Milano-Torino, la corsa più antica del mondo che ha inventato il ciclismo moderno
- Postato il 17 marzo 2026
- Sport
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – C’è una gara che più di ogni altra racconta la storia del ciclismo. Non è la più famosa, né la più spettacolare, ma è senza dubbio la più antica. La Milano-Torino, nata nel 1876, è la decana delle classiche e rappresenta un ponte unico tra il ciclismo pionieristico e quello contemporaneo.
Alle origini del mito
La prima edizione si disputò il 25 maggio 1876, quando otto corridori partirono da Milano in sella a biciclette rudimentali, affrontando circa 150 chilometri su strade tutt’altro che asfaltate. Solo quattro riuscirono a raggiungere Torino.
A vincere fu il giovane milanese Paolo Magretti, dopo oltre dieci ore di fatica: un’impresa che oggi appare quasi epica, se rapportata ai mezzi dell’epoca.
Quella gara, organizzata dal Veloce Club Milano, nacque quasi per gioco, ma segnò l’inizio di una tradizione destinata a diventare leggenda.
Una storia lunga 150 anni
Dopo un avvio discontinuo — con lunghe pause tra fine Ottocento e inizio Novecento — la Milano-Torino trovò stabilità dal 1913, attraversando guerre, crisi e cambiamenti epocali.
Nel corso dei decenni la corsa ha visto imporsi alcuni dei più grandi nomi del ciclismo: da Costante Girardengo, recordman con cinque vittorie, a campioni del dopoguerra e dell’era moderna come Francesco Moser, Gianni Bugno e Alberto Contador.
Non sempre però il suo destino è stato lineare. La gara ha conosciuto momenti difficili, sospensioni e rilanci, fino a tornare stabilmente nel calendario internazionale e oggi fa parte dell’UCI ProSeries.
Nel 2026 celebra simbolicamente i 150 anni di storia, confermandosi una delle corse più longeve e affascinanti del panorama sportivo.
Il percorso: dalla pianura alla leggenda di Superga
Se la prima parte della gara è tradizionalmente pianeggiante — attraverso Lomellina e basso Piemonte — è nel finale che la Milano-Torino costruisce il suo mito.
L’arrivo è ormai legato indissolubilmente alla salita di Superga, spesso affrontata due volte. Le sue pendenze selettive trasformano la corsa in una sfida per scalatori puri, regalando finali spettacolari sulle strade che dominano Torino.
Questa evoluzione del tracciato ha cambiato anche il volto della gara: da corsa per velocisti a classica più adatta agli uomini da salita, capaci di fare la differenza negli ultimi chilometri.
Tra leggenda e “maledizione”
Nel racconto popolare del ciclismo, la Milano-Torino è spesso accompagnata da un’aura quasi misteriosa. Alcune narrazioni parlano di una sorta di “maledizione”, legata alle sue interruzioni e alla difficoltà di mantenerla nel calendario per lunghi periodi.
Più che una vera maledizione, si tratta però del riflesso della sua storia travagliata: una corsa antichissima che ha dovuto reinventarsi più volte per sopravvivere ai cambiamenti del ciclismo moderno.
La Milano-Torino oggi
Oggi la corsa continua ad attirare grandi nomi e giovani talenti. L’edizione 2025, ad esempio, è stata vinta dal messicano Isaac Del Toro, al termine di una gara decisa proprio sulle rampe di Superga.
Non è una “Monumento” come altre classiche più celebri, ma conserva un fascino unico: quello di una gara che ha visto nascere il ciclismo e che, ancora oggi, continua a raccontarlo.
Un patrimonio del ciclismo
Definire la Milano-Torino semplicemente una corsa è riduttivo. È un pezzo di storia dello sport, un laboratorio di evoluzione tecnica e atletica, ma anche un simbolo culturale che unisce due città e attraversa quasi un secolo e mezzo di cambiamenti.
In un mondo sportivo sempre più veloce e globale, la Milano-Torino resta un punto fermo: la dimostrazione che, a volte, la tradizione è la vera innovazione.
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