Muore in un incidente stradale, a travolgerla (forse) un prete. Lui: “Pensavo fosse una pietra”
- Postato il 5 aprile 2025
- Cronaca
- Di Blitz
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Fabiana Chiarappa, 32 anni, soccorritrice del 118 e rugbista, ha perso la vita in un tragico incidente stradale sulla provinciale che collega Turi e Putignano, in provincia di Bari. La donna era in sella alla sua moto quando, secondo le ricostruzioni, sarebbe stata colpita da un’auto che l’avrebbe fatta finire fuori strada. Alla guida ci sarebbe stato un sacerdote barese, ora indagato per omicidio stradale e omissione di soccorso. L’uomo non si sarebbe fermato dopo l’impatto. È stato ascoltato dalla pm Ileana Ramundo, titolare del fascicolo.
L’allarme degli amici e la tragica scoperta
Fabiana stava rientrando a Cellamare dopo aver incontrato alcuni colleghi del 118 per un caffè. L’accordo era di rivedersi al distributore: lei in moto, gli altri in auto. Non vedendola arrivare, gli amici hanno deciso di tornare indietro lungo il tragitto. Così hanno trovato prima la moto a terra, gravemente danneggiata, poi il corpo senza vita della donna, reso irriconoscibile dall’impatto.
Grazie ai filmati delle videocamere, i carabinieri sono riusciti a risalire al presunto investitore. Non è ancora certo se Fabiana fosse caduta o si fosse fermata, ma appare chiaro che l’auto del sacerdote l’avrebbe travolta. L’uomo, secondo gli investigatori, non si è fermato a prestare soccorso. Sarà l’autopsia a chiarire definitivamente le cause del decesso.
La versione del prete
Il sacerdote – a quanto si apprende – ha chiamato il suo avvocato e ha riferito di essere passato, alla guida della sua auto, nella zona in cui la ragazza è stata travolta e uccisa e ha detto di aver sentito un colpo provenire da sotto la sua auto (“come se avessi travolto una pietra”, ha spiegato). Il parroco ha detto di aver percorso la zona dell’incidente nello stesso orario in cui la giovane è stata travolta da un autoveicolo, tra le 20.30 e le 21.00.
Il legale gli ha detto di andare dai carabinieri e di riferire i fatti, cosa che don Nicola D’Onghia ha fatto. È stato quindi ascoltato sia dai militari sia dalla pm Ileana Ramundo, alla presenza dei difensori, Federico Straziota e Vita Mansueto. Agli investigatori ha ribadito i fatti già riferiti ai suoi legali. Secondo la versione difensiva, la ragazza sarebbe caduta autonomamente dalla sua moto e poi sarebbe stata travolta da un’auto che potrebbe anche non essere quella del sacerdote indagato. Le indagini puntano ora a chiarire quante auto siano passate nella zona dell’incidente e se altri siano i responsabili della morte della giovane.
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