Moldavia, arrestata la leader filorussa della Gagauzia. Rischio di nuove tensioni nel Paese che guarda all’Ue
- Postato il 30 marzo 2025
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Sale nuovamente la tensione in Moldavia. Le autorità di Chisinau hanno arrestato la leader della Gagauzia, Eugenia Gutul, che si trovava all’aeroporto internazionale della capitale moldava in partenza per l’estero. La Gagauzia è una delle due regioni, l’altra è la Transnistria, che spingono per l’indipendenza all’interno della piccola repubblica dell’Europa sud-orientale e che guardano alla Russia di Vladimir Putin come modello, o anche solo come grimaldello per fare leva sul fragile equilibrio nazionale. Una volta fermata, tramite i suoi avvocati Gutul ha immediatamente fatto appello al Cremlino affinché quest’ultimo spinga per il suo rilascio e sostenga lo status autonomo della Gagauzia. Da Mosca si sono alzate altrettanto rapidamente voci molto critiche contro la decisione, descritta come l’ultimo episodio che dimostrerebbe la volontà del governo centrale moldavo di reprimere qualunque forma di opposizione interna non allineata al percorso pro Unione europea.
Un percorso che sembra ben incardinato. A ottobre 2024, i cittadini moldavi si sono espressi a favore del referendum costituzionale sull’adesione del loro paese all’Ue, seppur con una maggioranza risicatissima. Poche settimane dopo, l’attuale presidente Maia Sandu, che ha impresso una significativa accelerazione sulla strada dell’avvicinamento a Bruxelles, è stata rieletta per un secondo mandato di quattro anni, ottenuto dopo il ballottaggio in cui ha dovuto fronteggiare Alexandr Stoianoglo, figura politica più sbilanciata verso Mosca. A pochi giorni dalla doppia tornata elettorale, le autorità moldave avevano rilasciato informazioni circa un “investimento” di decine di milioni di euro da parte di Mosca per comprare migliaia di voti e far così pendere l’ago di bilancia in direzione est. Nell’operazione sarebbe stato coinvolto anche il controverso politico e uomo d’affari moldavo di origine israeliana Ilan Shor, al momento latitante, che avrebbe favorito l’ingresso in Moldavia del denaro proveniente dalla Russia.
L’arresto di Gutul è arrivato proprio nel corso del processo che la vede accusata di avere a sua volta lavorato per facilitare l’afflusso dei fondi russi verso il partito filo-Mosca di Shor, dichiarato incostituzionale nel 2023. Il timore delle autorità moldave è che la leader della Gagauzia, area geografica abitata da 140mila cittadini in maggioranza russofoni seppur etnicamente di stirpe turca, stia cercando di ripiegare all’estero per evitare di doversi presentare in tribunale. Chisinau ha anche annunciato un ulteriore ampliamento delle indagini che sta svolgendo sul finanziamento del movimento politico di Shor, approfondimento che potrebbe far emergere nuove responsabilità e connivenze.
La situazione domestica moldava appare quindi molto tesa, una realtà che trova corrispondenze guardando al di fuori dei confini del Paese. Schiacciata com’è tra l’Ucraina, dove da più di tre anni è in corso il conflitto iniziato con l’invasione russa, e la Romania, scossa nelle ultime settimane dall’arresto dell’ex candidato alla presidenza, nazionalista e considerato vicino a Mosca, Calin Georgescu, la Moldavia si trova a dover gestire anche un equilibrio esterno che va dato tutt’altro che per scontato. Nel marzo del 2023 era circolato un documento redatto dalla Direzione per la cooperazione transfrontaliera del Cremlino da cui emergeva come Mosca si ponesse l’obiettivo di far definitivamente finire – o meglio, tornare – nella propria orbita d’influenza l’ex repubblica sovietica da 2,6 milioni di abitanti. Con quali mezzi, non è dato saperlo. Ma con circa 1.500 soldati russi che ancora stazionano in Transnistria, seppur questo contingente si sia ridotto molto significativamente dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, nessuna opzione si può escludere.
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