“Mille baci poi altri cento”: quell’atto così “umano” che attraversa secoli e culture in quadri, libri, film

  • Postato il 31 marzo 2025
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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In una sala della Galleria Nazionale dell’Umbria, a Perugia, si può ammirare un’opera pittorica del 1410-1420. È il Trittico del Farneto attribuito a Pellegrino di Giovanni. Nell’immagine centrale è ben visibile un Bambino Gesù mentre bacia sulla guancia la Madonna. Un’immagine davvero insolita. Ma assai più rara, se non proprio inedita, è la figura della Madonna che bacia il Bambin Gesù. Eppure il bacio è una delle manifestazioni che distingue l’essere umano da qualsiasi altro vivente sulla Terra. E poi il primo atto di una mamma verso il proprio figlio appena nato, così come l’ultimo gesto verso un figlio appena morto non è che il bacio. Ciò nonostante, quel che è più comune nella vita reale, pare scomparire in secoli di iconografia sacra, mentre oggi il bacio vive una stagione difficile.

Questa breve introduzione serve a presentare l’approfondita riflessione che la giornalista e scrittrice Ilaria Guidantoni ha pubblicato sul suo libro Il bacio da sfogliare (144 pagine, editore Cinquesensi, 18 euro). Si tratta di un viaggio nel tempo e nello spazio in cui l’autrice racconta i mille significati del bacio nella storia, l’interpretazione dello stesso nelle varie civiltà, il bacio protagonista nell’arte, nella letteratura, nel cinema, fino al bacio che diventa dolce cibo da gustare.

“Tutto nasce nel periodo in cui mi sono occupata di culture mediterranee – afferma l’autrice – ovvero mettendo l’accento sul fatto che il Mediterraneo, dove son nate tante religioni patriarcali, era invece governato da un matriarcato, come a Creta e presso i Berberi. Dal quel momento ho pensato che l’essere umano che nasce, dopo aver imparato a respirare, fa una seconda azione essenziale: si attacca al seno materno. E quello è un bacio profondo, intimo e rileggendo la letteratura sulla psicanalisi della nascita, della fase orale e di tutto ciò che ad essa si lega, ho iniziato a intraprendere questo percorso sul bacio”.

La scrittrice ha così condensato in otto capitoli e tre appendici il frutto delle sue ricerche, che hanno spaziato collezionando sorprese e novità. “I baci sono cambiati nel tempo e nei vari luoghi – aggiunge – così come dipende a chi e quando si dà il bacio. Abbiamo baci diversi in civiltà differenti, ma l’idea di bacio più strana è quella chiamata ‘il bacio a morsi’: in pratica prevede di mordicchiare sul sopracciglio una ciocca di capelli, davvero bizzarra, in uso nella Papua Nuova Guinea. È un bacio ritenuto molto eccitante per cui è proibito in pubblico“.

Anche in Italia ovviamente il bacio ha una storia che parte da lontano e che stupisce per la precisione lessicale: “Nella Roma antica si usavano molti termini per indicare il bacio – dice Guidantoni -. Il basium ciceroniano, giunto sino a noi, è il bacio, affettuoso, parentale, sentimentale. Poi c’era il savium, un bacio che talvolta non veniva neanche nominato perché in realtà si tratta di un bacio erotico; quindi il bacio del latino volgare, l’opacidus, derivato da opacus, ombroso, qualcosa che è misterioso, segreto. Tanti tipi di bacio, quindi, ma la cosa più curiosa è il bacio a Roma è era di tipo erotico, oppure serviva per siglare un contratto e avveniva talvolta tra uomini di alto lignaggio. Un bacio più codificato“.

Sulle pagine del libro passano in rassegna anche alcuni dei baci più famosi della storia, da quello del tradimento Giuda a Gesù a quello di Via col vento quello tra Rossella O’Hara (Vivien Leigh) e Rhett Butler (Clark Gable), dal celebre “bacio fraterno socialista” tra il leader sovietico Leonid Brezhnev e il presidente della Ddr Erich Honecker a quello del 1991 di Oliviero Toscani per Benetton con il famoso bacio tra un prete e una suora. Senza contare che l’ottavo capitolo, intitolato La danza delle labbra è un divertente quanto sorprendente manuale degli infiniti tipi di bacio che gli umani si scambiano.

Rimane infine un aspetto per così dire più contemporaneo. Noi tutti viviamo sommersi da un’overdose continua di baci molto, troppo virtuali e poco reali: basta pensare a quanti baci vengono diffusi quotidianamente sulle chat di varie app, a partire da Whatsapp. “Il cinema prima, e i social poi – conclude l’autrice del libro – mi ha indotto a riflettere quanto il bacio pubblico abbia cambiato la percezione del corpo e del pudore. Oggi i baci sembrano francobolli oppure vengono usati come la firma alla fine di un messaggio, se non addirittura al citofono mentre stai salendo. Ecco, io trovo tutto ciò un po’ stucchevole e poco autentico. L’emoticon col bacio lo mandiamo un po’ tutti, ma non ha un significato così profondo. Mandiamo troppi baci e lo diciamo troppe volte. Io credo che invece dovremmo baciarci di più, perché soprattutto quando due persone si baciano chiudono tutto lì e lasciano il mondo fuori. Invece c’è addirittura che si fotografa mentre bacia, e lo fa per specchiarsi negli altri. C’è questa irrefrenabile voglia di mettersi in vetrina, di rendere pubblico ciò che in quel momento è assolutamente segreto. Ma ormai anche i segreti più reconditi vengono urlati a gran voce. E questo svilisce il bacio e lo priva di gran parte del suo fascino”.

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Il Fatto Quotidiano

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