimana.
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