Morte di Andrea Demattei, la mamma del 14enne in aula: “Dovevano chiamarmi prima, avrei dovuto lì essere con lui”
- Postato il 18 marzo 2026
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- Di Genova24
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Genova. “Mi hanno chiamata troppo tardi, sono arrivata che era a già a terra privo di conoscenza mentre avrei dovuto essere lì durante i soccorsi mentre Andrea era ancora cosciente. La mia presenza durante il lungo periodo dei soccorsi sarebbe stata fondamentale”. E’ l’incolpevole doloroso rammarico di Monica Stagnaro, la mamma di Andrea Demattei, che questa mattina nel processo per la morte del figlio è stata sentite come testimone.
La donna quel pomeriggio stava accompagnando la figlia minore a un allenamento di calcio. “Ad avvertirmi – ha spiegato – è stato uno dei due istruttori: mi ha detto di andare sul fiume Entella perché Andrea aveva bisogno di me”. La prima chiamata dall’istruttore, lo stesso che aveva chiamato i soccorsi mentre l’altro era rimasto nell’acqua gelida accanto al 14enne, era stata fatta alle 17.14 “ma non ero riuscita a rispondere perché ero in macchina. Ho risposto a quella successiva alle 17.23”.
Dopo essere arrivata sul posto Monica Stagnaro è stata raggiunta dalla mamma di un compagno di allenamento di Andrea che l’ha portata sulla riva dove il figlio era disteso a terra: “C’era tanta gente intorno a formare un cerchio e tanto silenzio mentre tentavano di rianimarlo. Lì ho capito che era molto grave”.
Trasportato in elicottero al Gaslini il 14enne era stato dichiarato morto il 16 gennaio: “Il 15 pomeriggio gli avevano fatto una tac da cui risultava assente ogni tipo di attività cerebrale e abbiamo deciso, insieme ai miei famigliari, di staccarlo dal macchinario e di donare gli organi”.
Nel corso dell’audizione Stagnaro ha ricordato che Andrea, che faceva canoa dal 2021, svolgeva gli allenamenti prevalentemente in mare, nello specchio acqueo davanti alla sede dell’associazione sportiva Shock Wave di Sestri Levante, e solo poche volte si era allenato sul fiume. “Qualche mese prima aveva fatto una gara su un fiume, che non era l’Entella. Era una discesa e quando era tornato a casa mi aveva detto che era rimasto incagliato sull’argine. Era stato subito liberato dagli istruttori ma si era un po’ spaventato e addirittura voleva smettere. Ma io avevo insistito perché continuasse quello sport visto che si era creato un bel gruppo e così era tornato ad allenarsi ed era felice”.
Stagnaro, nella doppia veste di testimone e di parte civile nel processo, ha risposto anche alle domande della sua avvocata Rachele De Stefanis circa le conseguenze a breve e a lungo termine per lei e la sorella di Andrea che ha appena compiuto 16 anni. E ha raccontato con grande dolore e insieme grande compostezza che faceva l’educatrice ma adesso non lavora più: “Mi occupavo di giovani e sostegno in situazioni di disagio ma adesso non mi sento più professionalmente all’altezza di fare questo mestiere”. Davanti alla giudice Paola Faggioni ha sottolineato il ruolo della comunità e degli amici che hanno sostenuto lei e la figlia in tutto questo periodo: “Un aiuto economico ma anche e soprattutto umano che ci aiuta ad andare avanti ancora oggi” ha detto. E infatti anche oggi in aula erano in tanti ad ascoltare la sua testimonianza al termine della quale è scattato un inusuale e certamente irrituale applauso per un’aula di tribunale ma che la giudice Faggioni non si è sentita di censurare.
Durante la lunga udienza sono state sentite anche le due fotografe del levante che hanno girato i principali video dei soccorsi di Andrea, che sono agli atti del processo. Una di loro ha ricordato che mentre Andrea era in acqua insieme all’istruttore, un vigile del fuoco dalla sponda cercava di fargli coraggio e gli diceva: “Dai Andre, cinque minuti e ti tiriamo fuori”. Purtroppo ci vorrà invece quasi un’ora, troppo per l’acqua gelida del fiume Entella a metà gennaio. Sul perché Andrea non avesse una muta addosso ha chiarito un compagno di corso del 14enne: “La muta la usavamo per surfare sulle onde ma non nel fiume dove l’attività fisica è molto intensa e la muta non solo limita i movimenti ma provoca anche un eccessivo surriscaldamento”.
Oltre agli amici della mamma di Andrea anche oggi in aula erano presenti tanti vigili del fuoco a supporto dei colleghi. Sono sei i pompieri indagati per omicidio colposo (difesi fra gli altri da Roberta Barbanera, Riccardo Passeggi, Paolo Costa e Giorgio Zunino) insieme ai due istruttori (difesi da Giudo Mottola e Silvia Morini). Il proceso è stato rinviato al 9 aprile.