Morte di David Rossi, la Commissione sentirà il pentito Cortese
- Postato il 8 aprile 2026
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Morte di David Rossi, la Commissione sentirà il pentito Cortese
Pista della ‘ndrangheta sulla morte di David Rossi, la Commissione d’inchiesta sentirà il pentito Salvatore Cortese
CUTRO – Continua ad essere la pista della ‘ndrangheta di matrice cutrese una di quelle seguite dalla Commissione d’inchiesta sulla morte di David Rossi, l’ex capo comunicazione di MPS precipitato da una finestra della sede centrale di Siena 13 anni fa. Il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, ha annunciato di aver avviato i contatti con i magistrati antimafia per sentire il collaboratore di giustizia Salvatore Cortese che «aveva dichiarato che a Viadana c’era un direttore di banca che dava 100mila euro in 24 ore e senza garanzie agli affiliati. Vogliamo sentirlo – ha detto Vinci – perché non ci sono indicazioni di quale filiale si tratta. E vogliamo capire se corrisponde a quella con il libretto al portatore riconducibile al numero 4099009, lo stesso trovato la sera del 9 marzo sul cellulare di Rossi».
LE RIVELAZIONI DI GIGLIO
Come già riferito dal Quotidiano, che aveva riportato uno stralcio delle rivelazioni di Cortese in un articolo sulla Relazione della Commissione d’inchiesta, la sua fonte era un altro pentito della super cosca capeggiata dal potente boss di Cutro Nicolino Grande Aracri. «Pino Giglio mi fece conoscere un direttore della banca di Viadana, proprio il direttore. Lo chiama al telefono, “preparami 100.000 euro”. Vanno e si prendono 100.000 euro. Proprio sono intimi, li portano anche nei locali. Vanno a mangiare insieme e tutto, hanno parecchi direttori loro perché hanno un grosso giro d’affari ormai».
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L’AUDIZIONE DI CORTESE
«Nel giro di qualche settimana – ha detto il presidente Vinci al Quotidiano – contiamo di avere i pareri favorevoli e le autorizzazioni per audire Cortese. Vogliamo entrare nello specifico. Anche se le sue rivelazioni sono datate rispetto ai fatti – ha aggiunto – potrebbe essere utile sentirlo per risalire all’istituto di credito e capire se ci sono collegamenti con il filone che stiamo approfondendo».
Cortese ha parlato diffusamente, sia ai magistrati della Dda di Catanzaro che nel corso del processo Aemilia, della penetrazione della cosca nel tessuto economico di una delle aree più produttive del Paese. La Relazione intermedia della Commissione, presentata nella città toscana nell’anniversario della morte, dedica un’ampia sezione proprio ai legami con la ‘ndrangheta.
L’INDIZIO CHE PORTA A VIADANA
Un indizio porta proprio a Viadana. La sera della sua morte, sul cellulare di Rossi fu rinvenuto il numero di telefono 4099009, forse relativo a un deposito presso una filiale di Viadana della Banca Popolare di Puglia e Basilicata. Il centro del Mantovano, come ha sottolineato il giornalista Nicola Borzi, audito dalla Commissione, non è una località estranea alle vicende del MPS. Infatti, Rossi era il vertice di tutta l’attività di comunicazione attraverso la raccolta pubblicitaria e la pubblicità istituzionale della banca, nonché il responsabile delle sponsorizzazioni. Proprio a Viadana il MPS aveva sponsorizzato una squadra di rugby di serie A.
IL CONTO DEL CLAN GRANDE ARACRI
Il legame con la cosca Grande Aracri di Cutro emerge poiché la relazione cita la sentenza “Grimilde”, che focalizza l’operatività della super associazione mafiosa nella fase successiva alla più vasta operazione “Aemilia”. Salvatore Grande Aracri, nipote del boss ergastolano Nicolino Grande Aracri, presso una filiale bancaria di Viadana aveva un conto corrente da lui utilizzato e intestato a un prestanome. L’attribuzione fittizia del conto risale al 2017, stando al capo d’accusa.
LE RIVELAZIONI DI MUTO
Il dossier rammenta le rivelazioni di un altro pentito della super cosca cutrese, Salvatore Muto, secondo cui il clan riciclava soldi sporchi in provincia di Siena fin dal 2007. A Siena è attualmente in corso un processo sull’acquisto di una tenuta per svariati milioni di euro, operazione sempre riconducibile a interessi della ‘ndrangheta cutrese. Cortese nelle sue dichiarazioni sui “bancomat” della cosca tirava in ballo anche Muto. «Ho chiamato io Salvatore Muto, “mi servono 25.000 euro”, non c’è bisogno che gli spieghi perché loro capiscono già».
FINANZIAMENTI “COL SANGUE”
Dall’inchiesta Aemilia venne fuori anche che Giglio sarebbe intervenuto più volte per coprire le difficoltà economiche e la restituzione di finanziamenti ricevuti dalle imprese di riferimento della cosca da parte di filiali di Mantova, Viadana, Reggio Emilia. Una conferma di quanto asserito da Cortese. In una conversazione intercettata si parlava delle necessità di far firmare “col sangue” una richiesta di finanziamento a un imprenditore che non rispondeva al telefono nonostante il “problema” fosse stato risolto. Giglio viene intercettato più volte mentre parla con un direttore di banca di Viadana, all’interno dell’istituto, di problemi legati a conti aziendali.
«VIADANA IN MANO NOSTRA»
Ma Viadana è da tempo un crocevia di interessi delle cosche di ‘ndrangheta del Crotonese. «Viadana è in mano nostra», diceva un esponente delle cosche di Isola capo Rizzuto durante una conversazione intercettata nell’ambito dell’inchiesta che portò all’operazione Pandora, condotta dalla Dda di Catanzaro e dalla Squadra Mobile di Crotone nel 2009. Un’intercettazione chiave, emblematica del radicamento della ‘ndrangheta al Nord.
TENTACOLI SU VIADANA
Sempre secondo il pentito Salvatore Muto, le cui rivelazioni sono approdate anche nel processo sui tentacoli dei clan sulla Fondazione Arena di Verona, Pasquale Riillo di Isola capo Rizzuto era il “responsabile”, in senso criminale, a Viadana. Muto ricorda che i Riillo erano con gli Arena, a Isola contrapposti ai Nicoscia, a loro volta alleati con i Grande Aracri di Cutro. Ma dopo un periodo di “assestamento” e di “guerre” i Riillo «sono passati con i Nicoscia-Grande Aracri ed avevano l’autorità (sempre in senso criminale, ndr) su quel paese».
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