"Mondo scalmanato", così La Stampa vede gli elettori di Meloni
- Postato il 14 marzo 2026
- Politica
- Di Libero Quotidiano
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"Mondo scalmanato", così La Stampa vede gli elettori di Meloni
Lo chiamano giornalismo, ma è militanza politica. A La Stampa si devono far perdonare da quelli di Askatasuna per non vedersi di nuovo invasa la redazione. Perché non si spiegano articoli incredibili come quello pubblicato ieri a firma di Alessandro De Angelis che, per definire gli elettori di Giorgia Meloni, non ha trovato di meglio che definirli “il suo mondo scalmanato”.
Certo, è bello mettere assieme parole senza senso e soprattutto senza alcun rispetto per chi segue una leader. Ma gli scalmanati sono gli esagitati, quelli che sguazzano nel caos, che provocano violenza: è sottile la differenza con i teppisti. È questo il modo di informare - e deformare - che ha preso piede a La Stampa? È il nuovo modo per proporsi all’editore che verrà? Certo è che si tratta di una modalità piuttosto cafona.
Comunque un giornalismo ipocrita, che finge analisi politica ma in realtà elabora e propina una narrazione faziosa, fuorviante, fasulla. E nel caso di specie sotto i riflettori è finito il comizio di Giorgia Meloni a Milano, raccontato da De Angelis con i panni del militante politico. Come se stesse parlando di una bambina e non della leader del governo del Paese, arriva a descrivere la Meloni in maniera davvero intollerabile. La presidente del Consiglio, parlando del referendum, in sostanza avrebbe provato a moderarsi ma, nel finale, sarebbe tornata alla sua “natura” più polemica, su sicurezza, immigrati e criminalità. Da qui la conclusione: una leader incapace di abbassare i toni e questo perché condizionata dal suo “mondo scalmanato”.
Persino la tastiera si sarà vergognata per non essere riuscita a cancellare un articolo siffatto. Un trattato di psicologia, in pratica, non si discute il merito del discorso ma si punta sui comportamenti attribuiti, interpretandoli come naturali, istintivi. Un gentiluomo, indubbiamente, l’autore. E assieme alla caricatura della premier, arriva la delegittimazione di chi la vota. Quel “mondo di scalmanati”, appunto. La logica è sempre la stessa. Di là, a sinistra, i migliori; di qua, a destra, i poveracci. La superiorità morale batte cassa.
E ferisce davvero quel modo di giudicare - da chissà quale cattedra - una comunità politica. È probabilmente il passaggio più rivelatore. Perché rappresenta da un lato un’operazione che punta a delegittimare l’ambiente politico della destra e fa correre il dubbio che la leader sarebbe ostaggio di una base irrazionale. Ma da un editorialista ci si attende l’analisi di atti e scelte, non l’etichetta da appiccicare ad un elettorato. E nemmeno una specie di visita a cui sottoporre la Meloni. Qui si supera ogni livello di spregiudicatezza. Il pezzo insiste sull’idea che alla fine “emerge la natura” della premier. Dietro di lei l’eroe de La Stampa costruisce un istinto ideologico inevitabile.
Così qualsiasi gesto improntato alla moderazione diventa tattica, finzione o semplice calcolo. Siamo all’invenzione assoluta per far sentire colpevoli gli elettori che votano la Meloni e la apprezzano come testimonia ogni sondaggio di opinione sul gradimento dei partiti. Bisogna martellare senza motivo, se non il fastidio che la propria parte politica sia condannata all’opposizione per sempre.
E chissà invece che non siano proprio i sostenitori alla De Angelis a costruire la spianata che serve alla destra per rafforzarsi al governo. Lo sforzo “intellettuale” per rianimare una sinistra senza idee diventa vano. Perché continua lungo la strada della demonizzazione. E tutto questo diventa fieno buono anche per la prossima volta. Il 2027 per quelli così sarà davvero anno orribile.
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