“Mio figlio aveva una vita quasi normale, ora rischia la vita”, la denuncia della madre del bimbo a cui è stato trapiantato un cuore “bruciato”

  • Postato il 11 febbraio 2026
  • Cronaca
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Mio figlio aveva una vita quasi normale, seguiva una cura farmacologica, giocava, mangiava regolarmente. Era a casa con noi. Poi, è arrivata la chiamata per il trapianto: adesso è ricoverato da settimane in coma farmacologico e rischia la vita”. Sono le parole della madre del piccolo di 2 anni e 3 mesi sottoposto a un trapianto di cuore “bruciato” a causa di un errore nella delicata e complessa procedura di trasporto dopo l’espianto avvenuto a Bolzano. Il piccolo, affetto da una grave malformazione cardiaca, era in cura all’ospedale Monaldi di Napoli dove il 23 dicembre era stato convocato per l’intervento atteso da tempo.

“La cosa peggiore è che abbiamo saputo da giornali e tv quel che era accaduto – racconta la madre – in ospedale ci avevano semplicemente riferito che il trapianto non aveva avuto un esito positivo. Invece, ora sappiamo che hanno trapiantato un cuore che non funzionava”. A rivelare quello che era accaduto è stato il quotidiano Il Mattino. La famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, aveva già presentato un denuncia per lesioni colpose gravissime, ma solo venerdì 6 febbraio ha scoperto quello che è avvenuto. In queste ore, presenteranno un’integrazione con nuovi documenti, certificati e dettagli. I carabinieri hanno già acquisito la cartella clinica di circa 1000 pagine e altri documenti, e alcuni testimoni sono stati ascoltati.

Sia la Procura di Napoli che quella di Bolzano stanno indagando per verificare eventuali responsabilità. Gli investigatori si concentrano su due aspetti principali: il trasporto del cuore, che ha causato danni irreparabili a causa dell’utilizzo di ghiaccio secco, e l’operato dei medici del Monaldi. L’azienda sanitaria, da parte sua, ha espresso vicinanza e solidarietà alla famiglia e ha dichiarato che “faremo di tutto per ricostruire l’intero percorso e individuare eventuali responsabilità”. Nelle ultime ore sono state prese due decisioni nell’ambito dell’inchiesta interna: i due chirurghi che hanno operato il bambino sono stati sospesi dall’attività di trapianto, pur rimanendo regolarmente in servizio all’ospedale Monaldi.

Inoltre, l’azienda ospedaliera ha deciso di sospendere cautelativamente le nuove candidature per trapianti pediatrici in attesa degli approfondimenti necessari per verificare se le procedure sono state seguite correttamente. L’ospedale Monaldi, uno dei centri principali in Campania per i trapianti, ha registrato un aumento delle operazioni, con un incremento del 46% per quanto riguarda i trapianti di fegato, e un aumento anche nel numero di trapianti di cuore, passati da 20 a 24 nel 2025. Nel frattempo la vita del bambino è appesa a un filo. Il suo nome è ancora nella lista europea per il trapianto, ma difficilmente potrà ricevere un altro organo.

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Il Fatto Quotidiano

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