Milano, il 28enne ucciso da un agente aveva un permesso di soggiorno spagnolo. Il poliziotto non verrà sospeso

  • Postato il 27 gennaio 2026
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  • Di Il Fatto Quotidiano
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Aveva un permesso di soggiorno rilasciato dalla Spagna, Abhderraim Mansouri, il 28enne marocchino ucciso con un colpo di pistola alla testa da un poliziotto durante un’operazione antidroga a Milano. In virtù di quel documento, apprende Ilfattoquotidiano.it, il giovane – gravato di diversi precedenti di polizia e già detenuto in passato – non era mai finito in un Cpr, destinato a chi non ha alcun tipo di certificato comunitario.

Il “curriculum” di Mansouri

Mansouri, infatti, era stato arrestato due volte per rapina e tra i fatti più gravi che lo hanno riguardato c’è un episodio che risale al 2016. Negli ultimi giorni di agosto di quell’anno, allora appena maggiorenne, aveva reagito a un arresto in via Orwell, cuore del boschetto della droga di Rogoredo, aggredendo un carabiniere con calci e pugni e tentando di sfilargli l’arma di ordinanza. Dopo la condanna con sospensione condizionale della pena per l’aggressione, il 28enne era stato arrestato per spaccio il 30 maggio 2021 e poi nuovamente nel settembre dell’anno successivo. Da lì finì nel carcere di Cremona, da cui uscì nel 2023 con l’affidamento in prova ai servizi sociali terminato nel 2024.

Il permesso di soggiorno spagnolo del 2025

Un anno dopo, gli uomini delle Volanti lo avevano fermato nuovamente e in quel frangente venne trovato in possesso di un permesso di soggiorno spagnolo rilasciato a gennaio di quell’anno, quindi in corso di validità, e – viene fatto notare – è soggetto ignoto all’Immigrazione né ha mai fatto richiesta di permesso di soggiorno in Italia. Nel luglio e nel settembre – sempre del 2025 – era quindi stato controllato in due occasioni dagli agenti del commissariato di Mecenate, lo stesso nel quale è assegnato l’agente di circa 40 anni che ha fatto fuoco lunedì, e denunciato per spaccio e ricettazione.

L’ipotesi che guidasse un “livello superiore” di spaccio

Lunedì sera, dopo la sparatoria, nelle tasche di Mansouri sono state trovate dosi di hashish, cocaina ed eroina. Stando a quanto si apprende da fonti investigative, Mansouri era considerato tra i “capi” di una sorta di clan che gestisce il rifornimento di stupefacenti nella zona del bosco di Rogoredo. Un “livello superiore” che consegna ai pusher quantità modeste, di volta in volta, per evitare rapine. E proprio in quest’ottica – è l’ipotesi di chi indaga sul mondo dello droga nella periferia milanese – Mansouri potrebbe aver deciso di girare con una pistola a salve.

Il poliziotto che ha sparato non verrà sospeso

Quell’arma ha spinto il poliziotto a fare fuoco mirando “alla sagoma”, come ha dichiarato l’agente durante l’interrogatorio. Un solo colpo, esploso a circa 30 metri di distanza, risultato fatale per Mansouri. Il poliziotto, ora indagato per omicidio volontario anche per consentire gli accertamenti, non verrà sospeso. È un operativo con una ventina d’anni di esperienza e decine di arresti alle spalle che, in diverse occasioni, gli sono valsi encomi per le operazioni portate a termine. In queste ore, chi ha avuto modo di incontrarlo lo definisce come “molto provato”.

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