Mitja Borkert, il mago del design Lamborghini: “Diamo una forma all’adrenalina”

  • Postato il 1 aprile 2025
  • Fatti A Motore
  • Di Il Fatto Quotidiano
  • 2 Visualizzazioni

Da sempre sinonimo di audacia, innovazione e design inconfondibile, Lamborghini ha fatto della forma un linguaggio universale di potenza ed emozione. A guidare questa visione, da quasi un decennio, c’è Mitja Borkert, Head of Design del Centro Stile di Sant’Agata Bolognese, che quest’anno celebra il suo 22° anniversario. In questa intervista esclusiva, Borkert ci accompagna alla scoperta dell’evoluzione stilistica del brand, delle sfide future legate all’elettrificazione e della filosofia che guida ogni linea delle vetture del Toro.

Quest’anno il Centro Stile Lamborghini compie 22 anni. Guardando a questo traguardo, quali sono stati i momenti più significativi della sua evoluzione e quali le sfide per il futuro?

Pur essendo Lamborghini sinonimo di design iconico e leggendario, nei suoi primi 35 anni di vita questo è stato affidato sempre ad esterni, ad esempio Bertone, o direttamente alle aziende proprietarie, come Chrysler. Un esempio del design gestito da Chrysler è la Lamborghini Portofino presentata all’IAA del 1989. Quando nel 2003, sotto la guida di Walter De Silva, si è compresa l’importanza di sviluppare il design internamente, è nata l’idea del Centro Stile, diventato operativo tra il 2004 e il 2005, con il primo risultato concreto rappresentato dalla Concept S, seguita nel 2007 dalla Reventón, che ha segnato la tendenza per le future one-off e vetture in serie limitata. Nel 2011, poi, è arrivata la nuova generazione di Huracán e Aventador. Nel Centro Stile Lamborghini è stato definito il DNA del design del marchio, includendo anche gli interni, l’HMI (Human-Machine Interface) e i colori. La sfida per il futuro sarà definire la nostra visione di lusso sportivo nel contesto della trasformazione e digitalizzazione del settore automotive.

Lo stile Lamborghini è sempre stato sinonimo di linee affilate, proporzioni estreme e una forte identità visiva. In un’epoca di grandi cambiamenti tecnologici e normativi, quali elementi resteranno intoccabili nel linguaggio stilistico del brand?

Non cambieranno mai la silhouette e il nostro chiaro DNA stilistico: la Lamborghini deve essere riconoscibile da lontano, grazie alle sue linee distintive e alla configurazione frontale e posteriore immediatamente identificabile, ispirata alle navicelle spaziali, con elementi sottili e dinamici. Tutto il resto deve evolversi, perché Lamborghini deve sempre generare adrenalina attraverso il design e offrire qualcosa di inaspettato. Ogni modello deve avere un carattere unico e una missione chiara e immediatamente riconoscibile dal cliente.

Dal suo arrivo nel 2016, quali sono stati gli elementi di design che ha voluto rafforzare o evolvere, e come ha lasciato la sua firma sulle ultime creazioni?

Svolgo questo lavoro con il massimo impegno ed entusiasmo. Mi sento responsabile della rappresentazione della forma carismatica delle Lamborghini e al tempo stesso della guida di un team internazionale di designer altamente talentuosi. Il mio contributo è stato quello di definire con estrema precisione il nostro DNA di design, portando alla creazione della gamma più diversificata della storia Lamborghini: dall’eleganza della Urus alle supersportive estreme. Sono particolarmente orgoglioso dell’approccio olistico a 360 gradi che abbiamo adottato, che non riguarda solo le automobili ma l’intera esperienza del cliente, includendo ad esempio anche le collaborazioni di brand extension, come quella con Ducati, o l’app Unica.

Quali sono i principi fondamentali che segue nella creazione di una Lamborghini? C’è un aspetto del design automobilistico che la appassiona più di altri?

