Morto Álvaro Mangino, uno dei sopravvissuti al disastro aereo delle Ande del 1972: l’incidente, il cannibalismo e i film sulla tragedia

  • Postato il 3 aprile 2025
  • Di Panorama
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Se n’è andato Álvaro Mangino Schmid, uno dei sedici sopravvissuti al disastro aereo sulle Ande del 13 ottobre 1972. L’imprenditore uruguaiano, morto il 29 marzo a Montevideo per complicazioni dovute a una polmonite, aveva raccontato più volte la sua incredibile esperienza, divenuta simbolo di resilienza e disperazione. Nel febbraio dello scorso anno, aveva condiviso una foto dell’ultima volta che era tornato nella Cordigliera, confessando di soffrire per le conseguenze di una malattia che lo tormentava da tempo.

La sua storia – come quella degli altri superstiti – ha ispirato il regista Juan Antonio Bayona nel film La società della neve, candidato agli Oscar e prodotto da Netflix nel 2023. La pellicola è tratta dall’omonimo libro di Pablo Vierci e vede l’attore Juan Caruso nei panni di Mangino.

Morto Álvaro Mangino, uno dei sopravvissuti al disastro aereo delle Ande del 1972: l’incidente, il cannibalismo e i film sulla tragedia
Morto Álvaro Mangino, uno dei sopravvissuti al disastro aereo delle Ande del 1972: l’incidente, il cannibalismo e i film sulla tragedia
Morto Álvaro Mangino, uno dei sopravvissuti al disastro aereo delle Ande del 1972: l’incidente, il cannibalismo e i film sulla tragedia
Morto Álvaro Mangino, uno dei sopravvissuti al disastro aereo delle Ande del 1972: l’incidente, il cannibalismo e i film sulla tragedia
Morto Álvaro Mangino, uno dei sopravvissuti al disastro aereo delle Ande del 1972: l’incidente, il cannibalismo e i film sulla tragedia
Morto Álvaro Mangino, uno dei sopravvissuti al disastro aereo delle Ande del 1972: l’incidente, il cannibalismo e i film sulla tragedia

Il disastro aereo e la lotta per la sopravvivenza

Álvaro Mangino aveva appena 19 anni quando il volo della Forza Aerea uruguaiana Fokker F27, che trasportava la squadra di rugby Old Christians Club insieme a familiari e amici, si schiantò contro le Ande. Un errore del pilota, il tenente colonnello Dante Héctor Lagurara, fu fatale: convinto di aver già superato la catena montuosa ed essere in fase di atterraggio a Santiago del Cile, dirottò l’aereo verso la montagna, causando la tragedia nella zona che sarebbe poi stata chiamata la Valle delle lacrime.

Dei 45 passeggeri, solo 16 sopravvissero, costretti a resistere per 73 giorni in condizioni estreme. Mangino, con una grave frattura alla gamba sinistra, trascorse settimane immobilizzato in un’amaca improvvisata, riuscendo così a salvarsi quando una valanga travolse parte del gruppo. Nonostante la ferita, contribuì alle attività vitali del campo: sciogliere la neve per ottenere acqua, mantenere vivo il morale dei compagni.

Esaurite le scorte di cibo, il gruppo tentò di sopravvivere ingerendo dentifricio e tabacco. Quando anche queste risorse finirono, si trovarono di fronte alla decisione più terribile: nutrirsi dei corpi dei compagni deceduti. Mangino descrisse questa scelta come “la più difficile della mia vita”. La speranza arrivò con la disperata impresa di Fernando Parrado e Roberto Canessa, che dopo un estenuante viaggio riuscirono a raggiungere i soccorsi. A dicembre, due mesi dopo l’incidente, Mangino fu tra i primi a essere salvato dagli elicotteri cileni.

La tragedia delle Ande attraverso il cinema

La tragedia delle Ande ha ispirato diverse trasposizioni cinematografiche e letterarie, cercando di restituire la drammaticità e il significato profondo di quanto accaduto. Prima di La società della neve, la storia era già stata portata sul grande schermo nel 1976 con I sopravvissuti delle Ande, diretto dal regista messicano René Cardona e tratto dal libro di Clay Blair Jr. Sopravvivere! L’incredibile storia di sedici giovani rimasti isolati sulle Ande per settanta giorni. Il film, girato con un budget limitato e caratterizzato da un taglio più sensazionalistico, si concentrava in particolare sulla figura di Roberto Canessa, interpretato da Hugo Stiglitz, ponendo enfasi sul dramma della scelta estrema di cibarsi dei compagni morti per sopravvivere.

Nel 1993, Hollywood raccontò la vicenda con Alive – Sopravvissuti, diretto da Frank Marshall, storico collaboratore di Steven Spielberg, e tratto dal libro di Piers Paul Read Tabù. La vera storia dei sopravvissuti delle Ande. Questa pellicola, con un cast internazionale, vede Ethan Hawke nel ruolo di Fernando Parrado, Josh Hamilton nei panni di Roberto Canessa e Nuno Antunes in quelli di Álvaro Mangino. Girato interamente nella Columbia Britannica, in Canada, il film cercò di bilanciare la componente drammatica con la spettacolarità delle riprese in alta montagna, ottenendo un buon successo di pubblico e critica.

Negli ultimi anni, la tragedia ha continuato a ispirare il mondo dell’intrattenimento. La serie televisiva Yellowjackets, prodotta da Showtime e lanciata nel 2021, prende spunto dall’incidente per raccontare una storia di sopravvivenza in chiave fittizia, traslando l’evento nel mondo di una squadra femminile di calcio il cui aereo precipita in una remota area dell’Ontario. Sebbene si tratti di una narrazione romanzata, la serie riprende alcuni degli elementi più sconvolgenti della vicenda reale, esplorando il lato psicologico della sopravvivenza estrema.

L’eredità di una tragedia

L’orrore e la sofferenza vissuti dagli eroi delle Ande hanno segnato non solo i superstiti, ma anche le loro famiglie e l’intero Uruguay, che ha visto in loro un simbolo di coraggio. Se Mangino è stato il testimone della sofferta confessione del cannibalismo forzato, Roberto Canessa è stato l’eroe del ritrovamento dei soccorsi. Dopo la tragedia, ha dedicato la vita alla medicina e alla memoria di quei giorni terribili, raccontandoli nel libro Dovevo sopravvivere. Come l’incidente nelle Ande ha ispirato la mia vocazione a salvare vite.

Álvaro Mangino ha vissuto 52 anni consapevole di essere un miracolato. La sua è stata una storia di dolore, sopravvivenza e riscatto, un’esperienza che ha segnato la sua esistenza e quella di un intero paese. Con lui se ne va un altro testimone di una delle più incredibili storie di resistenza umana mai raccontate.

Autore
Panorama

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