Natura e mitologia nel nuovo calendario illustrato di Epson. Un omaggio alla sfera femminile
- Postato il 15 gennaio 2026
- Fumetti
- Di Artribune
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Dodici illustrazioni per altrettanti mesi dell’anno, ognuno dei quali dedicato a una divinità femminile: da Guanyin (dea associata alla compassione venerata dai buddhisti Mahayana) a Pachamama (che in lingua quechua significa “Madre Terra”), passando per Venere e Mami Wata (divinità africana collegata all’elemento acqua). Sono loro le figure protagoniste del nuovo Calendario Epson firmato da Gloria Pizzilli, disegnatrice già alla prova con importanti testate e brand globali – tra gli altri The New Yorker, New York Times, L’Espresso e Corriere della Sera. Nota per le sue immagini colorate dedicate alla sfera femminile, sempre sospese tra sogno e sensualità, l’artista è stata scelta da Gianluca Folì come autrice dell’almanacco 2026, riassunto nel titolo Divinae – un tributo alla forza e alla maestosità della donna. Abbiamo incontrato il direttore artistico del calendario, per comprendere le ambizioni del progetto e le sue evoluzioni in oltre 20 anni di attività.
Intervista a Gianluca Folì, direttore artistico del Calendario Epson
Partirei dalle basi: raccontami innanzitutto cos’è il Calendario Epson. Con quali finalità è nato e come si è evoluto nel corso del tempo?
Il Calendario Epson nasce come progetto di ricerca e dimostrazione delle potenzialità della stampa fotografica digitale, in un momento storico in cui il passaggio dall’analogico al digitale era tutt’altro che scontato. Nel tempo, però, il calendario ha smesso di essere solo una vetrina tecnologica per diventare uno spazio di sperimentazione visiva e narrativa. L’apertura progressiva all’illustrazione ha segnato un passaggio importante: non più soltanto la riproduzione fedele del reale, ma la costruzione di mondi, immaginari, visioni. In tal senso il calendario si è trasformato in un oggetto culturale vero e proprio, capace di interpretare il presente attraverso i suoi autori e loro linguaggi.

Il progetto nasce nel 2000 con l’intento di dimostrare l’alta qualità della stampa fotografica digitale, aprendosi poi al mondo dell’illustrazione. Insieme a Elisa Macellari, Manuele Fior, Marco Goran Romano (e altri) sei stato uno degli artisti coinvolti. In che anno sei passato alla direzione artistica?
Dopo aver realizzato il calendario del 2021 come autore, mi sono reso conto che il progetto aveva un potenziale ulteriore, soprattutto sul piano curatoriale. Ho proposto al team di Epson Italia di affiancarli a uno sguardo più strutturato e continuo, che potesse dare coerenza e direzione alla collana dedicata all’illustrazione. Quella che inizialmente era una disponibilità a “dare una mano” si è trasformata nel 2022 in un ruolo vero e proprio di direzione artistica. L’idea era, ed è tuttora, quella di costruire nel tempo un racconto fatto di autori diversi uniti da una visione e da un’attenzione costante alla qualità, non solo tecnica ma anche concettuale.
Gli artisti del Calendario Epson
In base a quali aspetti hai scelto gli artisti da coinvolgere nel progetto?
La scelta degli artisti non segue una logica di tendenza o di pura riconoscibilità. Mi interessa lavorare con autori che abbiano una voce chiara, una visione personale e un rapporto consapevole con l’immagine, indipendentemente dalla loro notorietà. Un aspetto fondamentale è la capacità di sostenere un progetto lungo come un calendario, che richiede coerenza nel dialogo e una visione che vada oltre la singola immagine. In questo senso, la direzione artistica è più vicina a un lavoro curatoriale che a una semplice selezione di stili.
Il Calendario Epson 2026 si intitola Divinae, ed è un tributo alla forza e alla maestosità femminile. Che intenzioni hanno guidato l’opera di quest’anno e la scelta del tema?
Divinae nasce da una riflessione sul modo in cui il femminile è stato raccontato e mitizzato nel corso della storia. L’idea sviluppata con Gloria Pizzilli non era celebrare una “dea” ideale o astratta, ma indagare la pluralità delle forme del sacro femminile, attraversando culture, epoche e geografie diverse. Le divinità diventano strumenti per parlare di potere, cura, distruzione, generazione, ambiguità. In un momento storico in cui il discorso sul femminile rischia spesso di irrigidirsi in categorie o slogan, Divinae prova a restituire complessità, contraddizione e stratificazione simbolica.
Il calendario firmato da Gloria Pizzilli
Ognuno dei mesi è dedicato a una divinità femminile: Afrodite, Diana e Iside (per citare le più note), ma anche Pachamama, Mami Wata, Guanyin. Sfogliandolo si intraprende un viaggio tra mondi e culture lontane…
La scelta di affiancare divinità appartenenti a tradizioni molto distanti tra loro nasce dal desiderio di rompere una gerarchia culturale implicita. Mettere sullo stesso piano Afrodite, Pachamama, Mami Wata o Guanyin significa riconoscere che il sacro femminile è una costante antropologica, declinata in forme diverse ma tutte profondamente connesse. Sfogliando il calendario si attraversano mondi lontani, ma il viaggio non è esotico: è un percorso di risonanze, dove miti apparentemente distanti iniziano a parlarsi, a riflettersi l’uno nell’altro, suggerendo una lettura trasversale e contemporanea.
Le divinità disegnate da Gloria Pizzilli sono raffigurate intrecciate fra loro oppure attorcigliate a figure animali ed elementi naturali. Il tutto con tonalità pastello che attualizzano l’iconografia classica.
Personalmente credo che l’illustrazione abbia la capacità unica di prendere immagini sedimentate nel nostro immaginario collettivo e rimetterle in circolo, senza il peso della fedeltà storica. Il lavoro di Gloria Pizzilli funziona proprio in questa direzione: le divinità non sono icone intoccabili, ma corpi vivi, intrecciati alla natura e agli animali, parte di un sistema fluido e organico. Le tonalità pastello e l’approccio formale contribuiscono a spostare l’iconografia classica su un piano contemporaneo, accessibile, quasi quotidiano. È una dimostrazione di come l’illustrazione possa essere uno strumento potente per attualizzare il mito, rendendolo nuovamente abitabile.
Fa riflettere che, in un’epoca iperdigitale, un oggetto per certi versi “antiquato” come il calendario sia scelto da una grande azienda come veicolo di contenuti e strumento di promozione. Come si evolverà il Calendario Epson?
Sì, è vero, il calendario è un oggetto “antiquato” ma solo in apparenza. Proprio perché non è più indispensabile, oggi può permettersi di essere significativo. Un oggetto fisico che accompagna il tempo lento di un anno intero acquista un valore quasi contro-culturale. Credo che il futuro del Calendario Epson stia proprio qui, nel continuare a essere un oggetto editoriale ibrido, a metà tra arte, design e comunicazione.
Alex Urso
L’articolo "Natura e mitologia nel nuovo calendario illustrato di Epson. Un omaggio alla sfera femminile" è apparso per la prima volta su Artribune®.