Affronto il design Lamborghini con il massimo rispetto per il marchio. Non si tratta della “Lamborghini di Mitja Borkert”, ma della Lamborghini giusta per il cliente e per l’identità del brand.
Tutto ruota attorno alle proporzioni, e Lamborghini è sinonimo di proporzioni estreme. Le nostre auto sono le più basse e le più larghe nel loro segmento, immediatamente riconoscibili. La riconoscibilità è un elemento fondamentale, ogni singolo elemento dell’automobile se estrapolato dal contesto deve dimostrare di appartenere inequivocabilmente a una Lamborghini.

Quanto spazio ha oggi il design nelle decisioni aziendali? Può farci un esempio di un progetto in cui il Centro Stile ha avuto una influenza determinante su una scelta tecnica?

Oggi un designer ha successo solo se è disciplinato, accessibile e capace di comprendere l’intero processo industriale. L’auto è un prodotto complesso e ogni scelta di design deve rispondere a criteri tecnici precisi. Per questo lavoriamo a stretto contatto con gli ingegneri aerodinamici per garantire che ogni superficie della vettura sia funzionale alla performance.

Con la Revuelto, Lamborghini sta entrando nell’era della elettrificazione. Come cambia il design quando il motore termico non è più un elemento caratterizzante?

Una Lamborghini sarà sempre una Lamborghini, indipendentemente dal tipo di propulsione. Sono convinto che anche i nostri clienti non vogliano che il design comunichi necessariamente il tipo di motore. Con l’elettrificazione, abbiamo nuove opportunità: lo spazio lasciato libero dall’assenza di componenti tradizionali come il serbatoio o lo scarico può essere sfruttato per nuove soluzioni aerodinamiche e di design.

Il mondo delle competizioni è da sempre un laboratorio di innovazione. Quali elementi delle vetture da corsa Lamborghini si ritrovano nei modelli di serie?

C’è una stretta connessione tra motorsport e produzione di serie. Disegniamo le vetture da corsa Super Trofeo, GT3 e LMDh insieme a Squadra Corse, trasferendo elementi chiave nel design delle vetture stradali. Un esempio è la Huracán STO, ispirata alla Super Trofeo, o il design a Y delle luci della Revuelto, ripreso direttamente dalla LMDh per garantire un’identità visiva unica.

Come si arriva dal primo bozzetto alla vettura finale?

Disegniamo costantemente e abbiamo sempre con noi un libro pieno di sketch: per un designer, lo sketch è come l’aria. Il processo creativo inizia con gli sketch, fino alla definizione della missione del progetto con il team. Dobbiamo domandarci se stiamo creando una sportiva estrema per la pista come la STO, un’auto elegante e cittadina come la Urus, o una vettura iconica come la Countach, in cui con forme pure, filanti e lisce, togliamo le linee ma aumentiamo il carattere. Dopo lo sketch, studiamo i volumi al computer e realizziamo modellini in scala 1:3 e 1:1, lavorando con il clay. Questo processo dura circa due anni, ma lo sviluppo avviene con 4-5 anni di anticipo sul lancio del modello. Questo significa che un designer deve pensare avanti di 5 o 10 anni quando inizia a lavorare a un progetto.

C’è un progetto del Centro Stile che, per ragioni tecniche o commerciali, non è mai arrivato in produzione ma che lei considera un capolavoro?

I concept rimasti nel cassetto sono molti, ma questo fa parte un po’ della nostra filosofia di essere sempre preparati e pronti per qualsiasi progetto del futuro.

Se dovesse descrivere il futuro del design Lamborghini con tre parole, quali sceglierebbe?

Brave – Authentic – Unexpected. E, come dico sempre, we give adrenaline a shape (diamo all’adrenalina una forma, ndr).

L'articolo Mitja Borkert, il mago del design Lamborghini: “Diamo una forma all’adrenalina” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Autore
Il Fatto Quotidiano

Potrebbero anche piacerti