Morto Carlo Petrini, fondatore di Slow Food: dalla Fionda di Albenga alla cittadinanza di Laigueglia. Il suo segno in Liguria
- Postato il 22 maggio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Liguria. Il mondo della cultura, dell’ambiente e della gastronomia piange la scomparsa di Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food, morto ieri sera all’età di 76 anni nella sua casa di Bra, nel Cuneese, lasciando un’eredità intellettuale e culturale consolidatasi grazie al suo approccio alla gastronomia che ha cambiato radicalmente il nostro modo di intendere il rapporto con la terra e con il cibo
Bene comune, biodiversità e relazioni umane sono i pilastri della “chiocciolina”, il “movimento” da lui guidato fin dalla fondazione nel 1986: Petrini ha ridefinito il concetto di qualità attraverso il celebreo motto “buono, pulito, giusto”, di fatto cambiando le abitudini (e la consapevolezza) alimentari di milioni di persone.
“Chi semina utopia, raccoglie realtà“, amava ripetere Petrini. Una sintesi perfetta per un uomo capace di trasformare intuizioni apparentemente ideali in grandi progetti internazionali. Sotto la sua spinta visionaria sono nate realtà fondamentali come Terra Madre, la rete globale dei produttori creata nel 2004, e l‘Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Più di recente, nel 2017, aveva co-fondato le Comunità Laudato sì, ispirate all’enciclica di Papa Francesco sul rispetto della casa comune. Il suo impegno gli era valso nel 2004 il titolo di “Eroe europeo” da parte del Time Magazine nella categoria degli innovatori, e nel 2013 il prestigioso premio Campione della Terra conferito dall’Unep, l’agenzia ONU per l’ambiente. Scrittore prolifico, aveva firmato testi chiave come Terra Madre. Come non farci mangiare dal cibo e aveva condiviso riflessioni profonde in Un’idea di felicità, scritto a quattro mani con l’amico scrittore Luis Sepúlveda.
Il legame indissolubile con il savonese e la Liguria
Se le radici di “Carlìn” erano saldamente piantate nelle Langhe piemontesi, il suo cuore e la sua azione politica e culturale hanno trovato nel savonese e nella Liguria una seconda casa ideale.
Il messaggio del presidente ligure Marco Bucci
“La scomparsa di Carlo Petrini lascia un enorme vuoto nel panorama della cultura, dell’agricoltura e dell’enogastronomia italiane. Se ne va un grande innovatore che ha saputo guardare alla sostenibilità e al rispetto della natura con un approccio inedito e moderno, rivoluzionando il modo di affrontare questi temi sia a livello nazionale che internazionale. Petrini aveva uno stretto legame con la Liguria, come dimostrano i tanti presidi Slow Food del nostro territorio e le numerose iniziative promosse qui, a partire da Slow Fish di cui l’anno scorso abbiamo celebrato insieme il ventennale. Da parte mia e di tutta la Regione Liguria voglio esprimere il più sincero cordoglio ai suoi cari”. Così il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, alla notizia della scomparsa del fondatore di Slow Food Carlo Petrini.
Il legame con Albenga
Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, aveva anche un forte legame con Albenga, dove nel tempo era stato più volte ospite e protagonista di iniziative culturali e premi legati alla valorizzazione del territorio. Proprio nella città ingauna aveva ricevuto la “Fionda di legno”, riconoscimento simbolico assegnato ai personaggi che si sono distinti per impegno civile e visione, in un contesto in cui Petrini aveva ribadito con forza le sue battaglie a difesa del paesaggio, dell’agricoltura sostenibile e della qualità della vita.
Laigueglia ricorda Carlin Petrini, cittadino onorario fondatore di Slow Food
“Carlo Petrini è in Italia uno dei convinti sostenitori di un’agricoltura maggiormente compatibile individuando in essa anche una modalità di maggiori rese”. Con questa motivazione, il 27 settembre 2013, il consiglio comunale di Laigueglia aveva conferito la cittadinanza onoraria a Carlin Petrini, fondatore di Slow Food. “Una persona dai grandi valori che amava profondamente il borgo – lo ricorda così Giorgio Manfredi, sindaco di Laigueglia dopo la sua scomparsa a 76 anni – Il celebre fondatore di Slow Food ha instaurato un forte legame con il borgo , tanto da farne un vero e proprio modello per la sua filosofia turistica”. Petrini era stato invitato dall’amministrazione comunale e dagli albergatori a Laigueglia, in particolare da Paolo Buscaglia, in occasione della fiera di San Matteo. “E’ una persona molto impegnata, ma ha voluto essere qui con una sua frase molto intensa e bella”. C’è una frase La frase che resterà “patrimonio” di Laigueglia è: “Il turismo del futuro? Parte dai cittadini residenti, dalla loro qualità della vita, dalla capacità di essere felici, dalla loro cura verso la terra che abitano. I turisti arriveranno di conseguenza”. Questa frase fa da promemoria a cittadini e turisti sulla passeggiata di Laigueglia. La cittadinanza a Petrini rientrava nel contesto socio-educativo del progetto “Orto in condotta”, promosso da Slow Food a cui lavoravano 90 bambini della scuola primaria Libero Badarò di Laigueglia, con cui la scuola aveva ottenuto la Bandiera Verde della Fee (Fondazione per l’Educazione Ambientale).
Tra la sponda ligure e quella piemontese esiste da sempre un filo storico legato alle vie del sale, del vino e dell’olio, che Petrini ha saputo valorizzare come pochi altri. Genova è stata per decenni uno dei palcoscenici privilegiati delle riflessioni di Slow Food. Petrini amava profondamente il capoluogo ligure, la sua cucina schietta e l’eroica resistenza dei suoi produttori, dai pescatori ai contadini che coltivano sui muri a secco.
Il legame si è concretizzato in grandi eventi e battaglie storiche sul territorio: su tutto Slow Fish, la manifestazione biennale dedicata alla gastronomia marinara, nata a Genova e nel capoluogo ligure divenuta appuntamento di richiamo internazionale. Petrini ha voluto fortemente che la città della Lanterna fosse la capitale mondiale della pesca sostenibile, trasformando l’evento in un momento di incontro globale tra scienziati, pescatori artigianali e consumatori per discutere della salute dei mari.
Poi i tanti presidi Slow Food nati in tutta la Liguria: Petrini ha lavorato instancabilmente per mappare e salvare dall’estinzione le eccellenze della regione. Dal chinotto di Savona all’aglio di Vessalico, dall’olio extravergine di oliva da cultivar taggiasca fino allo sciroppo di rose della valle Scrivia e ai formaggi delle valli genovesi. Sotto la sua ala, la Liguria è diventata un modello virtuoso di biodiversità da tutelare.
Petrini con Genova aveva un rapporto elettivo particolare: spesso ospite in incontri e manifestazioni culturali, ha sempre stretto orti legami con le istituzioni locali, il mondo dell’associazionismo e i ristoratori della rete dei Custodi del Territorio. Senza mai, però, farsi soggigare: note e ribadite più volte, anche a Genova24, le sue posizioni contro alcune grandi opere considerate pericolose per il delicato equilibrio della nostra terra, dalla diga alla gronda. Per lui la Liguria non era solo una meta gastronomica, ma un esempio vivente di quel paesaggio fragile e bellissimo che l’uomo ha il dovere di proteggere. Ed è questa, oggi, la sua eredità